Minimalismo

L'antiespressività bianconera ha avuto, nuovamente, la meglio sul Napoli.

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Gonzalo Higuain. L'uomo più atteso, raccontato, glorificato e maledetto della nostra penisola calcistica decide la sfida contro il suo Napoli. Non solo decide di deciderla, ma decide anche di non esultare: rispetto mostrato ai suoi ex sostenitori, quel rispetto che lui difficilmente riavrà indietro. Zoommando all'indietro, l'occhio cade sulla squadra in generale. Scelta l'intensità, la forza fisica, il rigore all'estro. Allegri ha abituato spesso il pubblico a questo tipo di approccio: uscire alla distanza con gli ingressi di gente fresca e di gamba, capaci di mettere a ferro e fuoco le retroguardie avversarie. 

Dal concetto agli uomini, l'applicazione contro il Napoli è presto fatta: i tre senatori di difesa, la BBC, guidano il reparto arretrato, Lichtsteiner occupa la fascia di destra con Hernanes in regia e il tandem corazzato composto da Higuain e Mandzukic. Panchina iniziale, dunque, per Cuadrado e Marchisio, armi preziose da giocare a partita in corso. Lo schema del 3-5-2 si contrappone al solito assetto sarriano, quello del 4-3-3. Il tecnico azzurro è costretto ad optare per il tridente leggero e sceglie Diawara e Chiriches al posto di Jorginho e Maksimovic. 

Ricordate l'ultima sfida allo Stadium tra Juventus e Napoli? Quella firmata Simone Zaza con il mancino deviato all'88°? Ecco, se avete ben presente in mente quell'incontro, allora l'obiettivo, ovvero quello di comprendere l'impostazione tattica della gara, è cosa pressochè raggiunta. L'arsenale offensivo dei partenopei non permette, ovviamente, di ricorrere al lancio lungo. Metodo utilizzato spesso dai padroni di casa, con le millimetriche sventagliate di Bonucci sugli esterni o per i panzer sulla trequarti avversaria. Nei primi minuti vige un tatticismo esasperato, la Juventus gestisce il pallone prevalentemente, se non esclusivamente, con la BBC e la B di Buffon; Mertens&co alternano spesso due soluzioni: attendismo o pressing alto sul portatore di palla difensivo. 

La Juve fa partire, come di consueto, l'azione dalle retrovie. In questo caso, il Napoli attende le mosse dei bianconeri ed esce sul centrocampista - Allan su Hernanes - appena questo riceve il pallone. Nell'estratto, il profeta riesce a divincolarsi dalla presa del connazionale e a scaricare su Khedira ma nel corso del match, molti gli errori basic di Hernanes, soprattutto nell'orientamento con il corpo.

Poche le emozioni nel primo tempo, proprio per la natura tattica che assume la gara. L'ennesimo infortunio di Giorgio Chiellini al 38' spalanca le porte al modulo ibrido proposto contro la Sampdoria nel turno infrasettimanale. Cambio repentino nella testa di Massimiliano Allegri: sarebbe dovuto entrare Benatia, invece, spazio a Juan Cuadrado. Con lui la squadra si trasforma in camaleonte: 3-5-2, 4-4-2, 4-3-3. Il terzo centrale di difesa, questa volta, tocca farlo a Lichtsteiner mentre il colombiano scorrazza sulla fascia. Cosa cambia realmente? Si acquisiscono imprevedibilità nella giocata, dinamismo e pericolosità negli 1vs1. Quando una squadra non sa che farsene del pallone, uno come Cuadrado è imprescindibile.

Una volta partita l'azione dal basso, la risalita dalla difesa assume i connotati di quella lavolpiana con Sandro e Lichtsteiner che si allargano molto, così come i due centrali, ed Hernanes che cerca di abbassarsi per fornire una linea di passaggio. Salida fatta male, poichè il brasiliano è timido, non prova realmente a caricarsi della vera responsabilità del regista, quello che dovrebbe girare l'azione nel momento hot. Dal 4 al 3, Lichtsteiner si schiacca, affiancando Bonucci puramente a squadra schierata, in attesa del Napoli in proiezione offensiva. La rete del pareggio di Callejon, arriva da un errore di posizionamento dello svizzero, sul centro-sinistra dopo lo sviluppo di un corner, non sale tempestivamente sulla scucchiaiata di Insigne per lo spagnolo. 

La Juve non riesce a ricomporre la linea dopo il corner battuto dagli azzurri qualche istante prima e Barzagli-Lichtsteiner si ritrovano invertiti nelle posizioni al fianco di Bonucci. La scarsa attitudine a ricopririre quella zona spinge l'elevetico a commettere l'errore non salendo con la linea e concedendo a Callejon il tempo per infilarsi nello spazio. 

La musica cambia nel momento in cui esce un evanescente Pjanic per Marchisio. E' l'assente ingiustificato della partita, in onore di Halloween, si veste da fantasma e trascorre un'ora di gioco passeggiando allegramente tra le maglie azzurre. L'ingresso del Principino è a dir poco fondamentale. Schierato nella posizione originaria, quella di mezzala, il numero 8 fornisce dinamismo, passo e qualità per smuovere un centrocampo compassato. Risultato? Grazie al suo movimento a portare via uomini, svuota la porzione centrale del campo dove Higuain può crossare prima, e raccogliere poi, il pallone del 2-1 definitivo. 

Nell'ultimo quarto d'ora, Allegri punta a conservare il punteggio e ri-posiziona Marchisio metodista con l'inserimento di Sturaro per Hernanes. La fisicità e la freschezza del numero 27 contribuiscono notevolmente a contenere le ultime sfuriate azzurre mentre Marchisio regala un saggio, in una manciata di secondi, ad Hernanes su come si interpreti quel ruolo. Responsabilità, forza ed astuzia, lanci precisi e verticalizzazioni intelligenti. Vitale

L'importanza di Marchisio è difficile da quantificare, in una scala da 1 a 10, sforerebbe comunque il tetto massimo. L'8 è il motore e il manubrio del centrocampo, dirige lui l'orchestra: non è appariscente come fu Pirlo con lanci e parabole irreali, ma è semplice e accurato come un orologio svizzero. Nel video, alcune giocate che sembrano banali ma sono essenziali per questa Juventus.

In conclusione, la Juventus centra il nono successo in undici match di Serie A, non conosce il pareggio e si porta a +5 sulla Roma. Tralasciamo il gioco, che non interessa minimamente ad Allegri come affermato in conferenza con una frase che lascia pochi dubbi: "...andate al circo se cercate lo spettacolo". La Juve articola lo sviluppo delle gara su forme semplice, come quelle della Minimal Art, sull'antiespressività, sulla freddezza della manovra e la fisicità di squadra. Che Higuain debba contare su due-tre dita della mano le sue occasioni, la dice lunga sui problemi di produzione bianconera. Poi, che l'argentino sia fenomenale nello sfruttare anche il minimo sindacale è un altro discorso. Tocca ad Allegri mettere mano al sistema, variare in un qualcosa che più si avvicina alla Pop Art con un Marchisio finalmente a pieno regime e i recuperi di Pjaca e Dybala. 

Juventus Football Club