Euro 2016, partenza a due cilindri per le Furie Rosse

Manovra lenta e prevedibile: i limiti già noti della Spagna riemergono nell'esordio contro la Repubblica Ceca. Ma in un torneo così lungo era troppo importante vincere alla prima, nella speranza di salire di colpi durante il resto della manifestazione.

Euro 2016, partenza a due cilindri per le Furie Rosse
Gerard Piquè a segno contro la Repubblica Ceca. Fonte: Uefa.com

Il testone di Gerard Piquè, senza dubbio il meno amato tra i giocatori della nazionale spagnola (troppe le polemiche che hanno coinvolto il catalano negli ultimi anni con il resto del paese, calcistico e non), sbuca oggi su tutti i quotidiani del regno, dopo essere spuntato anche davanti all'incolpevole Petr Cech a dieci minuti dalla fine del match inaugurale di Euro 2016 della Roja contro la Repubblica Ceca a Tolosa.

Ed è certamente simbolico che sia stato un difensore a spezzare l'equilibrio di una partita ostica, che gli avversari si erano giocati tutti arroccati in difesa, in modo da non concedere spazi alle triangolazioni strette delle Furie Rosse. Strategia che stava pagando i suoi dividendi quella del commissario tecnico Vrba, abile a mettere in campo un 4-5-1 con Necid unica punta e gli altri nove giocatori di movimento a difendere il fortino davanti a Cech. Per un tempo la Spagna è stata infatti lentissima nella sua manovra, fatta di prolungato palleggio (una versione leziosa e un po' decadente del tiki-taka, a dire il vero), e rare verticalizzazioni. Il tutto concesso dai cechi, terrorizzati dalla possibilità di subire un'imbucata in mezzo ai tocchi dei vari Iniesta, Fabregas e David Silva. Proprio il canario del Manchester City, sulla carta schierato come esterno offensivo destro del 4-1-4-1 di Vicente del Bosque, ha in realtà finito per l'agire come mezzapunta, con Juanfran pronto a solcare la fascia in sua assenza. Il solito Sergi Busquets si è invece piazzato a copertura dei due centrali, Sergio Ramos e Piquè, mentre a Jordi Alba era assegnato il compito di sovrapporsi sul lato di Nolito, vera novità dell'esordio, e di attaccare la profondita senza palla, per farsi pescare proprio da Iniesta e Silva. Un copione già visto per anni, ma senza la necessaria velocità di manovra, che è diventato dunque un canovaccio prevedibile per spettatori e avversari, quasi mai impegnati nel primo tempo, più in affanno invece nella ripresa. 

Dopo le polemiche sullo scandalo a luci rosse che ha coinvolto David De Gea, il buon Del Bosque ha deciso di puntare comunque sul portiere dello United, decisivo nel finale su tiro violento ma centrale di Darida, dando così un segnale chiaro al capitano Iker Casillas. Meno scontata la presenza dall'inizio di Alvaro Morata, imbottigliato in mezzo alla difesa a cinque di Vrba e sostituito dopo un'ora di difficoltà con il veterano Aritz Aduriz, certamente più a suo agio del canterano merengue nella corrida dell'area di rigore. Morata non ha sfigurato, ma si è confermato attaccante difficile da collocare nel contesto tecnico della Spagna, soprattutto quando gli spazi sono estremamente chiusi e si gioca in pochi metri di campo, mentre potrebbe tornare molto utile quando si tratterà di vedersela con le superpotenze del continente, forse già a partire dalla sfida con la talentuosa Croazia. Il novellino Nolito ha pagato sostanzialmente gli stessi problemi del compagno di squadra in maglia numero nove: abituato a giocare in un sistema di gioco che valorizza il campo in tutta la sua estensione, l'esterno del Celta Vigo è stato soffocato sull'out sinistro, venendo poi sostituito da Pedro, altro giocatore più a suo agio negli spazi stretti. In un centrocampo in cui solo Andres Iniesta ha illuminato la scena cambiando ritmo e facendo correre il pallone (male Cesc Fabregas, ma decisivo per un salvataggio sulla linea da azione da corner), si è poi rivisto Thiago Alcantara, entrato senza fornire guizzi particolari, a differenza di quanto fatto da David Silva, altro uomo chiave di questa edizione della Roja.

Uno 0-0 abbastanza scontato è stato così evitato dal solito Piquè, non nuovo a reti del genere, servito perfettamente con un pallone al millimetro dell'intramontabile don Andrès. Dopo il disastroso k.o. contro l'Olanda in Brasile, la Spagna supera così indenne le insidie dell'esordio, ma dovrà cominciare ad alzare i giri del suo motore già dalla prossima partita, per non incappare in errori già commessi e per non far affiorare limiti ben noti.

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