Cech saluta il Chelsea, ufficiale l'approdo all'Arsenal

L'esperto portiere ceco lascia Stamford Bridge e sceglie, per il futuro, l'Arsenal di Wenger.

Cech saluta il Chelsea, ufficiale l'approdo all'Arsenal
Cech saluta il Chelsea, ufficiale l'approdo all'Arsenal

Petr Cech si toglie idealmente il caschetto, con un inchino saluta Stamford Bridge. Una lettera racconta emozioni e ricordi, i social, mezzo di comunicazione del nuovo millennio, diffondono sensazioni raccolte in più di dieci anni con la maglia del Chelsea. Il momento dell'addio reca sentimenti contrastanti, tutto si fonde, lacrime di gioia e delusione, vittorie e sconfitte, ne esce un quadro umano a tinte forti. 

Il blu di Londra è una seconda pelle, 493 presenze, Cech è il portiere dell'epopea blues, della scalata europea del Chelsea, segnata dal magnate Abramovich e da fior di campioni. Prelevato nel 2004 dal Rennes, da due anni già alla guida della Nazionale ceca, Petr si prende di forza i pali di Stamford Bridge. Parla poco Cech, preferisce lasciare la parola al campo e sul campo è un leader. 

Cech rappresenta il primo Chelsea, dei Lampard, dei Drogba, dei Terry. Nella seconda versione, quella ristrutturata del recente periodo, Cech è il tassello d'esperienza, l'elemento di ordine e equilibrio, in mezzo a un mare di stelle nuove di zecca. Il Chelsea passa di mano, Hazard è il genio della creazione attuale, ma i senatori ricoprono ancora un ruolo chiave. Passo dopo passo si avvicina però il momento di dire basta, perché il campione non può essere semplicemente messo da parte. Mourinho "ama" Cech, come, calcisticamente, si ferma al cospetto di Lampard e Drogba, ma il tempo corre e l'Europa non aspetta. Lampard sceglie l'America, dopo la breve parentesi al City, con tanto di sgarbo al Chelsea, anche Drogba, il guerriero, si defila, per ultimo Cech. 

Il nativo di Plzen resta però in Premier, a Londra. L'Arsenal dei giovani affida la porta al vecchio Cech, dopo anni di rincorsa tra i pali, in perenne affanno, alla ricerca di un numero vero, Wenger scommette su un numero uno del passato, su un colosso che non si piega allo scorrere del tempo. 

In stagione, 7 presenze in Premier, 16 totali, poco più di 1400 minuti. Mourinho ricorre a Cech per "svegliare" il fenomeno Courtois, talvolta colpito da improvvisi cali di concentrazione. Cech infila i guantoni, entra, para ed esce, in silenzio. Professionista, ora sull'altra riva di Londra. 

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