Il film della Copa América 2015

Un mese di emozioni, gioie, dolori, lacrime, rimpianti e gol nel nostro riassunto, fotogramma per fotogramma, di una Copa América che entra nella storia del futbol

Il film della Copa América 2015
Il film della Copa América 2015

Alla fine ha vinto il Cile. La Copa América, dopo quasi un mese di grandi emozioni, termina con un risultato imprevedibile e storico: battendo l'Argentina, la Roja conquista tra le mura amiche dell'Estadio Nacional il primo trofeo della propria storia.

La Copa América 2015 inizia come finirà: con il Cile che vince all'Estadio Nacional davanti a un'incontenibile marea rossa che si agita in tribuna ed incita gli "undici kamikaze" agli ordini di Sampaoli: la gara inaugurale è contro l'Ecuador di Quinteros, una Selezione abbastanza slegata e aggrappata alle giocate dei singoli. Il sistema tattico di Sampaoli è rigoroso: due o tre difensori posizionati molto alti, esterni a tutto campo, pressing asfissiante, raddoppi,  gioco offensivo, possesso palla e verticalizzazioni. L'Ecuador viene spazzato via con due gol di Arturo Vidal ed Edu Vargas. Intanto il Messico debutta contro la Bolivia: il Tricolor di Herrera non è che il lontano parente della brillante formazione che ricordiamo nello scorso Mondiale, infatti le stelle sono rimaste a casa, per preservarsi per l'imminente Gold Cup. In Cile gioca un squadra sostanzialmente composta da seconde linee e nuove leve. La Bolivia invece è la solita incognita: in altura miete vittime, sul livello del mare stenta pericolosamente. La gara termina con uno scialbo 0-0. La seconda giornata vede il Cile affrontare il Messico: la gara è accesa e vivace, Vidal riesce anche a segnare due reti, ma il Tricolor non si lascia calpestare dalla Roja, raggiunge gli avversari con i gol di Vuoso e Jimenez e fissa il punteggio sul 3-3 finale. Per l'Ecuador, l'impegno è contro la Bolivia, che dimostra alla Trì di non essere la squadra materasso di questa competizione: nel giro di un tempo si porta in vantaggio di tre gol, para un rigore a Valencia ed erge un muro davanti alla porta di Quinonez, respingendo gli assalti ecuadoregni. Ayovì e compagni riusciranno a segnare due gol alla Bolivia del Loco Soria, ma non basta: 3-2 per gli andini. Ultima giornata dal destino piuttosto delineato: Cile e Bolivia sono praticamente certe di un posto ai quarti, non resta che attendere il nome della terza di questo Gruppo A, che deve vincere e sperare di essere tra le migliori due terze. Il Cile sommerge la Bolivia con un 5-0 senza repliche, mentee l'Ecuador batte il Messico ma si sveglia troppo tardi: la Trì è peggior terza e deve abbandonare la competizione insieme al Messico, mentre i padroni di casa del Cile e la rivelazione Bolivia accedono ai quarti.

