Le finali: la storia del Barcellona

Da Wembley '92 con la vittoria sui blucerchiati della Samp, alla sfida di Berlino contro la Juventus. C'è tanta Italia nelle otto finali blaugrana.

Le finali: la storia del Barcellona
Le finali: la storia del Barcellona

La UEFA vuole per le squadre vincitrici di almeno 5 coppe dei campioni un badge commemorativo permanente con il numero di vittorie posto sulla manica destra delle maglie ufficiali. Real Madrid (fresco di décima), Milan, Liverpool, Bayern Monaco ed Ajax. Per la UEFA il badge deve essere indossato anche per chi sia riuscito a vincere tre coppe di fila, solo i tedeschi e gli olandesi in epoche lontane seppero fare tanto. Il Barça nonostante rappresenti l'immaginario collettivo del calcio europeo dell'ultimo decennio, non gioca con il logo della Champions League sulle maglie. 4 trofei per i catalani, tre nell'ultimo decennio. Ecco perché la sfida di sabato deve avere il sapore della vittoria per i culés: prima squadra nella storia a fare un doppio triplete, il numero 5 scritto in bianco sopra una champions il prossimo anno. Quando ci fu la prima finale europea per i catalani?

Berna, 1961. La settima edizione della Coppa dei campioni vede contrapporsi in finale i portoghesi del Benfica ed il Barcellona. I catalani sono alla prima finale continentale, mentre i tifosi del Real avevano già messo in cassaforte cinque trofei della manifestazione. Il Benfica, campione in carica, subisce gol dopo venti minuti ma recupererà lo svantaggio nel corso della partita trascinati dal fortissimo Eusebio. Tre a due per i lusitani di Belá Gutmann (a fine stagione lancerà la maledizione), i catalani escono sconfitti da Berna.

Siviglia 1986. La prima edizione senza squadre inglesi (in seguito agli eventi del Heysel), il Barcellona ritorna in finale della massima competizione europea ventisei anni dopo. Come avversario la rivelazione del torneo: lo Steaua Bucarest. “Ramón Pizjuan” di Siviglia che è un fortino blu e granata, il Barcellona ha l’appuntamento con la storia. La partita finisce ai supplementari, dagli undici metri il portiere romeno Dudakmann parerà i quattro rigori tirati dai catalani. Ne basteranno due messi a segno dai campioni in carica di Romania per vincere. Steaua Bucarest vincitore a sorpresa della coppa dei campioni, Barcellona sconfitto e depresso. Ancora a cero.

Londra 1992. Stadio Wembley, è l’anno delle olimpiadi del 1992 di Barcellona. Se in Spagna sarà pronto a rivelarsi alla storia il “Dream Team” di basket formato dalle stelle americane, in Catalogna fanno lo stesso riportando Johan Cruyff in panchina. Il Barcellona è fortissimo, ma se la deve vedere contro una grandissima Sampdoria quadrata e pronta a fare la storia. Mancini giocherà un’ottima partita mentre Vialli sprecherà qualche occasione di troppo. Palo di Stoikovich e partita ai supplementari. Nelle menti dei tifosi del Barcellona si rivedono i fantasmi di sei anni prima. Ci penserà Ronald Koeman su punizione al 112º a tirare un bolide imparabile per Pagliuca. Uno a zero e Barcellona sul tetto d’Europa per la "primera" volta.

Atene 1994. Il Barcellona ritorna in finale due anni dopo la prima vittoria e ritenuta dai più come favorita. A sfidare l’undici blaugrana è il Milan di Fabio Capello che deve giocare la finale senza gli squalificati Baresi e Costacurta. Al loro posto Maldini e Galli. Il Barcellona schiera in campo un giovane Pep Guardiola, Koeman uomo vittoria nel ’92, e quell’attacco pauroso formato da Romario e Stoikovich (poi stelle del mondiale americano di qualche mese più tardi). In realtà la partita è subito favorevole al Milan. Doppietta di Massaro nel primo tempo, al quale si aggiungeranno i gol di Desailly e lo splendido gol di Savicevic. Milan ridimensiona il “dream team” catalano, batosta clamorosa per il Barcellona.

Parigi 2006. Stadio dei principi, il Barcellona torna in finale a dodici anni di distanza. Nel frattempo vari alti e bassi, ma questa volta un progetto concreto che potrà portarla gradualmente nella storia. A contendere il titolo c’è l’Arsenal di Wenger, desideroso di essere il primo club londinese a vincere una Champions League. I gunners possono contare sul giovane Fabregas, sul talento inimitabile di Thierry Henry. Il Barcellona punta sulle geometrie di Deco, i gol di Eto’o, ma soprattutto le giocate di Ronaldinho. L’Arsenal va in vantaggio nel primo tempo con un colpo di testa di Campdell. A quindici minuti dalla fine il risultato è fissato ancora sullo 0 a 1 per gli inglesi. In quattro minuti Samuel Eto’o e l’eroe a sorpresa Beletti ribaltano lo score e Parigi si tinge di blaugrana. E’ la segunda, vinta con Frank Rijkaard in panchina. Il Barcellona torna sul tetto d’europa quattordici anni dopo.

Roma 2009. Leo Messi contro Cristiano Ronaldo, Guardiola contro Ferguson, Barcellona contro Manchester United. E’ una finale che sa di cambio della guardia in tutti i sensi. E’ la prima grande stagione del tiki taka di Guardiola, il Barcellona arriva a Roma con i favori del pronostico anche se l’avversario per forza e blasone è da temere. Il Barça arrivò a giocare quella finale grazie ad un gol (storico) di Andrés Iniesta allo scadere contro il Chelsea. Lo chiameranno Iniestazo numero uno, perché l’anno successivo a Johannesburg Don Andrés ne metterà a referto un altro più importante. La partita di Roma viene decisa già dopo 10 minuti, taglio di Henry per Samuel Eto’o il camerunense non sbaglia. Xavi e Iniesta sono giovani ma già imposti a grandi livelli, il Barça gioca in maniera sincronica, davanti c’è un tridente da panico ma soprattutto c’è il numero 10. Segna al 69º e si dichiarerà al mondo intero. Leo Messi. Barcellona per la tercera, per uno storico triplete e Messi che a fine stagione vincerà il primo pallone d’oro della sua carriera. Le prime epifanie.

Londra 2011. Il Barcellona torna a Wembley dove vinse la prima coppa nel remake della finale del 2009. Il Manchester United si è indebolito, non c’è più Cristiano Ronaldo. Il Barcellona non ha più Henry ed Eto’o, rimpiazzati da David Villa e Pedro. Bisogna vendicare la vittoria sfumata, dopo l’eliminazione in semifinale contro l’Inter del triplete, dell’anno precedente. Xavi e Iniesta sono più maturi, già campioni del mondo, e Leo Messi è inarrestabile. Segna Pedro poi raggiunto dal pareggio di Rooney. Nel secondo tempo ci penserà una magia di Leo Messi e un gol di David Villa per fissare il risultato sul punteggio di tre a uno. Barcellona per la cuarta, la segunda con Pep Guardiola. La sensazione è che sia una delle squadre più forte di sempre pronta a replicarsi, ma bisognerà aspettare quattro lunghi anni per ritornare in finale.

Berlino 2015. Come finirà questa sera?


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