L'orchestra Bologna dei tre tenori

La squadra di Donadoni in casa continua a raccogliere punti e mostra un calcio spettacolare, ma anche diretto.

L'orchestra Bologna dei tre tenori
Ladislav Krejci, Mattia Destro, Simone Verdi.

Tre punte a coronamento di un'orchestra sinfonica diretta da un maestro affermato, ma umile, conscio delle sue doti e capace di organizzare in ogni dettaglio e movimento suoni e melodie. Il Bologna vince, convince e sogna nella sua fortezza Dall'Ara, trascinato in particolare da un attacco che migliora di giorno in giorno, sempre più concreto e con un'intesa a tratti invidiabile. Non stupisce, certo, ma confermare le aspettative è se possibile ancora più complicato del crearle.

Vale soprattutto per Simone Verdi, uno che sin dai primi passi mossi nel settore giovanile del Milan ha sempre avuto diversi occhi addosso. Ci punta il Torino, qualche presenza tra B ed A prima di una serie di prestiti nei quali convince sempre a metà, eccetto l'esperienza ad Empoli, la quale gli vale la nuova chiamata in Rossonero. Dura poco, però: prestiti ad Eibar e Carpi, poi la chance del Bologna in Serie A. L'uomo giusto al posto giusto. Verdi è l'uomo che ha il compito di garantire imprevedibilità nel trio d'attacco, parte da destra con la possibilità sia di andare sul fondo col suo piede preferito, sia di rientrare su un mancino che è in grado di usare quanto quello forte.

Coetaneo del giovane Italiano è Ladislav Krejci, anch'egli classe 1992, ma con una storia ben differente: da sempre con la maglia dello Sparta Praga, è migliorato stagione dopo stagione, acquisendo sempre maggiore concretezza e crescente consapevolezza, arrivando a recitare anche la parte del punto fermo nella propria Nazionale. L'età è dalla sua parte, il talento e la capacità di asfaltare la fascia sinistra non gli mancano: in Emilia trova l'ambiente ideale per tentare il definitivo salto in alto.

Sa spostare gli equilibri il ceco, come sa segnare Mattia Destro, dei tre il bomber puro, il riferimento centrale sul quale il nuovo Bologna di Saputo ha investito per tornare grande, per aspirare ad essere qualcosa di più di una squadra che lotta per la salvezza. Un ruolo di leader ricucitogli addosso poi anche da Donadoni, il quale l'ha rimesso in piedi dopo un digiuno di dieci lunghe giornate, lasciando riaffiorare le indubbie qualità, inizialmente tarpate.

Per qualità, tecnica e complementarietà, un tridente perfetto, in grado di provvedere quasi autonomamente al fabbisogno stagionale di gol dei rossoblù. Difficile, difficilissimo, scalzare uno di questi, nonostante Di Francesco, Mounier e Floccari abbiano tutta l'intenzione di provarci.

Questi tre nomi, tre riserve di base, rendono l'idea di quanto la rosa a disposizione del tecnico cisanese sia ampia e completa in attacco, ma lo stesso vale per ogni singolo reparto. A centrocampo sta emergendo, gara dopo gara, Adam Nagy, un interditore di corsa e gamba, affiancato da un giocatore tatticamente intelligente come Dzemaili, in grado di impostare l'azione, permettendo all'ungherese di sfruttare al meglio le proprie peculiarità. Il tuttofare Taider rimane forse l'elemento imprescindibile, in attesa del rientro a pieno regime di Godfred Donsah, altro talento limpido. Senza dimenticare la gioventù sulle fasce di divesa, unita anche all'esperienza di Torosidis e quella dei centrali. Insomma, sembra tutto rose e fiori. Lo è anche quando si tratta di allacciarsi gli scarpini e scendere in campo.

La squadra gioca il classico calcio di Donadoni, mai troppi tocchi, un buon giropalla, velocità in transizione con uno dei due interni mediani che si stacca a turno per supportare, trasformando quasi in un 4-2-3-1 lo schieramento in fase offensiva. Soprattutto però è un calcio efficace, reso tale dalle caratteristiche dei giocatori, quelli portati lo scorso anno da Corvino e quelli di Bigon. Ognuno al proprio posto, per svolgere il proprio compito alla perfezione, con poche sbavature.

La pecca, l'unica al momento, rimane un rendimento lontano dal Dall'Ara che non riesce a migliorare, testimoniato dalle cinque scoppole subite dal Torino alla seconda giornata. Poco conta la sconfitta contro una squadra superiore quale il Napoli. Lascia però più dubbi invece quella dell'Olimpico, specialmente per la fragilità mentale dimostrata dal Bologna, sgretolatosi nel secondo tempo dopo aver pareggiato l'iniziale svantaggio.

Come ogni sfaccettatura, anche l'aspetto psicologico è assolutamente migliorabile. La via migliore per farlo, nel caso dei rossoblù, è continuare a raccogliere punti in casa, affinando ulteriormente l'intesa di tutta la rosa, puntando anche sul turnover tanto caro a Donadoni. I risultati anche lontano da casa saranno una logica conseguenza, così come l'accrescere di una fiducia già di per sé alta, la quale potrebbe addirittura portare a sognare qualcosa in più di un buon piazzamento. I pilastri su cui costruire sono per certo solidi.


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