Porto, Pinto da Costa: "La mia bottega è la più cara d'Europa"

Il numero uno del club portoghese si racconta di fronte ai microfoni della stampa e lancia la sfida ai bianconeri.

Porto, Pinto da Costa: "La mia bottega è la più cara d'Europa"
Photo by "101 Great Goals"

Il Porto si avvicina sempre di più alla sfida contro la Juventus. Ai microfoni della stampa è intervenuto il presidente Pinto da Costa, un vero e proprio "Silvio Berlusconi" di Portogallo. Paragone esagerato? No, è un grande intenditore di calcio che guida i Dragones dal 1982. Ben 58 trofei vinti suddivisi in 20 campionati, 7 coppe internazionali, e il resto tutte coppe nazionali. Ha già messo nel mirino la squadra di Massimiliano Allegri, una compagine che ha già affrontato in finale di Coppa delle Coppe a Basilea nel 2-1 bianconero. Questa volta non vuole perdere, ma oltre all'aspetto tecnico ci ha tenuto ad evidenziare l'ottimo lavoro svolto sotto l'aspetto economico. La squadra portoghese è una delle più "costose" d'Europa e chiunque sia interessato a trattare per un calciatore dovrà obbligatoriamente rispettare le richieste del club. Tanti i calciatori che hanno fruttato straordinarie plusvalenze che rendono il prodotto Porto uno dei modelli più seguiti e apprezzati del mondo. Hulk fu acquistato dal Tokyo Verdy per 19,5 milioni nel 2008 e rivenduto allo Zenit nel 2012 per 60. James Rodriguez dal Banfield nel 2010 per 7 milioni e venduto al Monaco per 45 nel 2013. Falcao dal River Plate nel 2009 per 5,5 milioni e fu venduto all’Atletico nel 2011 per 40. Mangala fu prevelato dallo Standard Liegi per 6,5 milioni nel 2011 e fu venduto al City per 40 milioni nel 2014. Il "canterano" Ricardo Carvalho cresciuto nelle giovanili e ceduto nel 2004 al Chelsea per 30 milioni. Il risultato? "Solamente" 176,5 milioni di euro incassati.

Testa al campo ora: c'è la Juventus, una squadra che Pinto da Costa ricorda molto bene.

"Basilea, 1984, Juve­-Porto. Quando mi ero candidato per la prima volta nel 1982, l’avevo detto: volevo una finale europea e due anni dopo eravamo già lì. C’era entusiasmo, giocammo una grande gara: non siamo stati inferiori, abbiamo perso per colpa di una prestazione non così buona dell’arbitro... Quella fu una lezione: dopo la finale dissi a tutti che la successiva l’avremmo vinta. Proprio grazie agli insegnamenti di quella sera, arrivò la Coppa dei Campioni vinta nel 1987 contro il Bayern."

In tanti anni di presidenza si è fatto molti amici e nemici. Che rapporto ha con il club bianconero?

"Ricordo la partita in Champions rinviata per l’11 settembre: c’era empatia tra le due dirigenze in un momento tristissimo. Sono due società amiche e sarà un piacere affrontarci di nuovo. Sul mercato ricordo l’affare Rui Barros organizzato da me, Boniperti e Zoff. Poi Alex Sandro: trattative amichevoli con massimo rispetto."

La Juventus è una squadra che dispone di calciatori straordinari. I sui preferiti? Buffon e Alex Sandro.

"Ne hanno avuti di grandi giocatori, ma dico Buffon: per la qualità, la professionalità, e per l’amore infinito per il club quando è retrocesso. Una leggenda con una enorme storia e anche noi abbiamo un portiere, Casillas, con queste qualità. Poi dico Alex Sandro, un grande uomo: diventerà il terzino sinistro più forte del mondo."

Il Porto è una squadra che non fa sconti a nessuno, un fattore determinante per la solidità economica del club. Qual è il segreto?

"Non sempre faccio la scelta giusta, conduco molte trattative, alcune con successo e altre meno, ma sempre per il bene del Porto. Ho fatto buoni affari sia per noi sia per i club con cui avevamo a che fare: Deco-Barça, Pepe­-Real, Carvalho-Chelsea, Moutinho­-Monaco... Ci vuole conoscenza, bisogna seguire i giusti criteri: oltre alla tecnica, contano professionalità e carattere dei giocatori."  

Cosa teme il Porto? Se la giocherà senza paura e nel massimo rispetto per l'avversario.

"Lo staff di Allegri lo sa, ci conosce perfettamente. Abbiamo giocatori che hanno davanti grandi carriere: attenti ad André Silva, Danilo, Rui Pedro, Otavio, Corona, Ruben Neves, Alex Telles, Herrera, Brahimi. Che stiano con noi o vadano altrove, faranno strada."

Il Porto è una squadra di grande tradizione internazionale. In passato ha avuto modo di giocare anche con Milan ed Inter, ma ultimamente è riuscita a sgambettare anche la Roma nei preliminari di Champions League. 

"Siamo migliorati, sia noi che la Juve. Da questa stagione abbiamo un nuovo coach e questo ha ovviamente portato cambiamenti, ma adesso siamo molto più equilibrati. Se siamo stati in grado di eliminare la Roma da sfavoriti, anche stavolta possiamo mostrare coraggio e qualità. La Juve può vincere la Coppa, ma anche noi possiamo vincere in questo turno."

Piccolo siparietto sulla sua somiglianza con il Papa.

"Papa? Forse è un errore di pronuncia, forse si intende papà perché ho due figli... Sì, ho pensato spesso di lasciare ma nessuno si è fatto avanti per sostituirmi. Finché i soci votano per me, io non mollo: loro mi danno la forza di difendere il Porto. Non ho paura di affrontare i momenti difficili, come quando sono stato sospeso senza motivo. Per fortuna, ho vissuto anche momenti speciali: la Champions del 1987, l’apertura dell’Estádio do Dragão e la nascita del nostro museo."

Il futuro? Il suo sogno è rivedere il Porto sul tetto d'Europa. I rimpianti? Più che altro riguardano allenatori..

"Vorrei il Porto ancora campione d’Europa. Tra i rimpianti, l’aver scelto uno o due allenatori su cui puntavo e che non mi hanno soddisfatto. E poi tantissimi mi hanno deluso, ma non voglio citarli: non lo meritano."

Ottimi rapporti anche con il Milan di Berlusconi e Galliani, una squadra con la quale ha perso una Supercoppa Europea per mano di Shevchenko. 

"Il mio migliore amico in Italia si chiama Adriano Galliani e a Berlusconi mando i saluti. È un vincente, anche in politica, ma quando si tratta di matematica Silvio non va così bene..."