Ibrahimovic e il Psg, non è un idillio

Al Khelaifi mal digerisce gli eccessi dello svedese, mentre il colosso di Malmoe continua a sognare la Champions.

Ibrahimovic e il Psg, non è un idillio
Ibrahimovic e il Psg, non è un idillio

Anche a Parigi, come a Madrid, l'atmosfera non è serena. In Francia, la squadra più potente, quella guidata dallo sceicco Al Khelaifi, può vantare una ricca collezione di trofei in stagione. Manca l'ultima Coppa, in palio con l'Auxerre, per completare un dominio assoluto, almeno tra le mura di casa. Quel che conta, però, nella ricca Europa, è altrove. Solo la Champions garantisce prestigio e immortalità, quel che cerca il n.1 del Psg, da anni pronto ad aprire i cordoni della borsa per costruire un gruppo vincente. 

I progressi sono evidenti. Dopo la buona campagna dello scorso anno, il Psg si è concesso, in questa edizione, il lusso di salutare, con scherno, il Chelsea, giocando a Stamford Bridge la partita perfetta, per abnegazione, cinismo, coraggio. Eppure, non basta. Il Barcellona, di Messi, resta molto più in alto, per interpretazione, carisma, personalità. 

La domanda è quindi spontanea: dove può migliorare il Psg? Come ultimare il processo di crescita? L'impressione è che l'incedere delle lancette sia frenetico, che l'attesa sia giunta al termine. Non c'è la voglia di procedere per gradi, progetti di questa portata richiedono l'immediata realizzazione. L'orizzonte, oggi, è nebuloso e la parola rivoluzione campeggia al Parco dei Principi. In arrivo un'altra torrida estate, con alcuni senatori come T.Motta sul piede di partenza. 

Delicata è la situazione Ibrahimovic. Il gigante svedese convive con l'incubo della massima competizione europea. Le occasioni, col passare dei mesi, diminuiscono e Ibra riflette. Il Psg non è pronto per vincere, Ibra è all'ultima fermata. Gol a grappoli, record sgretolati, un nome incastonato nella storia di Francia, ma anche mugugni, colpi di testa, squalifiche. Al Khelaifi studia una squadra senza Ibra, l'accentratore, un gruppo di stelle più coeso, senza un totem a cui rendere conto . 

In quest'ottica, determinante la posizione di Cavani. L'uruguaiano, sacrificato all'altare di Ibra, attende lo svolgersi degli eventi, pronto all'addio come alla conferma. La permanenza a Parigi passa da una scelta drastica, di tecnico e Presidente. Cavani non vuole essere il secondo, vuol trovarsi nel centro del gioco, non all'ala, con compiti di copertura, da valletto di Zlatan. Questa è anche l'idea di Al Khelaifi, ormai stanco di Ibra. 

Ricordando Mourinho, la Champions può diventare un'ossessione. Di Maria, Ronaldo, forse non Pogba, lontano, al momento, dalla Francia. Si snocciolano nomi da brividi, ma i soldi, almeno qui, non sono un problema. Quel che resta da capire è come assemblare un'orchestra di tenori, spesso propensi a primeggiare. 

Ibrahimovic, Al Khelaifi, Cavani, il Psg è a una svolta.