Inter, così non va

Il tracollo nel derby ha messo a nudo le evidenti difficoltà della squadra nerazzurra. Il suo tecnico, stressato dalle vicende fuori dal campo, non riesce più ad essere l'uomo in più di inizio stagione. Serve, necessariamente, un cambio di marcia.

Inter, così non va
Inter, così non va!

Winston Churchill diceva che la vittoria ha mille padri, mentre la sconfitta uno solo. Tuttavia, il rapporto genealogico tra gloria e baratro non basta a spiegare il senso di impotenza che attanaglia l'uomo in questi momenti. Era il 2 aprile 2011 l'ultima volta che i rossoneri "passeggiarono" sui cugini interisti. Era il derby di Cassano, Pato e Ibra. Era il derby del "traditore" Leonardo e dell'Inter post triplete. Altri tempi, altre storie, remote ma non troppo. Sembra quasi che l'orologio sia tornato indietro di un anno, sembra quasi che l'Inter abbia improvvisamente arrestato la sua crescita, tornando l'inerme squadra dello scorso anno. Una squadra povera di idee e di identità. Ai tempi dell'ultimo 3-0, patito in una stracittadina, stava appena iniziando lo sfaldamento della corazzata mourinhana; adesso il progetto Mancini-bis rischia di naufragare inesorabilmente. Nel derby delle bandiere a mezz'asta e dei capitani giardinieri, l'Inter entra ufficialmente in crisi. Il vascello nerazzurro è allo sbando, il suo timoniere ha perso, in una sera: partita, aplomb e lume della ragione. Al di là delle scelte tecniche, discutibili o meno, colpisce l'atteggiamento di una squadra svogliata, arrendevole e fotografata perfettamente nel rigore sbagliato da Icardi. Poca intensità, zero ritmo, zero voglia di riscatto. Il terzo posto non sembra essere compromesso, ma serve un severo esame di coscienza. Da Roberto Mancini fino all'ultimo dei magazzinieri; questa società, questi tifosi e questo ambiente meritano di più.

Domenica sera si è consumata la Waterloo interista; l'apice di un periodo negativo dentro e fuori dal campo. Dalla sconfitta con la Lazio la squadra sembra non essersi più ripresa e il doppio 3-0 contro le rivali storiche riapre vecchie ferite infette. Già, perchè l'Inter ha molti problemi, grossi problemi. Si diceva che questa squadra avesse un bisogno disperato di registi, gli eventi non fanno altro che avvalorare la tesi. Eppure, la banda Mancini era arrivata in testa, era caduta e si era rialzata; il tutto senza centrocampisti (a detta di molti). Sostituire Biglia con Eder?  Probabilmente si, ma l'aria attorno a questi ragazzi si è fatta troppo pesante, Biglia o non Biglia. Gli eventi extracampo delle ultime settimane  non hanno fatto altro che scombussolare un ambiente già in preda (necessariamente) ad un periodo delicato.

Il buon Mancini dimostra di non aver fatto tesoro delle esperienze estere, cadendo in provocazioni ipocrite e destabilizzanti. Il tecnico di Jesi ha perso le staffe e, con esse, il controllo della situazione. Intendiamoci, la squadra è con lui e probabilmente anche i tifosi (c'è già chi propende per un ritorno di Mou) ma a questi livelli non basta essere bravi allenatori. La comunicazione, nel ventunesimo secolo, è tutto. Impari, il Sig. Mancini, da chi parla poco e lavora tanto. Da chi ha saputo stringersi attorno alla propria squadra nei momenti difficili. Da chi ha saputo proteggerla durante un costante periodo di crescita. Basta con questo narcisismo egocentrista. Non serve nè dare la colpa agli arbitri nè proclamarsi paladini della moralità, serve semplicemente dare una scossa all'ennesima stagione di transizione.


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