Bologna, una crisi senza fine

La sconfitta contro l'Inter, la quarta di fila, apre ufficialmente la crisi dei felsinei, incapaci di reagire ed invertire il trend negativo dell'ultimo mese.

Bologna, una crisi senza fine
Bologna, una crisi senza fine

Quattro sconfitte di fila. Terza consecutiva in casa e quindicesimo goal subìto. La solita disattenzione difensiva. Una sola palla goal creata in novanta minuti. Due goal fatti nelle ultime quattro partite, uno contro la Sampdoria ed uno a partita già virtualmente chiusa contro il Napoli. Dodici goal subiti, nelle stesse quattro partite, dato che però non rende benissimo l'idea in quanto fortemente influenzato dalle sette sberle incassate contro la squadra di Maurizio Sarri. Questi i numeri, impietosi, di un Bologna che ha smarrito la sua retta via. Non solo una difesa per nulla impenetrabile, in aggiunta i felsinei sono costretti a convivere con il problema attacco: solo 3 i gol realizzati dagli attaccanti nelle ultime 16 partite.

Un ultimo mese di totale difficoltà per la squadra del presidente italoamericano Joey Saputo, quattro bruschi stop di fila che hanno ridimensionato gli obiettivi del Bologna, spintosi ad inizio 2017 nella parte sinistra della classifica. Seppur con un vantaggio sostanzioso rispetto alla zona retrocessione (13 punti), la Donadoni band dopo 25 giornate di campionato si ritrova in un'anonima 15esima posizione, frutto di 7 vittorie, 6 pareggi e 12 sconfitte.

I motivi di questo brusco e repentino peggioramento di rendimento sono per lo più tecnici. Il Bologna è diventata una squadra piatta, parecchio prevedibile. L'attacco non gira, il reparto più prolifico è diventato il centrocampo, con i felsinei in grossa, grossissima difficoltà nel creare pericoli agli avversari una volta giunti ai sedici metri finali. L'attaccante principe della squadra, Mattia Destro, quello messo al centro del progetto, non segna più, è abulico ed è costretto a convivere con innumerevoli guai fisici che ne stanno frenando le sue recenti prestazioni.

Ai suoi lati, Verdi e Krejci, giocatori dalla corsa infinita, sono costretti a cavalcare la fascia di competenza centinaia di volte nel corso di una partita giungendo sotto porta irreparabilmente stanchi, sfiiniti dal sacrificio in fase di copertura, perdendo lucidità in zona gol ed in fase di rifornimento per l'attaccante di turno. Neppure gli sparring partner, a cominciare dal figlio d'arte Di Francesco, per passare dai vari Sadiq, Okwonkwo e Rizzo sembrano incapaci di invertire la rotta e dare brio ad una fase offensiva scarsa, insufficiente.

Le speranze di rinascita sono affidate all'ultimo arrivato, Bruno Petkovic, acquistato durante l'ultima sessione di calciomercato dal Trapani. Giunto in Emilia tra lo scetticismo generale, con un biglietto da visita non particolarmente invitante (7 reti in B nello scorso campionato, compreso i play off disputati con i siciliani), l'attaccante serbo ha rifiutato offerte provenienti dall'estero pur di trasferirsi al Bologna e mettersi a disposizione del progetto Donadoni.

Il Bologna è in caduta libera, e le prestazioni continuano a mancare. Con la salvezza ormai in tasca (non certo per meriti propri), quella che andrà in archivio tra poco più di due mesi sarà la stagione dalle aspettative tradite, di una squadra partita per essere bella e vincente, ma riscopertasi debole, vulnerabile e terribilmente anonima.


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