Copa America 2015 - Uruguay: più problemi che certezze, ma occhio ai colpi di testa

La squadra di Tabares è apparsa in notevole difficoltà nella fase a gironi e, dopo aver conquistato l'accesso ai quarti di finale come terza nel gruppo B, aspetta il Cile di Sanchez e Vidal nei quarti di finale. I precedenti parlano a favore di Cavani e compagni, ma l'impresa resta difficile. Dove può arrivare la celeste?

Copa America 2015 - Uruguay: più problemi che certezze, ma occhio ai colpi di testa
Copa America 2015 - Uruguay: più problemi che certezze, ma occhio ai colpi di testa

Non la miglior edizione della Copa America per il futbol celeste. La Seleccion uruguaiana, guidata dal sempre saggio Oscar Tabares, ha incontrato più ostacoli del previsto nel suo cammino verso i quarti di finale, raggiunti soltanto grazie al pareggio stentato nell'ultima partita contro il Paraguay e alla vittoria striminzita della prima giornata contro la Giamaica. La Nazionale di Cavani e Godin, trascinata in campo più dalla forza di un gruppo che non vuole mai mollare che dalle idee di un gioco che latita spesso, avrà adesso di fronte lo scoglio più grande di questa manifestazione: il Cile di Jorge Sampaoli. 

Obiettivo minimo raggiunto, così come quattro anni fa, la celeste si presenta ai nastri di partenza dei quarti sì da detentrice del torneo, ma a tutti gli effetti da sfavorita nella sfida contro i padroni di casa (proprio come in Argentina). La Roja sembra più in forma, meglio messa in campo e fisicamente, ma il cuore e la garra degli uruguagi potrebbe, unita ad una maggiore esperienza in questo tipo di partite, far pendere l'ago della bilancia dalla parte di Rodriguez e compagni.  

Punti di forza - L'Uruguay vista nelle prime tre gare ha mantenuto più o meno stabilmente i soliti punti cardine delle squadre di Tabares: difesa solidissima, tanta applicazione in fase difensiva ed una spiccata propensione alle ripartenze e ai gol da situazione da calci da fermo. Qualità che potrebbero tornare utilissime in una gara come quella di mercoledì, quando il Cile dovrà fare la gara per forza di cose e gli uruguagi potranno arroccarsi in difesa per poi ripartire in contropiede. Si è vista in queste gare, in particolare contro Argentina e Paraguay, la predisposizione a difendere l'area ed a ripartire velocemente anche con gli esterni di difesa: i due Pereira sono sempre puntuali nelle sovrapposizioni e, qualora dovesse giocare Rodriguez sulla sinistra, l'asse con Alvaro potrebbe essere potenzialmente devastante per cogliere impreparato Isla sulla destra e presentarsi al cross nelle migliori condizioni. Altro punto forte della celeste sono ovviamente i calci da fermo. Da angoli e punizioni sono arrivati i maggiori pericoli creati dalla squadra di Tabares, che sfrutta come suo solito le torri (Godin e Gimenez) in fase aerea: la scarsa altezza dei cileni potrebbe essere un valore aggiunto nello scacchiere tattico della gara. 

Punti deboli - Un percorso tutt'altro che esaltante nel girone fa della celeste una delle squadre più brutte da vedere e sgorbutiche in campo. Del resto lo spettacolo non è mai stato prerogativa degli uruguagi dalla notte dei tempi, più avvezzi a termini come garra e quantità. Lo stesso Tabares è conscio dei limiti della sua squadra e ha parlato così dopo il pareggio contro il Paraguay: "Se giochiamo così sarà dura contro il Cile. Andremo avanti con le nostre idee. Non esiste una formula magica per risolvere tutti i problemi". La vittoria dell'esordio contro la Giamaica ha messo in mostra tutte le difficoltà della squadra di Tabares nella costruzione della manovra in mezzo al campo, con Rios e Sanchez che sono più falegnami che esteti. Contro le squadre che si chiudono l'Uruguay fa fatica, ma contro quelle che si sbilanciano ed attaccano (come potrebbe fare il Cile), il discorso si capovolge. Chi sta soffrendo particolarmente di questo atteggiamento tattico poco propositivo è Edinson Cavani, che in 270 minuti in campo raramente si è visto in zona gol (fatta eccezione per un paio di occasioni con il Paraguay). L'attaccante principe della squadra è più impegnato in compiti di ripiegamento e copertura, ma se non segna lui le cose si complicano terribilmente visto che Rolan è sembrato poco cinico in fase realizzativa.  

