Juventus, parla finalmente Agnelli: "Io e la mia famiglia simo molto legati a Torino, da sempre"

Il presidente bianconero si è raccontato nell'inedito appuntamento 90 minuti con #Agnellirisponde: "Spesso vengo criticato perchè non parlo abbastanza, ora ho la possibilità di dialogare su quello che è il calcio in Italia, in Europa".

Juventus, parla finalmente Agnelli: "Io e la mia famiglia simo molto legati a Torino, da sempre"
Andrea Agnelli, tuttosport.com

Andrea Agnelli, presidente della Juventus, è stato protagonista nel pomeriggio di un inedito appuntamento su Sky Sport: "90 minuti con #AgnelliRisponde", dove il numero uno bianconero si è confrontato con dieci intervistatori: "Spesso vengo criticato- come si legge su tuttomercatoweb.com- perchè non parlo abbastanza, ora ho la possibilità di dialogare su quello che è il calcio in Italia, in Europa. Io e la mia famiglia simo molto legati a Torino, da sempre". 

Si è appena conclusa un' altra stagione trionfale per la Juventus, con le vittorie del quinto Scudetto consecutivo e della Coppa Italia: "Chiunque gestisca una società ha l'ambizione di vincere. Quando abbiamo inaugurato lo stadio, ho detto 'vincere' in tre minuti per 5-6 volte. Chi è alla Juventus deve pensare solo a vincere. Gestire la Juventus nel 2016 e nell'ultimo decennio è diverso rispetto a gestire una squadra di calcio prima dell'introduzione dei diritti tv. Prima c'erano 6, 7, 8 persone. Quando guardiamo oggi la Juventus, siamo una grande società, con un fatturato da 350 milioni di euro, 700 dipendenti, una dimensione non più ludica. Siamo un'azienda in uno dei pochi settori in crescita. Avere un uomo di fiducia della famiglia è importante rispetto ad un manager puro, anche se abbiamo avuto grandi dirigenti che hanno fatto benissimo in Juventus o in altre società".

Juventus, tuttosport.com
Juventus, tuttosport.com

Il rapporto con Allegri: "Io sono cresciuto- ha proseguito Agnelli- negli spogliatoi e so quanto il tecnico debba essere supportato dall'attività quotidiano. Paratici e Nedved sono quotidianamente con l'allenatore, poi ci sono ruoli delicati come il mio e di Marotta ma io delego le decisioni di campo a gente più competente di me ed il tecnico ha piena autonomia". Su Buffon: "La cosa migliore dell'ultima stagione è come iniziata e come è finita, Supercoppa in Cina e Scudetto a Roma. Dobbiamo ambire a questo, vincere qualsiasi competizione a cui partecipiamo. La parte più difficile è stata da settembre a novembre, fino al derby, un periodo che ci ha spiegato come la compattezza è decisiva nei momenti di difficoltà".

Sui conti del club bianconero: "Marchionne non è azionista nè ad Exor nè vicepresidente. E' una persona con cui dialogo volentieri: è una persona competente, di grande cultura. Ho il privilegio di poter dialogare mensilmente con lui, esperienza che mi arricchisce. Non è cosa dice l'azionista che decide. Se fai aumenti di capitale ogni 2-3 anni vuol dire che gestisci società non sano o non appropriato alla società che gestisci. La nostra ambizione è quella di avere autofinanziamento e che ambisca a vincere. Siamo passati da una perdita di 95 ad un risultato dimezzato. Se dovessimo riclassificare senza Irap, troveremmo 40 milioni in più. Dal mio punto di vista la società è ben impostata per reggere le sfide dei prossimi 2-3 anni. Poi è da capire cosa succede nel calcio italiano ed in quello Europeo dove lo scenario può essere diverso". 

 Infine botta e risposta sul calcio del presente e del futuro con i cinesi in arrivo in Italia: "E' difficile: uno opera nel contesto in cui vive. Ci sono normative: la nostra sede è a Torino, giochiamo in Italia. Noi operiamo in questo mercato ponendoci obiettivi raggiungibili. Abbiamo sempre rispettato i piani triennali. Se siamo arrivati a fatturare 350 milioni raggiungendo equilibrio finanziario vuol dire che si può fare. L'importante è capire come non perdere terreno dalle altre realtà europee". Un confronto tra i club italiani e quelli spagnoli: "Dove erano i club italiani ad inizio degli anni 2000, quelli spagnoli, tedeschi ed inglesi? Dobbiamo vedere la loro e la nostra evoluzione da allora. Nel 2006 abbiamo avuto un momento di fortissima discontinuità, da allora il calcio italiano ha perso di competitività perdendo molti treni fondamentali".


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