Empoli, il suicidio perfetto

Toscani sconfitti a Palermo, dopo tre anni retrocedono in B. L'analisi del disastro biancoazzurro.

Empoli, il suicidio perfetto
La delusione nel volto di Croce e Maccarone.

Era la partita che valeva una stagione per l'Empoli, in cui non erano ammessi passi falsi. Una gara da vincere, per non restare attaccati alla vecchia e nostalgica 'radiolina'  e seguire le sorti del Crotone, impegnato nel catino dello Scida contro una Lazio ormai vacanziera. C'era da gestire un punto di vantaggio proprio sui pitagorici, l'unico bonus rimasto a disposizione dei toscani dopo aver subìto la clamorosa remuntada della squdra allenata da Davide Nicola nel girone di ritorno. Novanta minuti, un unico imperativo: vincere, per mantenere la categoria. Niente di tutto ciò, l'Empoli crolla nel deserto del Barbera e saluta il palcoscenico regale della Serie A, dopo tre anni di militanza.

La squadra, lo staff, avevano deciso di preparare questa gara lontano da Empoli. Tutti in ritiro, nella bella e calda Sicilia, che però si è rivelata indigesta per i colori biancazzurri. Giorni di lavoro mentale e tecnico a 'Torre del Grifo', valsi però a poco. La gara andava giocata in tutt'altro modo rispetto a come è stata interpretata sul campo dai ragazzi di Giovanni Martusciello. Ci si attendeva un ardore agonistico, una voglia di vincere che avrebbero dovuto asfaltare, cancellare il Palermo già retrocesso in men che non si dica, ed invece il risultato del campo, quel giudizio inderogabile a cui nessuno può appigliarsi, è stato ben diverso. L'Empoli ha giochicchiato, sembrava la truppa toscana la squadra priva di motivazioni, e quella rosanero impegnata in una gara da 'die hard'. Squadra lenta, macchinosa, impacciata nell'impostare il gioco, e quasi mai in grado di portare pericoli seri verso la porta difesa del baby portiere Fulignati.

Mentre l'Empoli passeggiava per il campo, Nalini e Falcinelli compivano il loro dovere e bucavano la porta di Strakosha. Affiorava la paura, che dopo il gol di Nestorovki si è mutata in sconforto. Emblematico il gol del 2 a 0 subìto, ad opera di Bruno Henrique, un gol che in una gara di questa importanza non si può mai prendere. In realtà neanche in una gara di under 14. Un duro colpo, il calore degli inferi a quel punto è divenuto sempre più rovente, scottante. È servito a poco il gol messo a segno da Krunic. Seppur abbia accorciato le distanze, il tempo stringeva, e l'Empoli non dava la sensazione di poter compiere una clamorosa rimonta. Al triplice fischio finale, la cartolina è impietosa. L'Empoli è in ginocchio ed in lacrime. Il Palermo ha disputato la sua onesta partita, e poco importa se la Lazio non lo ha fatto all'Ezio Scida, a due passi dal tiepido mar Ionio. Conta la classifica, e dopo le 38 giornate previste da calendario, i toscani chiudono terzultimi, nella zona rossa, a meno due dai calabresi.

Dopo tre anni, l'Empoli retrocede in Serie B, e questa volta non lo ha fatto tra gli applausi della tifoseria, che già da svariate settimane si era distaccata, disamorata di un gruppo che ha sempre dato l'impressione di non essere realmente attaccato alla maglia, ed alle sorti della squadra. Una discesa in cadetteria che è stata accolta da critiche, ed anche rimproveri verso quei calciatori più esperti che dovevano recitare il ruolo di 'chioccia' verso i più giovani, inesperti. Proprio sul discorso del calciomercato, e delle scelte estive alquanto discutibili, si potrebbe riaprire più di una discussione, che però al momento lascia il tempo che trova. C' è da recitare un grosso 'mea culpa', perchè l'Empoli ha letteralmente gettato alle ortiche questo privilegio, ovvero quello di essere parte integrante del massimo campionato nazionale.

Ora bisogna ripartire. Certo, dopo una delusione di cotanta portata, così dolorosa, è dura farlo. Bisogna rimboccarsi le maniche, e siamo sicuri che la città saprà perdonare, si stringerà attorno alla squadra del prossimo anno, quella che verrà, e ritornerà a gioire. Lo merita Empoli, lo meritano gli affettuosi tifosi che però alle parole, preferiranno i fatti. Facta non verba.

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