Verso Juventus - Inter, il miracolo di Stramaccioni

L'ultima gioia nerazzurra. L'ultimo sussurro da grande squadra. La vittoria a casa dei nemici di sempre, fino a quel giorno imbattuti. L'Inter volge lo sguardo al passato e sogna un altro sgambetto alla Vecchia Signora.

Ricordo sbiadito. Un sogno talmente incerto che fatichi a collocarlo nella realtà e nel passato. Un anno, poco più. Era il novembre dell'anno 2012. In pochi forse avrebbero immaginato un destino così avverso. Le scelte e la sorte avevan confezionato per l'Inter il peggiore dei regali. Eppure fino a quel momento se non era grande Inter, era comunque Inter da corsa. Guidata da un giovane entusiasta, senza peli sulla lingua, chiamato sul finire della stagione precedente, per invertire la tendenza negativa post Mourinho. Sette vittorie consecutive per presentarsi a Torino, a casa della Juve, sfavoriti sì, ma con coraggio. La vetta quel giorno distava 4 punti. Il rischio di crollare lontani era lampante. Serviva una grande notte. Eppure, come nel peggiore dei film, cominciò con fantasmi antichi. Svista colossale, fuorigioco non segnalato e vantaggio bianconero, con Vidal. Il popolo interista che tende spesso ad accartocciarsi, vittima del mondo esterno, esplose in un urlo di contestazione, ricordando Calciopoli e le vecchie battaglie. Una pellicola già vista, pensarono a Milano. Ancor più quando Tagliavento non cacciò Lichsteiner, colpevole di un brutto intervento ai danni di Cambiasso.

Col passare dei minuti, l'Inter prese però di colpo campo, resistette alle ripartenze dei padroni casa e sondò Buffon. Schermaglie. Il tridente pesante Cassano - Palacio - Milito imbrigliato dalla mediana di Conte. Ma la mente gioca un ruolo strano, in tante circostanze. Quando ti senti attaccato, penalizzato ingiustamente, trovi talvolta in te stesso energie represse, inconsapevoli. Accadde quel giorno, perché l'Inter della ripresa fu un concentrato di forza e orgoglio. Un ribellarsi agli eventi, quasi inconscio. Senza Vucinic, lasciato negli spogliatoi, la Juve arretrò il baricentro e un'ingenua trattenuta di Marchisio, consegnò il penalty del pari a Milito. Lì la mossa Stramaccioni. Dentro la furia di Guarin per spaccare la partita. Detto, fatto. Bordata dai 25 metri del colombiano, respinta corta di Buffon e tocco, da rapace, di Milito. Inter avanti. La firma definitiva di Palacio, allo scadere, pescato da Nagatomo.

Si fermò la Juve, allo Stadium, dopo 49 risultati utili in casa. Volò l'Inter a meno uno dalla vetta. L'inizio di un sogno, rivelatosi poi un incubo, lungo più di un anno. Oggi Mazzarri si ripresenta a Torino, sfavorito come allora, ma non nelle stesse condizioni di allora. Quello era un gruppo in fiducia, compatto, questo ha perso la retta via. L'attenzione mediatica, rivolta al mercato, ha tolto pressione all'undici nerazzurro, ma non responsabilità, perché nell'anno nuovo non si è ancora vinto e le prime quattro non volano, ma allungano costantemente. Servirà un'impresa, un'altra notte da Grande Inter, magari con i protagonisti di allora con maglie invertite. Un Guarin bianconero e un Vucinic nerazzurro, senza Milito. Il Principe partirà dalla panchina. Non è più la stessa Inter, ma è la stessa partita. Juventus - Inter, oltre la classifica.   


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