Il Gruppo B, oltre ad essere un girone romantico e variopinto, è il girone della squadra più attesa della competizione: l'Argentina. Dopo le lacrime della finale contro la Germania, gli albiceleste sono chiamati a una prova di forza nella coppa del subcontinente, riportando a casa un trofeo che manca a Buenos Aires da 22 anni. L'esordio della Seleccion del Tata Martino è contro il Paraguay: Aguero e Messi dilaniano la difesa Guaranì, portando l'Argentina sul 2-0, ma con il passare dei minuti l'Albiceleste inizia a perdere lucidità mentale e subisce un incredibile pareggio. L'altra grande attesa del girone è l'Uruguay, campione d'America in carica. Il gruppo agli ordini di Tabarez è la solita famiglia che ha affrontato gli ultimi eventi, senza alcuni veterani come Lugano e Forlan, e priva del giocatore più forte della Nazione, Luis Suarez, che sconta la squalifica per il morso a Chiellini. Il solito sistema di gioco aggressivo e difensivista, irrorato di nuove promesse del fútbol charrùa e imperniato su Edinson Cavani, come prima punta. L'esordio della Celeste è contro i campioni in carica della Copa del Caribe: la Giamaica. I Reggae Boyz entrano subito nelle simpatie degli spettatori, ma la qualità tecnica è ai minimi sindacali e contro l'Uruguay, seppur con onore, arriva la prima sconfitta, per mano del Cebolla Rodriguez. Dopo un primo turno piuttosto deludente, le grandi del fútbol rioplatense si incontrano in una delle gare più importanti del continente: Argentina-Uruguay. Il match, come da tradizione, vede la Celeste chiudersi e aggredire, ma il talento albiceleste ha la meglio: 1-0 grazie a un cabezazo del Kun Aguero. La terza giornata, invece, è all'insegna della garra: Uruguay-Paraguay. Il match non regala grandi momenti di fútbol: tanta grinta, poco calcio, due reti. Finisce 1-1, con gol di Gimenez e Barrios. Nel frattempo l'Argentina domina contro la Giamaica ma vince soltanto di misura, grazie a Gonzalo Higuain, che insacca nei primi minuti: 1-0. Argentina e Paraguay passano direttamente ai quarti, l'Uruguay viene ripescato tra le due migliori terze.

Il Gruppo C è probabilmente il raggruppamento più tecnico ed equilibrato della competizione: si giocano tre posti per i quarti Brasile, Colombia, Venezuela e Perù. Sulla carta, ci si aspettava un girone diviso in due tronconi, con Vedeoro e Cafetera impegnati nella lotta ai primi tre posti e Vinotinto e Blanquirroja a contendersi il terzo posto. Il Brasile è l'incognita del torneo: dopo il Mineirazo, l'arrivo di Dunga ha causato diversi cambi ll'interno della Seleçao, soprattutto nella rosa dei convocati: ritornano personaggi come Robinho e Diego Tardelli, più nuovi titolari come Coutinho, Firmino ed Elias. Cosa mostrerà la Verdeoro sui campi cileni è un enorme punto interrogativo. La prima gara per gli uomini di Dunga è contro il Perù del Tigre Gareca, che ha preso le redini della Seleccion Inca appena quattro mesi prima, ma riesce subito a dar filo da torcere a Neymar e compagni, trovando il vantaggio con Cueva su errore del solito David Luiz. La variante di un Brasile non eccelso è senza dubbio lo stesso Ney, che dopo poco trova il pareggio, e nel finale decide con un assist fuori dalle facoltà umane per uno smarcato Douglas Costa. 2-1. Al netto di Neymar, il Perù può recriminare il verdetto del campo. Intanto si apre anche la Copa della Colombia, che cerca di partire con il piede giusto nella sfida ai rivali del Venezuela. Pekerman ritrova dopo la dolorosa esclusione mondiale per infortunio Radamel Falcao: il rapace ex River Plate riprende la maglia numero nove e si riposiziona al centro dell'attacco, al fianco di Bacca, ma l'organizzazione degli uomini di Sanvicente non consente alla Cafetera di sviluppare gioco. Salomon Rondon, il nueve della Vinotinto, trova anche il gol del vantaggio, che i venezuelani riescono a difendere, portando a casa i primi inaspettati tre punti. La seconda giornata è quella del big match: la Colombia affronta il Brasile. La Cafetera scende in campo con un piglio differente e riesce a strappare un 1-0 con il gol di testa del giovane Murillo, centrale dell'Inter autore di una grande Copa América. Intanto il Perù fa il colpo contro il Venezuela, mettendo le basi per un'ultima giornata al cardiopalma, con tutte le squadre che partono con tre punti. La Colombia sfida il Perù, cercando una vittoria in virtù delle statistiche sui gol segnati che penalizzerebbero l'equipo del Profe Pekerman, ma il Perù di Gareca è una squadra disposta divinamente in campo, organizzata in modo straordinario nonostante il tasso tecnico inferiore a diverse squadre, e la gara regge sullo 0-0. Il Brasile, intanto, gioca la gara migliore della sua Copa América e batte il Venezuela grazie alle reti di Thiago Silva e Firmino, classificandosi così per il turno successivo, insieme al Perù e alla Colombia.

