Inter, addio Champions

I ragazzi di Mancini escono definitivamente dalla corsa al terzo posto. Ora bisogna consolidare il quarto. Squadra con poca grinta, non bisogna mollare ora.

Inter, addio Champions
La delusione del capitano, Mauro Icardi - Fonte: inter.it

Il sogno di rimonta e di aggancio al terzo posto si è infranto. Il tonfo di ieri sera al Marassi di Genova (1-0, gol di De Maio) ha denotato l’immaturità e l’insufficienza con la quale la Beneamata è scesa in campo, nel turno infrasettimanale appena svolto. 

L’occasione era di quelle ghiotte, serviva a tutti i costi la vittoria per poi sperare in un passo falso giallorosso lunedì prossimo contro il Napoli. I calcoli erano stati fatti: l’Inter batte il Genoa (già salvo), la Roma pareggia/perde con il Torino e così la banda del Mancio si sarebbe trovata a -2/-1 dal “sognoChampions League. Aggiungendo poi il carico che sabato sera, battendo l’Udinese, sarebbe potuta stare per due notti solitaria al terzo posto

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Ma la tradizione insegna che i calcoli bisogna farli alla fine, così da non cadere in errore. Infatti la Roma, grazie ad un immenso Francesco Totti, ha ribaltato, in 2 minuti la situazione, da 1-2 per il Torino di Ventura al 3-2 finale per i giallorossi con i tifosi in delirio per “Er Pupone”. Poi entra in gioco l’Inter, che come al solito, quand’è chiamata a dare un segnale importante non lo fa e si fa “segnare assente” nel registro, gettando dalla finestra quanto di buono fatto contro il Napoli. Così i ragazzi si sogno svegliati in maniera “traumatica” dal sogno, ritrovandosi a -7 da un posto in Champions e con il dovere di guardarsi le spalle dalla Viola a -2 e dai cugini (impegnati stasera contro il Carpi), con la possibilità di accorciare a -6.

Ma come mai questo brusco stop? Le colpe, a mio parere, non sono da attribuire ad un singolo in particolare, ma al collettivo Inter, dai calciatori all’allenatore.

Dopo la buona prova di sabato scorso (2-0 al Napoli e migliore prestazione dell’anno) l’ambiente si aspettava una conferma di carattere ieri sera, ma così non è stato. Per l’ennesima volta la squadra è stata rimaneggiata dal centrocampo, con l’impiego di Melo (scelta obbligata vista la squalifica di Kondogbia), all’attacco, dove l’unico inamovibile dietro a capitan Icardi è Ivan Perisic (molto sottotono) con gli altri che ruotano ogni turno. Ieri sera ci si aspettava nuovamente Jovetic, vista la prova offerta dal montenegrino contro i partenopei, invece gli è stato preferito Palacio (lottatore fino all’ultimo come al solito).

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Forse scelte differenti andavano fatte a centrocampo, dove si è vista e sentita la mancanza di uno in grado di impostare, con la coppia Melo-Medel fisica sì, ma poco “raffinata”. L’assenza di Kondogbia poteva essere forse colmata con l’arretramento di Brozovic in mediana ed il posizionamento di Jovetic o Ljajic (2 minuti per lui) come “trequartista” nei 3 dietro Icardi o un cambio di modulo al 4-4-2.

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Dopo l’analisi tattica, non può mancare una nota sull’atteggiamento messo in campo dalla squadra, apparsa supponente, con un approccio sufficiente. Questo non è dipeso solamente dalle motivazioni date dal mister, sta ad ogni calciatore dare il massimo per la maglia che indossa. Brozovic apparso lontano parente dell’Epic visto sabato sera, Icardi da killer a non pervenuto (due colpi di testa e una sponda), Perisicspompato” e Telles distratto. Si sono salvati Miranda ed Handanovic, prezioso come al solito con suoi interventi (forse giusto una pecca sull’azione del gol non uscendo sul pallone vagante).

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Ora che il sogno è svanito come una bolla di sapone, bisogna continuare a lottare per il quarto posto. Non bisogna adagiarsi, perché le inseguitrici non aspettano altro. Bisogna continuare a giocare e a metterci grinta (più di quanto visto al Marassi) così da centrare “l’obiettivo B”, ovvero l’Europa League, per non rimanere un altro anno senza competizioni internazionali che comporterebbe non poche grane alla società del presidente Erick Thohir.