Tre leoni nuovamente ammaestrati: il fallimento dell'Inghilterra e di Roy Hodgson

La prematura sconfitta contro l'Islanda chiude l'ennesimo infelice capitolo della Nazionale Inglese. Un altro flop, ma stavolta puntare il dito e trovare il colpevole è decisamente più facile del solito.

Tre leoni nuovamente ammaestrati: il fallimento dell'Inghilterra e di Roy Hodgson
Un pensieroso Roy Hodgson (fonte immagine: footy.dk)

Per una volta l'ispettore Lestrade non ha bisogno di andare a suonare al 221B di Baker Street, Londra. Il giallo della Nazionale Inglese non necessita dell'aiuto di Sherlock Holmes per essere risolto, la mano che ha assestato l'ennesima coltellata alla schiena della reputazione di un calcio britannico sempre più in declino è nota più o meno a chiunque abbia osservato i three lions tra qualificazioni, amichevoli e fase finale. L'assassino non è il maggiordomo, bensì Roy Hodgson, l'uomo più bistrattato del calcio oltremanica, evidentemente a ragione, visti i risultati.

Per comprendere meglio il fallimento dell'Inghilterra bisogna però compiere un tuffo nel recente passato, in particolare alle qualificazioni mondiali, vero punto di partenza della nuova gestione, susseguente al naufragio brasiliano con uscita ai gironi, a braccetto con chi ai quarti ci è andato, battendo la Spagna, non perdendo con l'Islanda. Da quel giorno in poi, i britannici hanno inanellato una serie di prestazioni sorprendenti, compreso un 30 (senza lode) nel girone di qualificazione, contro avversarie certamente di basso calibro come Estonia, Lituania e San Marino, ma anche insidiose come Slovenia e Svizzera.

Vardy, Hodgson e Dele Alli. (fonte immagine: uefa.com)
Vardy, Hodgson e Dele Alli. (fonte immagine: uefa.com)

Quello che era emerso dal punto di vista tecnico era l'ottimo potenziale di una squadra mediamente giovane, da far crescere progressivamente insieme a un certo numero di veterani nel giro di due anni, per poter arrivare al primo test probante, appunto l'Europeo di Francia, con buone possibilità di riuscire a centrare il bersaglio grosso. Dal punto di vista tattico invece non c'è stato mai molto di chiaro: tanti 4-3-3, alcuni 4-2-3-1, varie volte anche un mezzo 4-3-1-2. Insomma, confusione, ma con tre punti fermi chiari, uno per reparto: la difesa con Smalling e Cahill centrali titolari, Wilshere da regista di centrocampo nonostante i tanti problemi fisici, Rooney da attaccante puro e non finto mediano come schierato da van Gaal.

La difesa è stata effettivamente confermata, con risultati comunque decisamente alterni, non essendo né l'uno né l'altro delle garanzie, almeno senza un Mourinho o un Conte in panchina. A ciò si sono unite le troppe incertezze dei terzini e le lune di Joe Hart: mai chiarezza su chi schierare per i primi, i paperoni continui per il secondo, con Butland che sarebbe anche stato pronto a prenderne il posto in definitiva, ma un infortunio l'ha costretto al divano anzichè all'aereo per la Francia.

La delusione negli occhi degli inglesi. (fonte immagine: sky sports)
La delusione negli occhi degli inglesi. (fonte immagine: sky sports)

Maggiori sono invece i dubbi riguardanti l'utilizzo di Wilshere: convocato tra una miriade di critiche, forse per l'esclusione di Drinkwater dopo la grande stagione col Leicester, il figlioccio di Hodgson era stato il fulcro del gioco della Nazionale, ottenendo anche risultati di successo giocando dal primo minuto protetto da due giocatori più di corsa e temperamento, magari con un po' meno tecnica, ma puntando su di lui per avviare l'azione. All'Europeo invece ha invece giocato Dier davanti alla difesa, giocatore assolutamente meritevole ma con caratteristiche diametralmente opposte da quelle di Jackie, più uno schermo recupera-palloni che un regista, rompendo nettamente un trend che anche l'utilizzo di Shelvey aveva mantenuto, ovvero quello del regista dai piedi buoni e dalla visione.

Il caso più eclatante risulta ovviamente quello che al centro della scena pone Wayne Rooney, un attaccante, al massimo una seconda punta ma comunque un attaccante, spostato a centrocampo nella semi-follia di van Gaal, una mossa che potrebbe pagare in determinate circostanze ma che non può e non deve rappresentare un'abitudine, perchè mantener Wazza lontano dalla porta gli fa perdere almeno il 65-70% della propria pericolosità offensiva. Tutte le qualificazioni le ha giocate in coppia con Welbeck e poi con Kane, per poi trovarsi spostato a caso in mediana nelle gare che contavano davvero, quelle della fase finale. Al suo posto si sono alternati confusionariamente i vari Kane, Vardy, Sturridge e a tratti Rashford, con risultati totalmente rivedibili, se escludiamo qualche folata come la ripresa contro il Galles.

Le facce della sconfitta. (fonte immagine: getty images)
Le facce della sconfitta. (fonte immagine: getty images)

Hodgson ha cercato in queste partite di trovare una quadratura cavalcando il blocco Tottenham ma proponendo(?) un calcio diametralmente opposto a quello della squadra di Pochettino, perdendo di fatto tutte le potenzialità di un Alli ritrovatosi a vagare per il campo senza idee, con due terzini che fortunatamente hanno avuto la gamba per coprire e spingere con continuità e un Dier capace di mantenere fede alle proprie capacità. Di fatto il centrocampo non è stato un centrocampo, non ha mai impostato il gioco, mentre il regista su cui il CT aveva puntato stava seduto in panchina, un veterano come Carrick addirittura a casa e Milner comodo in fondo alle "rotazioni".

Le certezze che la squadra aveva acquisito sono crollate in pochissime settimane, mesi e mesi di lavoro su alcuni particolari aspetti sono stati di fatto distrutti dallo stesso fautore, in un nonnulla l'Inghilterra è ricaduta in quel baratro dalla quale sembrava poter finalmente uscire. L'illusione è stata bruscamente interrotta da chi un sogno lo sta vivendo davvero, quell'Islanda che vola ai quarti e ringrazia Hodgson. Ah, nel frattempo sì è dimesso. Elementare...

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