Inter, ritorno al passato

Cinque gol al Cagliari, l'Atalanta all'orizzonte. Pioli ritrova, con la difesa a quattro, il successo.

Inter, ritorno al passato
Inter, ritorno al passato

Cinque reti in un soleggiato pomeriggio. La ritrovata vena offensiva, il primo centro di Gagliardini. Pioli ha diversi motivi per sorridere, l'Inter è squadra in divenire, ma della squadra ha un principio fondamentale, sa reagire a sconfitte ed avversità. La debacle interna con la Roma non lascia strascichi, almeno nell'immediato e nella testa, l'Inter vince e riparte, con un obiettivo difficile ma non impossibile. Sei lunghezze, immutato il disavanzo dalla terza posizione, traffico nel mezzo, con Lazio e Atalanta a precedere l'Inter. L'Atalanta appunto, fermata dalla Fiorentina e pronta a bussare alle porte nerazzurre nel prossimo turno, con un Kessie in più. Incrocio, questo, vitale, battere Gasperini per sconfiggere quelle ricorrenti, fastidiose amnesie che contagiano il gruppo nelle partite da dentro-fuori, con compagini di alta classifica. 

A Cagliari, come detto, scorpacciata salutare. Il ritorno al passato porta in dote una maggior facilità nello sviluppo del gioco e di fatto agevola alcuni interpreti. Due laterali bassi di ruolo, Ansaldi e D'Ambrosio, difesa a quattro, con due mastini - Kondogbia e Gagliardini - e un trequartista di qualità, Banega. Candreva e Perisic al largo, in proiezione offensiva, senza eccessivi compiti di rientro e copertura, deleteri per chi deve produrre il meglio a un passo dalla porta. La scelta difensiva di Pioli - a 4 e non a 3 - non ha solo una natura tattica. Due diffidati, Murillo e Medel, quindi a rischio Atalanta, giusto preservare quantomeno uno dei due. Tocca a Murillo sedere in panchina, perché Medel, anche in avvio d'azione, è fondamentale. 

Foto: Inter.it
Foto: Inter.it

Il canovaccio è chiaro fin da subito, l'Inter ha il pallino del gioco e punge. Qualche errore di troppo, specie di Kondogbia, limita l'incedere, ma il divario è evidente e si materializza al 34', quando la cinta difensiva di Rastelli mostra una prima crepa. Banega irradia il prato di casa con una visione d'artista. Procede in orizzontale e taglia poi in verticale. Morbida la sfera si va ad incastonare tra due maglie rossoblu, con Perisic che aggancia al volo, dopo un perfetto movimento, e batte con l'altro piede. Il raddoppio è di Banega, questa volta in prima persona. Gabriel si lancia in modo maldestro, l'argentino disegna il piazzato sopra la barriera e festeggia. Stagione difficile, ma Banega rappresenta chiaramente un unicum nella rosa di Pioli. Nessuno ha la sua capacità di leggere la partita, di togliere tempo e spazio all'altrui difesa, di indirizzare e liberare i compagni. Giusto utilizzarlo con intelligenza, perché al momento la condizione fisica non è eccellente, ma Banega è fondamentale in questo convulso finale di stagione. 

Non manca un piccolo appannamento - Borriello timbra il 2-1 di testa, con D'Ambrosio in ritardo - ma l'avvio di ripresa chiude i conti. Perisic - Icardi - Perisic, a sottolineare la necessità di mantenere il croato, elemento in grado di spaccare la partita, a ridosso del 9. Per il resto, rigore di Icardi e botta di Gagliardini, la cornice a un quadro finalmente completo. 

Pioli può trarre indicazioni dalla gara, l'Inter è viva, ma occorre proporre una base certa, senza ritocchi pericolosi, in grado di contaminare principi fondamentali nella rincorsa alla terza posizione. In attesa di Brozovic e del miglior Candreva, si riparte dalla difesa a quattro e dalla coppia Perisic - Icardi, mentre Gagliardini, l'ultimo innesto, pare già un veterano di lungo corso. 


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