Zenga e Iachini, perchè?

Due esoneri per motivi diversi, ma più simili di quanto si possa pensare. E per cause ancora da definire.

Zenga e Iachini, perchè?
Zenga e Iachini, perchè?

La notte, momento del riposo, porta consiglio. Di solito. Ma le eccezioni che confermano la regola, e che la mettono in dubbio, arrivano sempre puntuali. Prima di questa pausa per le nazionali infatti la Serie A è stata abbastanza scossa da due esoneri sotto un certo punto di vista inaspettati, ma nell'aria da un altro.

Partiamo da quello di Walter Zenga, che non è più l'allenatore della Sampdoria dopo un inizio di campionato tra alti e bassi, ma certamente non totalmente negativo. I dubbi sull'ex portiere come erede di Sinisa Mihajlovic erano tanti già in estate, e sono stati più che confermati dalla debacle interna (a Torino) con il Vojvodina in Europa League, uno 0-4 che ha messo subito in cattiva luce Zenga, bravo a riprendersi nelle prime uscite di campionato, riuscendo anche a dare continuità di risultati (almeno all'inizio) e togliendosi qualche soddisfazione, come per esempio strappare un punto a tre delle prime quattro in classifica. 16 punti in 12 partite, avendo affrontato come detto quattro squadre che possono lottare per lo scudetto. Ma il rendimento in trasferta è stato decisamente non all'altezza.

Se la matematica non è un'opinione, la media punti dei blucerchiati con questo rendimento sarebbe intorno ai 50 a fine stagione, poco meno di quanto fatto la scorsa stagione (56). Esonerarlo per i risultati ottenuti non pare dunque la motivazione appropriata. I 19 gol fatti inoltre rappresentano il quarto attacco della Serie A (dietro a Fiorentina, Napoli e Roma), non male, anche se le maggiori lacune sono state difensive e di gioco, ma non tali da portare a un esonero. A Zenga va anche il merito di aver lanciato Ivan e Pereira, e di aver dato carattere a una squadra che poteva perderlo dopo l'inizio shock.

La diatriba nata negli ultimi giorni di una presunta vacanza a Dubai ha però riacceso il fuoco che pareva essersi spento. Chi avrà ragione? Il tecnico, che dice di aver concordato le ferie con la società, o la società, che ha detto di non saperne nulla? Spaccatura incolmabile. Necessaria? Probabilmente no. Ma anche nello spogliatoio l'aria non è sembrata serena.

L'interrogativo reale che ci si pone riguarda il possibile sostituto. Se dovesse arrivare Montella nulla da dire, la scelta ci sta, ma visto che l'aeroplanino pare ancora lontano da Genova, i nomi sono due: Gigi Delneri ed Eugenio Corini. Per quanto riguarda il primo, i dubbi sono di carattere tattico, visto che con la rosa attuale della Samp sembra improponibile un 4-4-2, che costerebbe sacrifici quali l'allargamento di Carbonero e Correa sulle corsie (poca incisività) e la rinuncia a uno tra Soriano, Fernando e Barreto in mezzo. Sul secondo invece l'interrogativo riguarda non tanto le capacità, ma l'ambiente e gli obiettivi: se bisogna semplicemente salvarsi e diminuire le reti al passivo potrebbe essere una scelta oculata, ma a questo punto vien da pensare che i genovesi aspirino all'Europa League. E Corini ha ancora tutto da dimostrare.

Se l'esonero di Zenga ha lasciato un piccolo polverone, decisamente maggiore è stato quello alzato dall'addio di Giuseppe Iachini, esonerato da allenatore del Palermo. Situazione simile, molto: 14 punti, ma una discontinuità quasi sorprendente, confermata dalle 6 sconfitte in 8 partite. La differenza rispetto al precedente è che la squadra remava nella stessa direzione del tecnico: unità di intenti e di spirito, voglia di andare avanti insieme, di riscattare le delusioni e cercare di sorprendere, così come fatto lo scorso anno.

La stagione del Palermo meriterebbe di essere analizzata meglio, a partire da un mercato che prometteva giocatori di prospettiva come Araujo e Calleri, ma che ha portato "solamente" tanti underdog e Alberto Gilardino, che ad oggi ha una media di un gol ogni 240 minuti. Nessuno mette in dubbio le capacità dell'ex attaccante tra le altre di Fiorentina e Milan, ma per sostiuire Dybala forse ci si sarebbe aspettati altro. Iachini ha comunque saputo tirar fuori il meglio da Hiljemark e sta ritrovando Vazquez, che a tratti sembra però predicare nel deserto.

Zamparini però non era soddisfatto, voleva un calcio più offensivo e meno passivo, così ha deciso per lo switch con Davide Ballardini, che darà una nuova identità al Palermo con il 4-3-2-1. Intrigante, senza dubbio, ma valeva davvero la pena lasciare a casa Iachini per sostituirlo con un buon allenatore come Ballardini? Insomma, la scossa dov'è? L'impressione è che il Palermo possa fare comunque bene, la rosa resta valida, ma l'esonero sia sembrato più un capriccio del presidente piuttosto che una scelta ragionata e oculata.

A Palermo non l'hanno presa benissimo, a partire dai giocatori fino ad arrivare ai tifosi. Sorrentino, Vazquez, Maresca, Lazaar, Morganella e altri hanno speso parole importanti per Iachini, dimostrazione d'affetto e di un legame che è stato spezzato da un esonero che lascia tanti punti di domanda. Ballardini dovrà cercare lo stesso feeling, impresa non da poco dopo due anni di gestione. Da un cappellino all'altro, ma forse il migliore è già stato buttato via.


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