Euro 2016, l'Italia vince la prima con le sue armi tradizionali

Organizzazione difensiva e spazi in avanti i tratti essenziali della prima versione degli azzurri a Euro 2016.

Euro 2016, l'Italia vince la prima con le sue armi tradizionali
Uefa.com

Presentata come la sfida tra il talento e l'organizzazione di gioco, il match inaugurale allo Stade de Lyon dell'Italia di Antonio Conte contro il Belgio di Marc Wilmots ha rispettato in pieno le previsioni della vigilia, quantomeno per sistemi a confronto e atteggiamento sul campo. Pochissimi fronzoli, calcio ridotto all'essenziale e gol chirurgici, ecco la ricetta semplice semplice del c.t. che ha cucinato a fuoco lento i Belgian Red Devils, finiti bolliti in mezzo a un palleggio sterile e saltati per aria dopo per aver sciupato le buone occasioni da rete avute con Lukaku e Origi. 

L'Italia si è presentata con lo schieramento atteso, un 3-5-2 d'ordinanza che in Europa non adotta praticamente nessuno, e che proprio per questo motivo risulta indigesto a degli avversari non tatticamente preparati. Il sistema di gioco, che prevede un libero vecchio stampo come Leonardo Bonucci (peraltro in possesso delle doti tecniche di quel tipo di giocatore), oltre a due marcatori ruvidi come Barzagli e Chiellini, è servito ancora una volta alla nazionale per compattarsi difensivamente ed evitare di giocare su novanta metri di campo. Matteo Darmian ha fatto il terzino con licenza di offendere, lasciato volutamente solo dagli avversari, che invece hanno sofferto dall'altra parte il dinamismo di Antonio Candreva e soprattutto gli inserimenti di Emanuele Giaccherini, a segno di destro su lancio lungo (proprio del playmaker ombra Bonucci) dopo aver controllato splendidamente di sinistro.

Il gol che ha freddato Courtois ha messo la partita sui binari preferiti dagli azzurri, pronti a ribaltare il lato e il campo con qualche velocista (Parolo, Candreva, Eder) e a provare a tenere botta con Graziano Pellè, centravanti boa della squadra. Al Belgio è mancata per tutta la partita la spinta sugli esterni, con Ciman e Vertonghen adattati nel ruolo di terzino e complessivamente inutili alla causa. La scelta di Wilmots di presentarsi con Marouane Fellaini dietro l'unica punta Lukaku non ha pagato dividendi, perchè invece di muovere la difesa azzurra, le ha consentito di rimanere quasi sempre in posizione, senza soffrire inserimenti da dietro completamente mancati, sia da Nainggolan, incomprensibilmente sostituito a metà del secondo tempo, che da Witsel, uomo d'ordine ma per caratteristiche incapace di cambiare passo. Ne è derivato un match gestito con relativa tranquillità dagli azzurri, che hanno rischiato solo quando la sfida si è allungata, all'inizio della seconda frazione, con Romelu Lukaku a fallire l'occasione del pari davanti a Buffon, a dimostrazione che quando l'Italia si scopre un attimo, i pericoli aumentano esponenzialmente.

Viceversa, mantenendo con disciplina le posizioni, gli azzurri hanno costretto il Belgio a pretendere forse più del dovuto da Eden Hazard, unico giocatore in grado di accendere la luce del loro attacco, mentre Kevin De Bruyne si è intristito sull'out di destra, poi spostatosi centralmente per far spazio all'elettrico Yannick Ferreira Carrasco. Un Conte in piena trance agonistica ha poi sostituito il timido Darmian con il redivivo De Sciglio, alzando le barricate come da miglior tradizione italica, portando a casa la vittoria anche grazie a un paio di svarioni di Divock Origi, disastroso nel concludere a rete di testa da posizione favorevole sui cross provenienti dagli esterni. La nuova versione di Wilmots, un 3-5-2 vagamente speculare che ha confermato i problemi sugli esterni bassi del suo Belgio, ha finito per ingolfare il gioco dei Red Devils, nonostante qualche fiammata di Dries Mertens sull'out sinistro. Niente di davvero pericoloso però per Buffon, chiamato a intervenire solo su Nainggolan nel primo tempo e poi graziato a rotazione dalle punte avversarie. Italia che ha trovato comunque il modo di ripartire nel finale, sfruttando la freschezza di Immobile e le geometrie di Thiago Motta, con Candreva uomo chiave anche in occasione della rete liberatoria di Pellè, fin lì generoso ma molto impreciso.

Esordio come da tradizione dunque per l'Italia, che oggi si esalta per la compattezza, lo spirito e la retorica della sofferenza, in attesa di tornare in campo venerdì a Tolosa contro la Svezia di Zlatan Ibrahimovic, buona occasione per fare un po' di turnover, dato il dispendio di energie profuso dalle mezze ali e dagli esterni.


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