Barça alle elezioni presidenziali

Il 18 luglio il popolo catalano sarà chiamato ad eleggere il presidente del club per i prossimi quattro anni. E' scontro a due tra Bartomeu e Laporta

Barça alle elezioni presidenziali
Barça alle elezioni presidenziali

A Barcellona è tempo di elezioni presidenziali. Per una volta, nel vivace territorio catalano non si parla di politica, ma di calcio perchè il 18 luglio avranno luogo le elezioni del presidente del Fútbol Club Barcelona

Il Barça fonda il proprio sistema amministrativo su un nobile principio: qualunque socio, tra i 172.000 registrati, può ambire alla presidenza del club. Per candidarsi è necessario aver compiuto 18 anni ed essere socio almeno da almeno un anno. Il presidente del club guida una giunta direttiva composta da ulteriori 300 soci, sorteggiati tra i maggiorenni con almeno due anni di militanza alle spalle e con frequenza alle assemblee annuali del FCB. Si svolgono ogni quattro anni, a suffragio universale dal 1978, dopo un periodo in cui soltanto i soci maschi avevano diritto di voto. L'unico periodo storico in cui il sistema democratico del Barça è venuto meno è stato quello delle Guerre Civili Spagnole tra il 1939 e il 1953, in cui il presidente della società era scelto dalle autorità governative.

Negli ultimi tempi ha scatenato le polemiche la norma che ogni direttivo debba presentare avalli economici pari al 15% del bilancio annuale del club, una regola che per certi versi risulterebbe utile, costituendo una sorta di paracadute economico in caso di cattiva gestione, ma in termini più romantici nega di fatto la possibilità a un socio medio di candidarsi alla presidenza della squadra blaugrana. L'importanza che queste elezioni rivestono nell'ambiente catalano è fondamentale e porta con sè una forte carica identitaria per il popolo della regione, in quanto il Barça si è sempre reso portavoce dello spirito nazionale della Catalogna, promuovendo iniziative relative alla lingua e alla tradizione della zona. Il cuore dei catalani batte forte, e all'unisono con il Barça.

Le elezioni che si terranno tra pochi giorni vedranno scontrarsi due personaggi di grande spicco nella storia recente dei blaugrana: Josep Maria Bartomeu e Joan Laporta

Imprenditore catalano di grande successo, Josep Maria Bartomeu ha rilevato la presidenza del Barça nel 2014, dopo le dimissioni di Sandro Rosell in seguito al caso Neymar. A causa del clima di eccessiva tensione che orbitava intorno al club a metà stagione, quando il triplete era ancora lontano, ha deciso di indire le elezioni anticipate, alle quali si sarebbe presentato come candidato. Come strategia per mantenere la poltrona di numero uno al Camp Nou, Bartomeu ha già fatto irruzione sul mercato, vestendo di blaugrana Arda Turan e Aleix Vidal. Secondo un sondaggio del quotidiano catalano "La Vanguardia", il presidente uscente sarebbe nettamente in vantaggio sul rivale, con circa il 31% delle preferenze.

Dall'altra parte, Joan Laporta prova un nuovo assalto alla presidenza del Barça. L'avvocato è già stato numero uno del club dal 2003 al 2010, esordendo con il botto: il suo primo grande acquisto da nuovo presidente del Barcellona fu Ronaldinho, e il resto è storia. Anche in questo caso il cavallo di battaglia di Laporta per le presidenziali è l'acquisto di un top player che ingolosisca il popolo blaugrana: Paul Pogba. Il francese è senza mezzi termini il manifesto politico dello sfidante di Bartomeu, che ha promesso ai tifosi che, in caso di elezione, portare Pogba al Camp Nou sarebbe una priorità. Il presidente uscente ha provato a bruciarlo sul tempo con un'offensiva per aggiudarsi il talento della Juve, ma senza risultati, e questo tentativo a vuoto ha dato ulteriore materiale all'opposizione per rinforzare le proprie strategie, affermando che l'offerta di Bartomeu "ha messo in cattiva luce il club". Finora le promesse hanno lasciato il tempo che hanno trovato, infatti la maggioranza dei soci avrebbe intenzione di premiare i colpi già effettuati dal numero uno uscente.

Una battaglia senza esclusione di colpi, in cui sarà tutto in bilico fino al giorno delle elezioni.

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