Passione viola

Tra realismo e voglia di sognare

Passione viola
la coreografia per i 90 anni della Fiorentina (foto Ansa)

Il diritto di parola è sopravvalutato. O meglio, inopportuno. A volte, infatti, il silenzio è la migliore delle soluzioni. Parla chiunque, parlano tutti, parla perfino Bargiggia, parla soprattuto chi non è adeguatamente informato. Poi, per fortuna, ci sono i dati certi, come quelli numerici, quelli indiscutibili. Uno di questi è il numero 20.000, come gli abbonamenti sottoscritti dai tifosi viola. Anche quest'anno. Un numero che è la rappresentazione di una passione vera, difficilmente scalfibile da una campagna acquisti deludente, una presidenza di stampo imprenditoriale e tristi scoop su dimissioni inventate buoni solo per qualche clic in più su siti sportivi che preferiscono il gossip al calcio giocato.

Ma andiamo per ordine. In Italia solo la Juventus ha fatto meglio (29.300 tessere) mentre realtà con bacini di utenza più ampi rispetto a quello fiorentino non vanno oltre le 18.000 della Roma e le neanche 6.000 del Napoli, che nella stagione scorsa si è giocato lo scudetto per buona parte della stagione. Personalmente trovo questo dato il più importante e, quasi, confortante per la concezione che ho di questo sport. Uno sport che appartiene prima di tutto alla gente, al popolo, ai tifosi. Senza di loro il calcio non avrebbe senso di esistere, senza la passione, senza il tifo, le urla, i cori, i fumogeni ed i tamburi.

Punto numero due: la campagna acquisti. Gli schieramenti settembrini si possono riassumere in qualche dichiarazione. Da una parte: "abbiamo tenuto i big" e "ci siamo liberati di ingaggi pesanti", dall'altra: "non abbiamo comprato nessuno", "abbiamo ancora Tomovic come titolare" o "con tutti i soldi presi con Alonso neanche un milione in più per prendere Sportiello". Ecco, su quest'ultima dichiarazione non ho niente da obiettare perchè si parla di una distanza irrisoria tra domanda e offerta (700.000 euro) per assicurarsi uno dei migliori portieri in circolazione, italiano per giunta. Riguardo le altre sono tutte vere, resta solo da vedere su quale carro si vuol salire. Agli amanti di questa pratica, però, qualcuno dovrebbe ricordare che il carro di Nikola Kalinic (12 reti) era vuoto all'inizio della scorsa stagione ed in pochi sapevano chi fosse il numero 9 croato, finchè non ha cominciato a segnare portando la Fiorentina al primo (si, siamo stati primi per quasi un mese complice la pausa per la Nazionale) posto in classifica. Stesso discorso per Paulo Sousa. Accolto con scritte su muri e cassonetti per ricordagli i suoi trascorsi juventini e poi osannato come il nuovo Messia. Ecco, forse la verità sta nel mezzo. Kalinic non è nè un brocco, nè un fenomeno, bensì un ottimo giocatore e Paulo Sousa non è un "gobbo di merda" ma neanche il nuovo Sir Alex Ferguson. Essere obiettivi aiuterebbe. Perchè è vero che il tifoso deve essere libero di sognare ma deve anche essere cosciente di quella che è la sua realtà. E quella viola è solida dal punto di vista economico, meno da quello passionale. Una realtà che difficilmente fallirà ma che non salirà mai sulla balaustra per applaudire una giocata o non comprerà mai dei campioni per giocarsi lo scudetto. Per quello è necessario rischiare, è necessario voler sognare. Per quello è necessario non avere i piedi troppo saldi a terra, cosa molto difficile per chi di lavoro fabbrica scarpe.


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