Atletico-Real, il dovere di crederci contro il potere di decidere

Simeone vede il suo ciclo Colchonero agli sgoccioli, Zidane vuole centrare un'altra finale. Il 3-0 dell'andata favorisce la Casa Blanca, che ha di fatto il destino nelle proprie mani, nonostante la determinazione dei padroni di casa, all'ultima al Calderon.

Atletico-Real, il dovere di crederci contro il potere di decidere
Fonte immagine: Sky Sport

Domani sera, l'Atletico Madrid vivrà l'ultima notte Europea nel suo Calderon, prima di trasferirsi al Wanda Metropolitano. Quasi uno scherzo del destino che l'ultima di Champions League nel catino infuocato sia contro il Real Madrid, contro i mai amati concittadini, distruttori di sogni europei - nonostante in Liga il trend possa raccontare altro. Potrebbe essere una notte da sogno, ma più probabilmente, visto il 3-0 maturato al Bernabeu settimana corsa, sarà una notte di rimpianti, di saluti malinconici.

L'ultima gara senza gol del Real è del 26 aprile 2016 (0-0 vs City). L'ultima manita incassata è del 29 novembre 2010 (5-0 al Camp Nou, nel clàsico di Liga.

Numeri da brivido

Il Real, in linea di massima, può giocare una partita che si confà a quelle che sono le proprie caratteristiche: l'Atletico ha necessità di scoprirsi, di provare a bucare almeno tre volte Keylor Navas, senza subire, per guadagnarsi la speranza dei tempi supplementari, ma i Merengues segnando anche una sola rete archivierebbero in maniera pressoché definitiva il discorso. Il gol per il Real è sostanzialmente una routine: l'ultima partita senza marcature all'attivo, giusto per rendere l'idea, risale al 26 aprile 2016, nella stagione scorsa, quando fu il Manchester City a mantenere a digiuno la compagine di Zidane in una semifinale, ma d'andata, con il ritorno da giocare al Bernabeu (per la cronaca, terminato 1-0).

Fonte immagine: Corriere dello Sport
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L'altro evento che dovrebbe andare a verificarsi, ipotizzando che Ronaldo e compagni un gol lo segneranno, sarebbe che l'Atletico segnasse cinque reti. I Blancos non incassano una manita da quella leggendaria del Clàsico edizione 2010, al Camp Nou, quasi sette anni fa. Numeri, precedenti che forse contano solo relativamente, ma che rendono l'idea della grandezza dell'impresa alla quale i Colchoneros sono chiamati.

La mossa di Isco trequartista all'andata ha distrutto i piani tattici di Simeone.

Scardinare e cambiare

Le chiavi tattiche non si discostano particolarmente da quelle della gara d'andata, e questo è un altro punto a sfavore di Simeone. Il Real Madrid dovrebbe proporre quasi lo stesso undici, l'unico cambio dovrebbe riguardare la fascia destra di difesa, dove Nacho dovrebbe avere l'incarico di supplire l'infortunato Carvajal. Per il resto sarà lo stesso simil-4-4-2, con Isco tra le linee. L'ex Malaga ha rappresentato, sette giorni fa, la mossa tattica che ha mandato totalmente fuori giri l'organizzazione difensiva dei rojiblancos, una mossa a cui Simeone deve obbligatoriamente trovare risposte, dovessero anche snaturare in parte il credo tattico del Cholo. Il cliché della partita perfetta ritorna prepotentemente in voga in questo tipo di situazioni di punteggio, così come quello della remuntada. Sono cliché, per l'appunto, ma nascondono sempre più di un fondo di verità.

Fonte immagine: Yahoo Sports
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Ogni minimo errore contro il Real Madrid non viene perdonato, lasciare anche solo dieci centimetri in più di spazio a uno come Cristiano Ronaldo - per citare il più rappresentativo, ma ci sarebbe la fila... - costa carissimo. Di dimostrazioni se ne trovano a bizzeffe, l'ultimo in particolare riguarda la gara d'andata: Lucas Hernandez terzino destro è stata una toppa necessaria causa l'emergenza, forse con Juanfran l'epilogo sarebbe stato differente, ma questa supposizione rimarrà tale e soprattutto poco probabile, perché la mancanza principale dei Colchoneros è stata prima psicologica che tattica.

Se l'Atletico vorrà darsi una speranza, il primo cambiamento dovrà essere psicologico.

Atteggiamento e psicologia

Il mordente, la grinta, la cattiveria agonistica che avevano contraddistinto l'impero Cholista e tutte le sue battaglie, sono andate in fumo di fronte al rivale più odiato e mentalmente più sofferto. Per provare a tenere vivo il fuoco della Champions, per provare a entrare nella storia dalla parte giusta - ed è doveroso aggiungere "per una volta...", non ce ne vogliano i tifosi dell'Atletico - questi elementi non possono mancare. Devono essere le fondamenta su cui costruire una partita e una rimonta sulla carta proibitiva, e non c'è Barcellona-Psg che tenga, per quanto quella gara sia stata leggendaria e memorabile.

Fonte immagine: Sky Sports
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Simeone, giustamente, ha basato il proprio avvicinamento alla partita sul crederci, sempre. Dichiarazioni di circostanza? Per certi versi lo si può pensare, ma non può essere tutto ridotto a questo. L'Atletico ci crede davvero, non esistono altre vie percorribili se non quella della determinazione nel pensare a una rimonta impossibile. Esiste però un contrasto con la realtà, perché se si descrive questa rimonta come impossibile (sulla carta, ovviamente), è perché dall'altra parte del campo si staglia uno scudo Merengue, dotato di un potere decisionale forte, fortissimo. Pensare ad un Real,questo Real, che butta alle ortiche un vantaggio di 3-0 è arduo, per quanto la palla possa essere sempre rotonda - e in coda a questo, tutti gli altri luoghi comuni. Il Calderòn, all'ultima notte europea della propria storia, potrebbe masticare amaro.


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