L'Argentina torna a splendere, ma onore al Paraguay

Termina 6-1 tra Argentina e Paraguay, in una gara che ha visto l'Argentina tornare a giocare sui propri standard, contro un Paraguay tenace, che esce con onore.

L'Argentina torna a splendere, ma onore al Paraguay
L'Argentina torna a splendere, ma onore al Paraguay

Dopo una serie di prove striminzite, pareggiate o vinte di misura, l'Argentina fa il pieno di gol in una semifinale vincente, che riempie di entusiasmo il gruppo in vista della finale contro il Cile. Contro il Paraguay finisce 6-1, in una sfida che stava per prendere la stessa piega della gara dei gironi, ma che nel secondo tempo ha imboccato la via giusta per gli uomini di Martino, e si è conclusa con una grande goleada.

Per l'Albiceleste, la semifinale poteva diventare un film già visto: con i gol di Marcos Rojo, nel mezzo di una mischia su calcio di punizone, di Javier Pastore, dopo una preparazione cristallina del preciso tiro in porta, gli uomini del Tata stavano mollando la presa, e nel finale del primo tempo Lucas Barrios ha punito Romero dopo un passaggio scellerato verso il centro. Gli ultimi minuti della prima frazione sono un assolo di garra Guaranì, e il duplice fischio arbitrale salva l'Albiceleste da un ennesimo calo mentale che è più volte costato caro. Martino sfrutta al meglio i quindici minuti dell'entretiempo e rimette in campo i propri uomini con un atteggiamento mentale diverso: la squadra gira ad una forte intensità, Javier Pastore gioca una delle migliori partite della propria carriera, Di Maria non sbaglia un inserimento, Messi accende luci ovunque e Aguero fa divinamente il nueve. Il Fideo segna due reti, una su assist d'esterno di un emozionante Pastore, l'altra sugli sviluppi di un contropiede, e serve un cross al bacio per il mortifero cabezazo del Kun Aguero, che non lascia scampo a Villar. C'è spazio anche per Higuain, che entra e segna un gol di rapina, fulminando il portiere con un colpo secco sotto la traversa. Il futbol dell'Albiceleste è percorso da una vena qualitativa quasi esondante: gli interpreti  sono nomi da sogno e si trovano sul campo in modo altrettanto spettacolare, in più, la difesa è migliorata molto rispetto agli ultimi anni grazie all'esplosione di Otamendi, Rojo e Garay. La squadra che affronterà in finale il Cile è un equipazo senza eguali in Sudamerica, che ha colmato anche l'unico limite mostrato nelle precedenti gare di Copa América: la concretezza. L'entusiasmo è alle stelle per questa Seleccion, che proverà a un trofeo dopo il lungo digiuno, mettendo a frutto l'incredibile talento di questa generazione.

Quanto al Paraguay, è doveroso inchinarsi di fronte all'esperienza del Pelado Ramon Diaz. Dallo scorso dicembre, quando ha firmato il quadriennale come Ct dei Guarani, ha saputo lavorare e ricaricare le pile a un'Albirroja scarica e usurata. Quando ha presentato la lista dei convocati alla Copa América, in molti si sono meravigliati di vedere i soliti Santa Cruz e Valdez chiamati a discapito di giovani come Federico Santander. Il Pelado ha rimandato il cambio generazionale rafforzando lo zoccolo duro, basato sui vice-campioni di Argentina 2011, e inserendo qualche novità. Il risultato è stata un'outsider su cui pochi avrebbero scommesso alla viglilia, che strappa un pareggio in rimonta all'Argentina, che vince contro la Giamaica, blocca sul pari l'Uruguay ed elimina ai rigori il Brasile ai quarti. In semifinale il miracolo sarebbe stato davvero troppo, anche per lo spirito indomito dei Guaranì: il Paraguay crolla ma con dignità, privato anche dell'uomo del destino, Derlis Gonzalez, e di Roque Santa Cruz nel primo tempo, entrambi per infortunio. Nella corsa alle qualificazioni mondiali, Don Ramon, molto probabilmente, inserirà le nuove promesse del futbol paraguayo in questo tessuto, dando seguito al grande lavoro di rivoluzione compiuto finora nell'organigamma dello staff tecnico.

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