Real Madrid, ora anche Cristiano Ronaldo è un caso

La sconfitta di Siviglia agita i media castigliani a meno di due settimane dal clasico contro il Barcellona. Ecco perchè il Real non può più sbagliare, in un ambiente che comincia a non tollerare più i segnali di insofferenza di Ronaldo.

Real Madrid, ora anche Cristiano Ronaldo è un caso
Real Madrid, ora anche Cristiano Ronaldo è un caso

"Heridos al Clasico". Feriti al Clasico, titolava stamattina l'edizione del quotidiano Marca, da sempre organo di stampa vicino alle cose della Casa Blanca. In una domenica da incubo per il Real Madrid, che sperava di ricevere buone notizie dal Camp Nou dove i rivali del Barcellona erano impegnati contro il brillante Villarreal di Marcelino, los merengues sono stati bruscamente ricacciati indietro dal Siviglia di Unai Emery, bravo e gagliardo a rimontare il gol capolavoro dell'ex hijo de casa Sergio Ramos. La sconfitta del Sanchez-Pizjuan ha scoperchiato il vaso di Pandora dei problemi del Madrid, dal difficile rapporto con l'ambiente del tecnico Rafa Benitez all'umore di Cristiano Ronaldo - definito "disconnesso" proprio da Marca - passando per il disappunto di un giocatore chiave della scorsa stagione come il colombiano James Rodriguez.

Ma se le accuse al "difensivista" Benitez erano da mettere nel conto, specie in una serata in cui Kroos ha mostrato enormi difficoltà a giocare da mezz'ala, lontano dal centro del campo dove ormai è stato inserito in pianta stabile Casemiro, meno prevedibile erano le critiche che sono state invece rifilate a Cristiano Ronaldo, protagonista di una gara grigia ma senza dubbio non agevolato dal sistema di gioco dei blancos, un 4-3-3 senza una vera punta centrale, con Benzema quasi recuperato dall'infortunio ma fuori causa per i noti guai giudiziari in cui è incappato la settimana scorsa. Non è tuttavia la prima volta che il fuoriclasse lusitano appare fuori dalla manovra del Real, mostrando - con un atteggiamente volutamente teatrale - il suo disappunto per scelte e gioco della sua squadra. La gara di Champions League contro il PSG al Bernabeu aveva già fatto scattare l'allarme nel tifo madridista: prima un battibecco negli spogliatoi con Florentino Perez ripreso dalle telecamere ("Perchè hai detto quelle cose?" la domanda del presidente al suo campione in riferimento alle dichiarazioni di CR7 rilasciate al settimanale tedesco Kicker, in cui si paventava un suo possibile addio al Real, cui Ronaldo aveva replicato facendo finta di niente), poi le parole sussurrate all'orecchio di Laurent Blanc proprio dal portoghese, a molti apparse come la prenotazione di un biglietto aereo di sola andata direzione Parigi, Parco dei Principi.

Ecco che, tra difficoltà tecniche e una condizone atletica non al top, Ronaldo si ritrova in mezzo alla bufera mediatica di Madrid, a tre settimane da un clasico che los merengues non possono permettersi di sbagliare, specie se davvero Leo Messi non dovesse recuperare per il gran galà del Santiago Bernabeu del 21 novembre. Ma per comprendere a fondo l'isterismo madridista non è sufficiente concentrarsi solo sui risultati e sull'andamento tecnico della squadra in questo avvio di stagione, ma è necessario risalire alla scelta di Florentino Perez di affidare la squadra a Rafa Benitez, dopo aver esonerato senza troppi complimenti Carlo Ancelotti, l'allenatore della Decima, via più per una certa incompatibilità con il presidentissimo che per problemi legati ai risultati ottenuti. L'annata in corso viene infatti ritenuta da tutto l'ambiente come quella in cui vincere a tutti i costi la Liga, per rimpinguare il magrissimo bottino di un solo titolo vinto in sette anni, peraltro stesso score dei cugini dell'Atletico Madrid. Lo stesso Florentino è ormai nel mirino della frangia più calda del tifo merengue, e un'altra annata senza successi sul suolo spagnolo metterebbe sotto accusa l'intera gestione di Perez e della sua giunta direttiva nelle ultime stagioni. Il confronto con i blaugrana rimane un elemento imprescindibile nella valutazione che a Madrid viene fatta dei risultati di una squadra dalla qualità tecnica indiscussa, ma sottoposta a una pressione senza eguali nel panorama calcistico internazionale.

In queste condizioni Benitez è chiamato alla svolta, che dovrà assolutamente avvenire nel clasico, in una partita in cui sarà difficile fare a meno di James Rodriguez (sinora ai margini, al netto dell'infortunio) e di un Toni Kroos riportato al centro della manovra della Casa Blanca. Il tecnico non sembra tuttavia curarsi della critica e la sensazione è che voglia proseguire nel suo assetto tattico attendista, imperniato su Casemiro davanti a una difesa che sarà nuovamente protetta da Keylor Navas, portiere di cui improvvisamente non può più farsi a meno, e su una punta di ruolo, quel Karim Benzema che con i suoi movimenti offensivi funge da regista avanzato del gioco del Real. Se il francese non fosse a disposizione, Ronaldo sarebbe costretto nuovamente a giocare da attaccante centrale, con Bale e uno tra Isco e James ai lati, in uno schieramento speculare al 4-3-3 di Luis Enrique. Sì, perchè il faraonico Madrid di Perez, dopo essersi liberato del talento di Morata, ha fatto fuori quest'estate anche l'unico altro giocatore d'area che aveva in rosa, quel Chicharito Hernandez ora finito al Bayer Leverkusen, lasciando un vuoto in una casella fondamentale per una squadra di quel livello.


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