Il quadro dei quarti di finale è finalmente completo: il Cile, grazie a un calendario agevolato, visto lo status di paese ospitante, riceverà nel turno successivo la terza classificata del Gruppo B, ovvero il sempre ostico Uruguay. La vincente di questo turno affronterebbe la vincente di Perù-Bolivia, apparentemente un boccone appetibile. Dall'altro lato del tabellone, l'Argentina sfida la Colombia, mente il Brasile affronta il Paraguay del Pelado Diaz. Si inizia col Cile-Uruguay. La gara segue il canovaccio più prevedibile: il Cile che fa la partita, attaccando con grande intensità, mentre l'Uruguay si chiude con perizia, aggredendo sospinto dalla garra charrùa. Il controllo della gara, però viene perso quando Gonzalo Jara provoca sia verbalmente che fisicamente Edinson Cavani, che, già ammonito, reagisce e viene espulso dal direttore di gara. La Celeste finisce in nove per il rosso a Fucile, i nervi in campo sono tesissimi,  e la Roja la spunta con una rete di Isla, imbeccato in area dal Mago Valdivia. Il secondo match dei quarti è molto meno equilibrato: nel clasico delle Ande, il Perù affossa i cugini boliviani con una tripletta del Barbaro Paolo Guerrero, che conferma le proprie doti da grande centravanti e condottiero con i colori della Blanquirroja. Nel finale l'oriundo Marcelo Moreno accorcia le distanze per la Verde, ma la sostanza non cambia: Perù-Bolivia 3-1, Incas in semifinale contro il Cile. Dopo la larga vittoria del Perù, tocca all'Argentina guadagnarsi un posto per il turno successivo, nella sfida contro la Colombia. Pekerman schiera un 4-1-3-2 di pura follia, che correge immediatamente rimuovendo Teo Gutierrez. Messi e compagni premono con intensità, ma Ospina gioca a fare il supereroe e chiude sistematicamente la porta ad ogni sortita avversaria, talvolta con veri e propri miracoli. La superiorità tecnico-tattica dell'Albiceleste sfuma al novantesimo, quando il triplice fischio arbitrale impone i calci di rigore, in cui molte logiche vanno perdendosi. Dopo una serie agonica conclusa dal gol di Tevez, che torna a decidere un match dagli undici metri dopo la disfatta del 2011, l'Argentina si porta a casa la semifinale. Con questa vittoria, lo spettro di un entusiasmante Argentina-Brasile in semifinale inizia ad aleggiare per gli stadi cileni. Il calcio, però, sa essere fortemente ciclico, e, dopo quattro anni, si ripete lo stesso scenario della Copa América 2011. Sempre ai quarti di finale, sempre Brasile-Paraguay, sempre ai calci di rigori, sempre Guaranì vincenti. Ramon Diaz compie lo sgambetto ai Verdeoro, sempre più nel profondo, portando l'Albirroja in semifinale. Il traguardo degli uomini di Diaz è dì per sè importante, ma acquista valore considerando che il gruppo con cui il Pelado lavora da sette mesi è molto simile a quello che riuscì a laurearsi vice-campione d'America quattro anni prima. Rigenerazione totale a opera di un grande allenatore.

