Champions, Lippi ci crede: "Juve come la mia Italia del 2006"

L'ultimo allenatore a portare la Juventus sul tetto d'Europa parla ai microfoni del Corriere dello Sport rievocando lo spirito della sua squadra del 1996 e non solo: al mister toscano questi bianconeri ricordano la sua Italia del 2006. Berlino, allora come oggi, Teatro del destino di entrambe.

Champions, Lippi ci crede: "Juve come la mia Italia del 2006"
Lippi ci crede: "Juve come la mia Italia del 2006"

A distanza di otto anni, allora come oggi, l'Olympiastadion di Berlino sarà il Teatro di una finale che vedrà il calcio italiano protagonista. Se allora c'era la Nazionale azzurra, che trionfò sulla Francia ai calci di rigore, oggi, tra poco più di una ventina di giorni, la Juventus di Massimiliano Allegri si giocherà la finale di Champions League contro il favoritissimo Barcellona di Messi, Suarez e Neymar. Speranze poche, ma i bianconeri arriveranno a Berlino carichi come l'Italia di allora, pronti ad affrontare i blaugrana così come hanno affrontato e battuto il Real Madrid. 

La società piemontese torna dunque in finale dopo quella del 2003 a Manchester, che segnò la fine di un'epoca di dominio del BelPaese con l'ultimo atto della competizione tutta italiana (Milan-Juventus). Chi però, in ordine cronologico, ha alzato l'ultima coppa dalle grandi orecchie al cielo, riportandola a Torino, è stato lo stesso che ha permesso all'Italia di riconquistare un Mondiale ventisei anni dopo: Marcello Lippi. 

L'ex allenatore bianconero ha parlato ai microfoni del Corriere dello Sport commentando la semifinale vinta dalla Juventus contro il Real Madrid: "Una grande emozione. Perché è stato bello vedere Buffon così soddisfatto e felice. Dopo quello che ha passato con la Juve in B, si meritava di vivere un'altra finale a Berlino. E state certi che per lui non sarà l'ultima visto che ha una carriera ancora lunga. Finale meritata? Sicuramente sì. La Juventus è tornata dove meritava. Conte ha fatto il meglio nel periodo in cui ha lavorato a Torino e ha creato i presupposti per questo trionfo. Allegri non ha toccato determinate certezze e ci ha messo qualcosa di suo. E' stato bravo a entrare in punta di piedi e adesso sta raccogliendo quello che ha seminato con la sua intelligenza".

Berlino. Una città che è rimasta nel cuore di Lippi e che rievoca, ovviamente per ovvi motivi, il passato glorioso, personale e non solo: "Lì siamo diventati campioni del Mondo, e a quella città sono rimasto legato come alcuni dei giocatori di questa Juventus. Vedo tante analogie fra la mia Italia e la Juventus attuale. E auguro ai bianconeri che il risultato sia lo stesso del 2006".

Da allenatore navigato e vincente qual'è, Lippi non si può esimere dal commentare il lavoro di Massimiliano Allegri, che viene paragonato ovviamente a quello del suo predecessore Conte"E' sbagliato paragonare. Perché Allegri ha completato il lavoro di Conte che già era stato ottimo. Allegri ha portato la sua esperienza a livello internazionale e non ha rinnegato quello che c'era prima. Con i suoi comportamenti e la sua bravura ha dato al gruppo la convinzione che mancava".

In ottica finale, si parla anche delle chance che avrà la squadra bianconera contro gli alieni del Barcellona, la squadra più in forma, e probabilmente forte, di tutta Europa. Tuttavia Lippi crede che i bianconeri possano giocarsela, e ne spiega i motivi tattici: "Il Barcellona ha 3 extraterrestri in attacco: Messi, Neymar e Suarez amano giocare a calcio, cercarsi e trovarsi. La Juve però non parte battuta e vedrete che se la giocherà alla grandissima. Come fermare quei tre? Vengono da un altro pianeta e si combinano perfettamente, ecco perché il Barcellona è considerato da tutti favorito. Detto questo, in una partita secca alla Juventus non è precluso niente e se c'è una difesa tanto solida e capace di fermarli, è quella della Juve. La Juve possiede una compattezza che nessuna delle semifinaliste aveva. I bianconeri hanno un'unità d'intenti incredibile e tutti si mettono al servizio della squadra riuscendo così a colmare il gap a livello qualitativo. A Madrid sotto questo aspetto hanno fatto un capolavoro: non c'era un giocatore che non lottava su ogni pallone. Ho rivisto lo spirito della vecchia Juve, la squadra che pur non essendo la più forte, vinceva sempre. E' una caratteristica che fa parte del dna bianconero".

"Magari i bianconeri hanno qualità tecniche minori rispetto agli spagnoli, ma quando le grandi squadre hanno incontrano la Juve hanno avuto delle difficoltà. Ripensate a cosa è successo all'Atletico e al Real. E se accadesse anche al Barcellona?".