Juve, ogni volta la stessa Joya

Ancora lui, ancora Dybala, ancora una vittoria. Sono undici in fila. La giocata dell'argentino risolve una partita che non si stava mettendo benissimo.

Juve, ogni volta la stessa Joya
Juve, ogni volta la stessa Joya

La vecchia signora ed il gioiello, un connubio che generalmente, nei salotti dell’alta classe, ha sempre fatto la sua figura. Uno scenario che si ripropone in chiave calcistica moderna nel 2016, con una old lady che veste di bianco-nero e un diamante argentino fieramente portato dopo averlo acquistato per una cifra non proprio indifferente. Ormai il ritornello è sempre lo stesso, il quanto-è-forte-Dybala ormai non fa più notizia. Non colpisce nemmeno il fatto che sia decisivo in un big match, nemmeno che brillando illumini una notte piuttosto buia, che sia ovunque per il campo, e nemmeno che giochi per la squadra e mai per sè stesso.

La Juventus, per sbloccare la partita di ieri sera contro una Roma barricata in difesa, forse unico modo per strappare almeno un punto dallo Stadium, aveva bisogno esattamente di Paulo Dybala. Un giocatore che, con lo spunto buono, servito dall’altro futuro fuoriclasse (e amico) Pogba, avesse la freddezza di bucare Szczesny. Come aveva fatto col Milan, anche se il gol era decisamente diverso per come è arrivato. Un gol da tre punti, che di fatto viene mandato in archivio insieme a una prestazione individuale clamorosa, muovendosi ovunque per il campo alla ricerca di spazi in cui infilarsi, quei pochi spiragli lasciati dalla difesa giallorossa.

A destra si passa poco, a sinistra si passa di più. Chiedere a Patrice Evra, perfetto in fase difensiva e con un paio di palle-gol sul sinistro, non convertite. Lui e non Alex Sandro, ma cambiano gli addendi e non il risultato. Difficile trovare, in Europa, una squadra che sulla fascia sinistra possa disporre di due giocatori di tal livello. Allegri sorride, anche perché dalla parte opposta, sulla destra, non se la passa peggio. Sceglie Lichtsteiner e la sua attenzione, prima di giocare con Cuadrado dall’ora in poi: il colombiano incide nella partita, prova a saltare l’uomo, svolge perfettamente il suo lavoro, cambia la gara.

C’era un disperato bisogno dell’ex Fiorentina dopo un primo tempo sonnecchiante, sicuramente sotto le aspettative, per merito di una Roma che dopo le difficoltà iniziali riesce ad assestarsi in difesa, con un De Rossi insolitamente da libero a darsele di santa ragione (e non solo) con Mandzukic. Il trio di centrocampo lavora con efficacia, manca qualche giocata di Pogba, che si rende forse troppo spesso prevedibile, mentre Khedira dalla sua parte trova la frequente opposizione di Vainqueur. È Marchisio che prova le giocate, le verticalizzazioni, e che muove la palla da destra a sinistra. I cambi di gioco fruttano però ancora troppo poco, e nelle situazioni in cui Dybala riceve tra le linee, la difesa giallorossa collassa su di lui con buon ordine.

Era la classica partita da 0-0, non fosse stato per la Joya, che ci aveva già provato su punizione e da fuori, entrambe le volte senza creare enormi pericoli a Szczesny. La giocata della partita la fa però nel primo tempo, quando controlla in area un lancio di 50 metri, addomestica la fera col fare del campione, prova anche il tocco sotto immediato e beffardo che si stampa solo sulla traversa. Ma il guardalinee ha la bandierina alzata per segnalare il fuorigioco di partenza. Chissà se lo Stadium avrebbe retto….

La classifica, all’indomani della vittoria, cambia poco. O meglio, per quanto riguarda la distanza dalla vetta. Sempre -2. Cambia invece dietro: +4 su Inter e Fiorentina, addirittura +10 sulla Roma. Quella stessa che non più di 11 giornate fa guardava tutti dall’alto verso il basso, da capolista, con 11 punti di vantaggio su quella stessa Juve che ora sprinta. Da quel -11 sono arrivate 11 vittorie in fila, da quando in campo hanno cominciato a scendere undici leoni, talmente affamati che non si vogliono fermare.


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