Le semifinali sembrano quasi una formalità, l'anticamera di una finale annunciata, ma finchè una pelota corre per il campo può succedere di tutto, soprattutto in Sudamerica. Si parte con Cile-Perù, il clasico del Pacifico, la rivalità più aspra e intensa dell'intero subcontintente. Le due Nazioni sono in attrito da tempo immemore, verso la fine dell'Ottocento hanno addirittura combattutto per terra e per mare per questioni territoriali, molte dispute permangono tuttora, e ora si ritrovano sul campo da calcio, in una semifinale di Copa América, un'occasione troppo importante per entrambe le squadre. Il fuoco si accende subito, con un'espulsione per doppia ammonizione abbastanza discutibile ai danni di Carlos Zambrano, colonna difensiva del Perù: la formazione di Gareca deve affrontare l'inferiorità  numerica a partire dal 20' minuto. La Blanquirroja regge il colpo e si schiera con grandissimo senso tattico, ma alla fine del primo tempo è costretta a capitolare per il gol di Edu Vargas. Nel secondo tempo, il Perù non si dà per vinto, e vede ripagati i suoi sforzi con un fortunoso 1-1, propiziato dall'autogol di Gary Medel. Gli Incas provano con tutte le forze a tenere testa agli uomini di Sampaoli, ma vengono abbattuti da un autentico golazo di Edu Vargas, che infila Gallese da fuori area con un destro pirotecnico. Il Cile fa il proprio dovere: 2-1 e finale. L'Argentina del Tata Martino è costretta a fare lo stesso, contro un Paraguay ostico ma altrettanto sfortunato: nel primo tempo perde Derlis Gonzalez, uomo-partita dei quarti contro il Brasile, e il pilastro offensivo Santa Cruz, entrambi per infortunio. L'Argentina segna con Rojo e Pastore, i Guaranì la riaprono con Barrios e, prima dell'intervallo, mettono paura all'Albiceleste con una forte pressione. Nel secondo tempo, l'undici argentino scende in campo con una mentalità differente, e dilaga grazie alla doppietta di Di Maria, al gol del Kun Aguero e alla zampata di Gonzalo Higuain. 6-1 per l'Argentina.

La finale annunciata si concretizza: Cile-Argentina per il dominio futbolistico del subcontinente. Da una parte i padroni di casa, nella generazione più fiorente della loro storia, alla ricerca del primo trofeo internazionale, e dall'altra i giganti rioplatensi, con 14 vittorie in bacheca, ma con l'estrema necessità di vincere per mettere a frutto una generazione di fenomeni. All'Estadio Nacional di Santiago la gara inizia con discreto equilibrio, anche se in diversi momenti sarà la Roja a fare la partita. Di Maria, uno dei più decisivi dell'Albiceleste, rimane vittima di un infortunio e al suo posto entra Lavezzi. La gara non si sblocca, entrano Higuain e Banega, ma non portano benefici concreti. Il Cile inserisce un pimpante Mati Fernandez al posto del Mago Valdivia, autore del solito partidazo. L'intensità dei padroni di casa è spaventosa, ogni pallone è aggredito da uno più giocatori, e questo ha creato qualche problema alla manovra albiceleste. Dopo i supplementari, i calci di rigore. Dopo un rigore trasformato da entrambe l parti, tocca a Gonzalo Higuain calciare dal dischetto. Il centravanti ha dimostrato in più occasioni di non essere glaciale sul dischetto, e in questo caso conferma le aspettative, calciando abbondantemente alto. L'errore di Ever Banega complica ulteriormente le cose, e Sanchez trasforma l'ultimo rigore con un pallonetto che spiazza Romero. Vince la squadra più grintosa, quella tatticamente migliore, con i nervi più saldi. L'atmosfera è bollente al Nacional: nel luogo della più grande sconfitta della storia cilena, l'orrere di Pinochet, arriva la prima, incredibile vittoria, contro un avversario molto più forte. I 50.000 presenti esplodono di gioia: per la prima volta nella storia, il Cile è campione d'America. Per l'Argentina il momento è surreale: per la seconda volta nel giro di un anno, Messi e compagni sono costretti a sfilare da secondi davanti a un trofeo. I giocatori sono increduli, è un incubo, una maldiciòn, come dirà Mascherano, leader di questa sfortunata Seleccion. Ancora una volta l'Argentina è caduta sul più bello, mentre il Cile spicca il volo, entrando nell'Olimpo del fútbol sudamericano. Per la Copa América, ci si rivedrà negli USA l'anno prossimo, ora è il momento delle emozioni. Gode il Cile, che scrive la propria storia, piange l'Argentina, che vede sfumare il sogno del riscatto. Perchè così va il fútbol.

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