Chiave tattica - Tabares ha ruotato molto i suoi uomini cercando in base all'avversaria che incontrava di volta in volta di trovare la soluzione migliore per la sua squadra. L'assetto tattico non si scosta però dall'utilizzo della difesa a quattro, che fornisce sempre le maggiori certezze all'allenatore di Montevideo. I due Pereira sulle fasce, con Gimenez e Godin centrali, hanno offerto agli avversari poche palle gol e le due reti subite dalla celeste rappresentano una delle migliori retroguardie della competizione (solo la Colombia con uno ha fatto meglio). Davanti Tabares ha alternato alla coppia fissa Rolan-Cavani prima Lodeiro dietro le due punte contro l'Argentina, anche se in quel caso il Matador partiva largo sulla sinistra, poi Hernandez poi contro il Paraguay, con l'ex Palermo che agiva con l'ex Napoli davanti e Rolan che partiva più defilato. Contro il Cile potremmo vedere il classico schieramento con due mediani per fronteggiare gli inserimenti di Vidal e l'estro di Valdivia, con Rodriguez e Alvaro Gonzalez che potrebbero presidiare le ali e dare manforte centralmente. Piano partita che in ogni caso non andrà molto lontano dal rallentare il ritmo della gara e cercare, in contropiede, le soluzioni giuste per portare a casa il match.  

Giocatori chiave - La muraglia difensiva uruguagia è sicuramente il punto di partenza dal quale parte la Seleccion: Godin e Gimenez sono una coppia più che affidabile per arginare le offensive cilene, anche se potrebbero pagare dazio rispetto alla velocità ed alla reattività degli attaccanti avversari. In avanti, chi è chiamato al sacrificio, ma anche ad un miglioramento delle sue prestazioni è senza dubbio Edinson Cavani, ancora a secco nelle prime tre gare, che potrebbe scatenarsi in questa fase di torneo e tornare ad essere lo spietato bomber visto nelle ultime annate con Napoli e Paris Saint Germain. L'uomo barometro di questo Uruguay, però, sembra essere Cristian Rodriguez, fondamentale in fase di ripiegamento ma anche anello di congiunzione tra fase difensiva ed offensiva: importantissime le sue scorribande sulla sinistra, che hanno creato non pochi grattacapi alle difese di Argentina e Paraguay. Da non sottovalutare affatto, infine, il lavoro di Rios davanti alla difesa: la rottura delle trame offensive avversarie e la ripartenza veloce potrebbe essere la chiave vincente dell'Uruguay per impensierire il Cile e non solo. 

Corsi e ricorsi storici - Da non sottovalutare affatto, nell'inquadrare la sfida di Santiago del Chile di mercoledì notte, l'aspetto legato alla sfida ai padroni di casa che hanno tutto da perdere. Quattro anni fa, in occasione della Copa in Argentina, gli uruguagi sconfissero proprio i padroni di casa dell'Albiceleste ai calci di rigore, ancora ai quarti di finale. L'errore di Tevez condannò gli argentini, lanciando i cugini uruguagi verso la vittoria finale. Da Santa Fè a Santiago il cammino è lungo, certo, soprattutto perché sono passati quattro lunghissimi anni, ma l'Uruguay ha sempre lo spirito battagliero e mai domo che caratterizza la Seleccion. La pressione sarà tutta sui cileni, con gli uruguagi pronti ad approfittarne. 

Obiettivo - Essere arrivati terzi nel girone compromette, in parte, il cammino degli uruguagi, chiamati all'impresa contro il Cile. Tuttavia, la squadra di Tabares non è nuova a queste sorprese, anche se quest'anno sembra la Seleccion paghi qualche assenza di troppo. Alla vigilia di questa Copa America, infatti, complice anche l'assenza di Suarez, era prevedibile un ridimensionamento rispetto alla vittoria del 2011, ma non ci si aspettava affatto una celeste con queste difficoltà. Cavani e compagni hanno di fronte l'ostacolo più difficile da superare in vista della finale, che a questo punto rappresenterebbe un altro autentico miracolo dopo quello del 2011. 

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