Champions League, Atletico-Real: tra tecnica, tattica e motivazioni

Dalla potenza di fuoco dei Merengues a quella del Calderon, dagli occhi dei leoni di Simeone al talento di Ronaldo e compagni, dall'atmosfera agli schemi. Entriamo nelle pieghe di una notte che può essere storica.

Champions League, Atletico-Real: tra tecnica, tattica e motivazioni
Atletico Madrid - Real Madrid, le chiavi tecniche, tattiche e motivazionali

Il primo atto della semifinale, il quarto consecutivo del derby in Champions League, l'ennesimo di una sfida infinita. Il Real Madrid, nella gara d'andata, va al Calderon, va nella tana dell'Atletico Madrid, alla caccia di un risultato che non può essere diverso dalla vittoria. Vietato fare calcoli ancora prima di scendere in campo, il pensiero è solo verso il miglior risultato possibile, per affrontare il ritorno al Bernabeu con le condizioni favorevoli, con il proprio pubblico a spingere. Ma prima c'è un altro pubblico da fronteggiare, quello degli oltre cinquantamila indemoniati Colchoneros.

Tante sono le vie da cui passa la sfida di questa sera. Si incrociano la tecnica e la tattica, ma anche le motivazioni. Che non mancano mai per una semifinale, e nemmeno per un derby, ma questa gara è speciale. Per molteplici ragioni, cinque su tutte. Eccole.

Fonte immagine: Voci Di Sport
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Chi marca il marcatore? - Niente Juanfran, niente Vrsaljko. E, come se non bastasse, niente Josema Gimenez. Il terzino destro titolare, quello di riserva e quello d'emergenza, tutti fuori, probabilmente nella gara più difficile da interpretare e da leggere per il ruolo, quella in cui l'avversario ha la camiseta blanca e il sette sulla schiena. Precisiamo: nessuno sa come si contiene, o meglio, come si limita al minimo Cristiano Ronaldo; forse solo lui stesso, quando incappa nelle serate in cui l'egocentrismo lo domina, ma c'è caratteristica e caratteristica. Sempre meglio avere un terzino veloce, in grado di seguirlo e leggere meglio le situazioni in velocità, piuttosto che un centrale adattato, più forte sì fisicamente per contrastare colui che è il vero centravanti del Real Madrid, ma meno in grado di reggere l'uno-contro-uno sui movimenti. Salvo clamorose sorprese (Thomas?), ci sarà uno tra Savic e Lucas Hernandez. Auguri.

Fonte immagine: Mirror
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Fattore Isco - A sinistra il giocatore più forte del Real Madrid, a destra uno dei più in forma (difficile per ora schiodare Marcelo dal primo posto): Isco. In realtà non è certo che l'ex Malaga calcherà il terreno di gioco dal primo minuto, ma l'assenza di Bale lascia enormi probabilità che sarà lui a sostituirlo, con buona pace di Asensio, James e Vazquez. Contro una squadra che tenderà a pressare alto, saltare l'uomo e creare superiorità numerica sarà una delle principali chiavi del match; per questo Francisco Alarcòn sembra l'uomo a cui, in una partita del genere, non si può rinunciare. Lo sarebbe stato con Bale - con buona pace di Casemiro e dell'equilibrio -, figuriamoci senza...

Aggirare il centrocampo - Non è un caso che il nome del gallese ex Tottenham sia ricorrente nelle analisi di questa gara, parlando del Real. Basta portare indietro le lancette di undici mesi, ritornare a Milano, all'ultima finale, e pensare al suo straordinario primo tempo. Uomo ovunque nella parte destra del campo, lui e Benzema continuamente cercati da lanci finalizzati a scavalcare il pressing, a lavorare palloni su palloni per attaccare la difesa Colchonera. Anche senza Bale, Zidane potrebbe comunque pensare di replicare quel piano-partita, chiedendo sforzi extra al francese, considerato anche che Ronaldo potrebbe avere vita più facile nel trovare gli spazi. Il tecnico dei Blancos ha la necessità di non farsi travolgere dalla pressione avversaria, ma servirà un Benzema al 100%, perché l'aggressività che Modric e Kroos troveranno in mediana, la troverà anche l'ex Lione: no, Godin non è uno che tende a risparmiare (e risparmiarsi).

Fonte immagine: Sportsmole
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Nacho e gli spazi... per gli altri - Simeone chiederà ai suoi di aggredire i portatori di palla del Real, alzando l'intensità difensiva fino a portarli all'asfissia, perché il recupero palla potrebbe risultare una delle principali chiavi della gara. Dietro, infatti, i Merengues contano su due difensori che, in un certo senso, si completano: Ramos ha svariati problemi in fase di posizionamento, Nacho non è in grado di reggere l'uno-contro-uno e di contenere. Il talento di Griezmann può acuire ulteriormente queste difficoltà, così come Gameiro, altrettanto Carrasco (il quale è però ancora in dubbio, almeno da titolare). Le ripartenze biancorosse aspirano ad assumere le sembianze di una lama che penetra un panetto di burro. Il che è tutt'altro che impossibile, ed è anche la campanella che suona nell'orecchio di Zidane quando pensa di poter fare a meno di Casemiro.

Rivincite e saluti - Quella di stasera sarà l'ultima sfida europea che si giocherà al Calderòn. Dalla prossima stagione, infatti, l'Atletico Madrid si trasferirà al Wanda Metropolitano, l'ex Olimpico. Il pubblico di casa per i Colchoneros è sempre stato il dodicesimo uomo, basta vedere la gestualità di Simeone durante la partita per capire quando l'apporto degli aficionados sia importante per la squadra. Il fattore campo nella sua massima esaltazione, anche per chi a sfidare i cinquantacinquemila ci è abituato, come il Real Madrid. L'odiato Real Madrid, la squadra che per due volte nelle ultime tre edizioni ha spezzato il sogno del popolo biancorosso. Il clima che si respirerà - oltre al fatto che sia una semifinale, oltre al fatto che sia un derby - sarà simile a quello dell'inferno, perché le notti europee sono sempre diverse da tutte le altre, soprattutto per chi le vive senza l'abitudine storica. L'ultima, al Calderòn, vorrà essere la più memorabile, almeno per i tifosi di casa. 


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