Real-Barça, dove si vince el Clasico?

Pedine fondamentali, giocatori chiave, possibili schieramenti e interpretazioni dei vari momenti della partita. Viaggio in tutte le possibili pieghe del Clasico Real Madrid-Barcellona.

Real-Barça, dove si vince el Clasico?
Real-Barça, dove si vince el Clasico?

A ventiquattr'ore dalla supersfida del Santiago Bernabeu tra Real Madrid e Barcellona, non sono solo i dubbi sulle condizioni di Leo Messi a tener banco sulla stampa spagnola, ma anche le mosse dei rispettivi allenatori, Rafa Benitez e Luis Enrique, al primo incontro/scontro in carriera come avversari in panchina. Un match che vedrà sul prato verde di Madrid un numero impareggiabile di fuoriclasse e campioni si deciderà infatti verosimilmente a livello tattico, nonostante le giocate di puro talento dei singoli siano pronte a impreziosire le prestazioni dell'una o dell'altra squadra.

Benitez e i dubbi in mediana.  Los merengues recuperano praticamente tutti i giocatori infortunati, da Sergio Ramos a Marcelo, da Keylor Navas a Danilo, passando per Karim Benzema e James Rodriguez. Una delle chiavi della gara sarà lo schieramento che l'ex tecnico del Liverpool deciderà di proporre a centrocampo. Nelle ultime apparizioni dei blancos, Benitez ha puntato senza esitazioni sul trio Modric-Casemiro-Kroos, con il tedesco dirottato nel ruolo di mezz'ala, per garantire più copertura a una difesa abbassatisi in media di una buona ventina di metri rispetto ai tempi di Ancelotti. Se dovesse venir confermato il sistema di gioco visto sinora - a prescindere da chi comporrà il trio d'attacco - sarà lecito attendersi un Real con le due linee di centrocampo e difesa particolarmente strette e vicine, allo scopo di evitare che il sapiente palleggio degli avversari si trasformi in triangoli a tinte blaugrana che potrebbero esaltare la tecnica nello stretto di fenomeni assoluti come Iniesta, Neymar e Messi, con Ivan Rakitic pronto a inserirsi da dietro e Luis Suarez a fare da riferimento avanzato per i compagni

Danilo e Marcelo, pedine fondamentali. Per il Real Madrid sarà fondamentale recuperare palla il più avanti possibile, per non avere poi troppo campo davanti a sè fino alla porta di Ter Stegen, e sfruttare al meglio i cambi di ritmo sulle corsie laterali degli esterni di difesa brasiliani Danilo e Marcelo. Entrambi reduci da infortuni, i terzini di Benitez avranno il compito di ribaltare velocemente l'azione una volta trasformata la fase difensiva in offensiva, consapevoli del fatto che nè Neymar nè - soprattutto - Messi si spingeranno a seguirli oltre la linea di centrocampo. Importante anche la loro lettura nelle diagonali difensive: da sempre gli avversari del Barcellona stringono verso il centro la linea di retroguardia, allo scopo di concedere ai blaugrana l'esterno solo come spazio da utilizzare per i cross, fondamentale mai troppo sfruttato dai catalani per ovvie caratteristiche fisiche e tecniche dei loro attaccanti.

Il tridente e il trequartista blanco. Dalla Spagna assicurano: Benzema sarà della partita sin dal primo minuto. Troppo importante il francese, unica vera prima punta a disposizione di Benitez, per lasciarlo in panchina nel Clasico. Con Ronaldo e Bale ad occupare conseguentemente le ali a fianco del centravanti ex Lione, potrebbe non esserci spazio per James Rodriguez, pomo della discordia delle ultimissime partite del Real. Completamente recuperato, il colombiano ha giocato con continuità in nazionale, reclamando spazio anche nel club, dove fino all'anno scorso era una pedina inamovibile nello scacchiere di Ancelotti. L'utilizzo del Diez - o di Isco in alternativa - significherebbe stravolgere l'assetto che prevede Casemiro pivote davanti alla difesa, con il ritorno di Kroos da mediano basso e l'inserimento proprio di James come trequartista in un 4-2-3-1 finora poco sperimentato da Benitez o come mezz'ala sinistra di centrocampo, con Modrid da interno destro. Scelta chiave quella che riguarda il colombiano, letta in Spagna come un'opzione decisa verso un atteggiamento più offensivo della Casa Blanca, a scapito dell'attendismo di cui il nuovo tecnico è ormai tacciato da tempo.

