Prandelli rompe il silenzio un anno dopo il Brasile: "La Nazionale è una ferita sempre aperta"

L' ex ct azzurro: "La Nazionale mi fa ancora soffrire, guardo le partite in differita. Ora voglio una sfida forte, anche impossibile. Ho grande motivazione, ma non mi ha cercato nessuno"

Prandelli rompe il silenzio un anno dopo il Brasile: "La Nazionale è una ferita sempre aperta"
Prandelli rompe il silenzio un anno dopo il Brasile: "La Nazionale è una ferita sempre aperta"

Cesare Prandelli  è tornato a parlare dopo mesi di silenzio; dopo il fallimento ai Mondiali e l'esonero al Galatasaray:"La Nazionale mi fa ancora soffrire, guardo le partite in differita. Voglio una sfida forte, anche impossibile. Ho grande motivazione, ma non mi ha cercato nessuno. - Intervistato dalla Gazzetta dello Sport- Forse se avessi aspettato due o tre giorni avrei fatto altre riflessioni dopo la sconfitta con l’Uruguay e la nostra eliminazione in Brasile: mi sono preso le mie responsabilità, come è giusto che faccia chi ricopre un certo ruolo..".  Un anno fa, perdendo contro Costa Rica, cominciava la discesa all'inferno: "Cercavamo di fare un calcio diverso, internazionale. Credo che le partite con l’Inghilterra ai quarti di finale o con la Germania in semifinale agli Europei del 2012 siano ancora vive nel ricordo degli italiani. Guardo gli azzurri  diciamo in differita. Aspetto il risultato così ho meno trasporto, sono più freddo e lucido: l’inno, la maglia, i tifosi, l’Italia è tutto, chi non ama la Nazionale, non ama, poi, il paese. Un tecnico azzurro non può blindarsi, non è nella natura delle cose: nell’ultimo anno e mezzo non so più quanti migliaia di chilometri abbiamo fatto con la federazione in giro per tante città o luoghi, ma senza dirlo.."

Prandelli è alla ricerca di  nuove sfide. Ad Istanbul andò male: dalle promesse alla delusione."Non parlatemi di progetti, non ne vedo in giro. Pensiamo piuttosto a prospettive tecniche, quelle sì: davanti ad una programmazione del genere, e senza ansia, non avrei problemi a ripartite, anche non dalla serie A. Una storia come quella dell’Empoli? Là c’è un lavoro alla base, c’è un’idea, di società ed altro. Parlai con l’ormai ex presidente del Galatasaray subito dopo i Mondiali e  mi sembrava un visionario, ma deciso a realizzare quanto detto: mi disse che stava comprando un club in Germania, uno in Inghilterra, uno in Italia e che io, dopo un anno ad Istanbul, sarei diventato il responsabile di tutte queste società e di una academy con 16000 ragazzi. Accettai. Poi  questo signore non venne rieletto a capo del Galatasaray, vennero nuovi dirigenti e, per questioni di equilibrio dei conti Uefa, licenziarono me e il mio staff"

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