Gli ultras, Gasperini e il calcio che non è calcio

Dopo il polverone sollevato dalle forti dichiarazioni del tecnico genoano, l'analisi di una storia che di calcio ha ben poco.

Gli ultras, Gasperini e il calcio che non è calcio
Gian Piero Gasperini, 57 anni. Google.

La storia degli ultràs va avanti da tanto, tantissimo tempo ormai; non solo al Genoa. Eppure nelle ultime ore si è parlato tantissimo proprio del concetto di “tifosi” rossoblù lanciato da Gian Piero Gasperini ieri in conferenza stampa. Ma andiamo con ordine: ecco tutte le dichiarazioni del tecnico genoano nel post partita di Genoa-Palermo, in risposta a uno striscione ben visibile, "ideato" per attaccare allenatore e Presidente, un'accusa oltre il risultato, ieri a favore del Grifone. 

Io ho un concetto dei tifosi del Genoa ben più alto che Leopizzi, il Cobra o Traverso… E mi vengono in mente Criscito o le magliette di Sculli. Voi spesso li identificate come tifosi del Genoa, io identifico i tifosi del Genoa in un altro modo, non con queste persone con le quali ho avuto dei problemi. E allora mi defilo e mi dispiace che pochi di voi lo facciano, e anzi gli diate pure spazio e gli garantiate visibilità. Quando il Genoa perde io sto molto male, altri invece diventato protagonisti, finalmente acquisiscono spazi sui giornali e visibilità nelle tv. Ho un concetto e anche un rispetto completamente diverso dei tifosi del Genoa.”

Parole forti, contro una sezione, quella degli ultràs, che da sempre è stata enigmatica per tutti. L’allenatore ha una grandissima esperienza in rossoblù e con l’ambiente ne ha passate parecchie. E’ praticamente un’istituzione questo allenatore, significa tanto per il Genoa. Eppure qualcuno non lo digerisce. Signori, stiamo per addentrarci in un argomento buio e controverso, che di calcio ha poco, molto poco. Benvenuti nel mondo degli ultràs già citati…

Chi sono?Tra le tantissime tipologie di tifosi si possono distinguere due macro-categorie: quelli che guardano il campo e quelli che guardano la curva. I secondi sono quelli che già si potrebbero definire ultrà.” Diceva Tonino Cagnucci ne “Il mare di Arezzo”. Sono gruppi di tifosi organizzati che agiscono (almeno in Italia) da circa 80 anni, nel segno della violenza. Gruppi con una leadership ben definita, che fanno male al calcio e vogliono imporre tutte le loro “idee”, politicamente vicine all’estrema destra. Vi ricordate, ad esempio,  gli episodi della finale di Coppa Italia del 2014? Ecco, lì fu una totale presa di potere dei tifosi che decisero se far giocare o meno la partita, addirittura arrivando allo scontro prima del match, 9 feriti e un morto, Ciro Esposito. Per farla breve insomma, ogni club professionista ne ha uno; anche il Genoa, che approfondiamo oggi. Gasperini, nella sua conferenza stampa, ha citato l’episodio di Beppe Sculli, che andò a parlare con un gruppo di 1000 tifosi, durante un Genoa-Siena di qualche anno fa. Abbandono del campo e magliette sotto la curva, questa la richiesta dagli spalti: episodio clamoroso all’epoca e ad oggi.

Gasp ha anche fatto dei nomi, dei leader di questo movimento, certificando che “ha avuto problemi” con queste persone, sottolineando le colpe dei mass media che lasciano spazio a questi fenomeni da baraccone; inoltre, ha sottolineato che sono destabilizzanti e che quasi aspettano le sconfitte della squadra per avere spazio. Qui il discorso si infittisce: quante colpe abbiamo noi media? Quante un sistema che ha lasciato che questo fenomeno prendesse piede a lungo? Inutile dilungarsi, qui la colpa è di tutti. Ma il coraggio che abbiamo visto nelle dichiarazioni del tecnico genoano è sicuramente ragguardevole e magari potrebbe essere un inizio per combattere questo difetto grande del nostro calcio. Oggi più di ieri, Forza Gasp!

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