Piquè e Mascherano, perni di una difesa sinora non impeccabile. Sulla sponda blaugrana della sfida, i dubbi di formazione sembrano essere limitati all'utilizzo o meno dal primo minuto di Leo Messi, ma sono altri i problemi che Luis Enrique dovrà aver affrontato e risolto in vista del match di domani. La retroguardia del Barcellona ha mosrato segni di fragilità in tutto l'inizio di stagione, crollando in alcune occasioni contro avversari di talento come l'Athletic Bilbao in Supercoppa di Spagna, il Siviglia in quella europea, e il Celta Vigo in campionato. Dani Alves, Piquè, Mascherano e Jordi Alba si schiereranno nella consueta linea a quattro dei catalani, ma il loro rendimento sarà influenzato dalla capacità dell'intera squadra di rimanere corta e compatta, andando a pressare in avanti come da tradizione guardioliana. Mentre il Jefecito rimane una sicurezza in termini di recupero sul breve, Gerard Piquè - probabile destinatario dei fischi del Bernabeu - ha da sempre bisogno di qualche metro in più per azionare le sue leve e non farsi prendere in velocità. Fondamentale a riguardo la posizione di Sergi Busquets, spesso arretrato come centrale aggiunto per permettere ai due terzini di avanzare con maggiore tranquillità.

Il contributo delle mezz'ali blaugrana. Per espugnare il Bernabeu Luis Enrique avrà bisogno della miglior versione di Andres Iniesta, non solo palla al piede in edizione illusionista, ma anche come equilibratore dell'intera squadra in fase di non possesso. Caratteristiche oggi tipiche ed irrinunciabili di Ivan Rakitic, il croato riscopertosi tuttofare in maglia blaugrana, eccezionale per versatilità e intelligenza tattica. Detto di Busquets piantato al centro del campo, va sottolineato ancora come il Barcellona potrebbe dover fronteggiare una sfuriata iniziale degli avversari, costretti a partir forte da esigenze sceniche e di classifica. A Luis Enrique non dispiacerebbe affatto poter di tanto in tanto abbassare il baricentro della sua squadra per chiamar fuori los merengues e sfruttare la capacità unica di correre negli spazi dei suoi tre attaccanti, ma il tecnico del Barça sa anche che, per abitudini e caratteristiche di gioco, i suoi uomini prediligono avere il pallino della gara in mano, per non dover rincorrere gli avversari a tutto campo.

Messi, Suarez e Neymar. Il trio delle meraviglie blaugrana esordì proprio al Bernabeu nel clasico d'andata della scorsa stagione, quando il Real di Ancelotti si impose in rimonta per 3-1. In quell'occasione il Pistolero Suarez venne schierato da esterno destro d'attacco, lasciando a Messi libertà di movimento al centro da falso nueve. Un anno dopo la situazione è ormai da tempo ribaltata, con la Pulce riportata nel suo ruolo originario a destra, e Suarez centravanti puro, capace allo stesso tempo di finalizzare e di duettare con gli altri due tenori del Barça. Con Messi in campo, i catalani si appoggeranno molto sul fuoriclasse argentino, quasi da playmaker decentrato, sul quale collassano spesso le difese avversarie, lasciando scoperto il lato opposto della difesa dove Neymar è diventato bravissimo ad agire. Senza il loro leader, con Munir o Sandro a sostituirlo, il gioco degli ospiti vedrebbe l'azione partire più spesso da sinistra, sull'asse Jordi Alba-Iniesta-Neymar, ribaltando in sostanza il lato da cui portare pericoli verso la porta di Keylor Navas.

La distanza tra i reparti. Più di qualsiasi magia di Messi e degli altri campionissimi a disposizione di Luis Enrique, al Barcellona servirà una compattezza di squadra sinora apparsa solo a corrente alternata. I blaugrana sono stati più lunghi del solito in questo inizio di stagione. Non potranno permetterselo domani di fronte a un avversario del livello del Madrid. Il pressing in avanti dovrà essere perfettamente sincronizzato, un po' come fatto dal Psg contro il Real nella sfida di ritorno di Champions League, altrimenti il rischio di subire imbarcate in contropiede contro la velocità di Ronaldo e Bale diverrebbe più che concreto, un incubo che agiterebbe le successive notti di tutti i tifosi catalani. Se le scalate in avanti non dovessero essere perfette, il Barcellona potrà comunque abbassare di una decina di metri il proprio baricentro, per rimanere compatta almeno verso l'indietro e puntare a propria volta sulle giocati in spazi più aperti della MSN, domani attesa al gran completo nella serata più importante di questo inizio di stagione.

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