Pescara - Un'anima fragile a cui la Serie A sta troppo grande

La sconfitta con la Fiorentina ha evidenziato i problemi che affliggono la squadra di Oddo da inizio stagione.

Pescara - Un'anima fragile a cui la Serie A sta troppo grande
Pescara - Un'anima fragile a cui la Serie A sta troppo grande (Fonte foto: Pescara calcio)

Nessuna sconfitta è uguale. Siamo alla terza giornata di campionato ed il Pescara affronta l'Inter di Frank De Boer in una sfida dall'esito quasi scontato: è una partita che ha due vite diverse perchè la squadra di Oddo gioca una delle sue migliori partite, va in vantaggio con Bahebeck, dilapida il raddoppio con Verre e poi viene rimontato da una doppietta di Icardi che consegna la vittoria all'Inter e gli applausi scroscianti dell'Adriatico nonostante una sconfitta. Esattamente quattro mesi dopo il Pescara ospita la Fiorentina, passa in vantaggio con Caprari ma viene raggiunta e poi superata da una doppietta di Tello nel finale, stavolta non ci sono applausi. E' il capolinea.

Bisogna analizzare alcuni numeri per capire che la Serie A è una taglia troppo grande per la creatura abruzzese che non vince nella massima serie da 41 partite, esattamente il 6 gennaio 2013 con un 2-0 a Firenze targato Celik e Jonathas: il Pescara chiuderà quel campionato con 22 punti di cui solo 2 nel girone di ritorno. Sembrava impossibile far peggio ma la banda di Oddo rischia seriamente di infrangere tutti i record negativi della storia del club in Serie A: 0 vittorie sul campo, 6 pareggi e 16 sconfitte con 17 gol fatti e 44 subiti.

Tutto il campionato degli abruzzesi può essere riassunto nella partita di ieri, con l'illusione delle prime giornate salvo poi finire in un incubo senza fine da ottobre in poi. Le basi della crisi sono state poggiate da agosto con un mercato al di sotto delle possibilità con acquisti sbagliati come Manaj, Pepe, Pettinari ed Aquilani mischiati a buoni giocatori che però non posso sobbarcarsi il peso di cotanta responsabilità. A gennaio, con la situazione disperata, il mercato è stato esattamente l'opposto con gli acquisti degli ormai datati, non ce ne vogliano, Gilardino, Muntari, Bovo e Stendardo che sono arrivati in condizioni precarie in riva all'Adriatico. Una nota positiva c'è, ci deve essere sempre, ed una nota che guarda al futuro perché gli acquisti di Cubas, Cerri e Kastanos possono essere delle basi importanti in caso di retrocessione, consultando sempre la Juventus che è proprietaria del cartellino degli ultimi due, mentre sul talento ex Boca c'è l'opzione dei bianconeri fino ad Aprile.

Per quanto concerne l'aspetto tecnico, il Pescara non ci tiene a fare la comparsa, visti anche i primi quarantacinque minuti con la Viola di assoluto valore: squadra corta e compatta, pronta ad arginare le sortite offensive degli uomini di Sousa; è stato un Pescara diverso da quello spregiudicato che siamo abituati a vedere, un Pescara che ha preso alla lettera il famoso detto "catenaccio e contropiede" andando anche in vantaggio con una ripartenza fulminea. Nella ripresa poi è arrivato il pronosticabile calo con il centrocampo sfilacciato e alcuni giocatori incapaci di tenere velocità e ritmi alti come quelli di Chiesa e Tello che in ventisei minuti hanno spostato gli equilibri del match in favore dei Gigliati, condannando il Pescara all'ennesima sconfitta di una stagione da dimenticare al più presto.