Com'è cambiato il derby d'Italia dopo Calciopoli?

Forse il derby d'Italia non è mai cambiato. C'è chi lo prende come la partita della stagione, che vale una stagione e chi la prende come una partita da vincere fra le altre 37. In fondo un campionato non passa mai per una partita.

Com'è cambiato il derby d'Italia dopo Calciopoli?
Com'è cambiato il derby d'Italia dopo Calciopoli?

La tremenda scossa di Calciopoli fa barcollare il calcio italiano. La Juventus a testa bassa scende in Serie B, l'Inter festeggia uno scudetto mai consegnato a San Siro. Per un anno il Derby d'Italia non si gioca, ma è solo questione di tempo. Il pareggio di Rimini rimane un incidente di percorso, una caduta improvvisa, ma la Juventus conferma la sua forza, il suo DNA vincente. Partita dopo partita scala la classifica fino a raggiungere la vetta e a fine anno la maglietta con la scritta "B...astA!!", con la lettera "B" barrata, certifica il ritorno bianconero. Dopo una sorta di catarsi, la Vecchia Signora esce dal purgatorio. E intanto l'Inter vince il suo secondo scudetto consecutivo.

La stagione 2007/2008 vede ancora l'Inter vincente, ma il derby d'Italia torna sulle scene. Quattro nel complesso: uno va alla Juventus, uno all'Inter e due sono i pareggi. La Signora sembra non patire più di tanto l'anno in B, anche se il divario tecnico tra la squadra pre Calciopoli e quella post Calciopoli è evidente. La metamorfosi è apuleiana: come Lucio, uomo dalle grandi capacità, si trasforma in un asino, così la Juventus da armata spietata si trasforma in un animale innocuo. In panchina c'è Claudio Ranieri che conduce la formazione bianconera alla conquista finale del terzo posto in classifica che garantisce l'accesso diretto in Champions League.

Dal 2008 al 2011 vengono disputate ben sette gare fra le due formazioni: due  vittorie, tre sconfitte e un pareggio. La squadra bianconera passa in mano a Jean-Claude Blanc e Alessio Secco che si mostrano incapaci di gestire un'orchestra perfetta fino a Calciopoli. Per guidare la Juventus bisogna essere all'altezza, bisogna vivere la fede ogni giorno come se fosse "La compagna della mia vita, soprattutto un'emozione. Accade quando vedo entrare quelle maglie in campo. Mi emoziono persino quando leggo sul giornale la lettera J in qualche titolo. Subito penso alla Juve.", disse l'Avvocato Gianni Agnelli.

Il ritorno in serie A da processo evolutivo diventa involutivo. Non si vuol vincere contro tutti, ma contro l'Inter. La Juventus si sente defraudata, vede l'Inter dominare, si sente in difetto per un processo mal digerito dalle alte sfere bianconere. 

E' il 31 maggio 2011. Già da un anno alla guida della Juventus sono tornati gli Agnelli, Andrea per la precisione, il nipote dell'amato Gianni. Dopo l'esonero di Luigi Del Neri, firma con la Juventus Antonio Conte. E' l'inizio della rinascita. Il nuovo tecnico di Madama ha la juventinità nelle corde, dopo aver trascorso tredici anni in bianconero e ben cinque stagioni da capitano. La Juventus ritrova la sua fame. Punta su un Pirlo dato per bollito, rivitalizza Barzagli, si affida ancora a Bonucci e Chiellini, acquista un Vidal arrivato in sordina in Italia, cambia modulo e passa al 3-5-2, cosciente che Barzagli, Bonucci e Chiellini possano dar vita a un vero e proprio muro difensivo. Inaspettatamente quella Juve vince lo scudetto, superando il Milan dell'ex Ibrahimovic. Il progetto Calciopoli comincia a decadere: dopo il triplete, l'Inter torna nel limbo, "una squadra mediocre a venti punti dalla Juventus" parola di Luciano Moggi. Due vittorie in altrettante sfide per la Signora.

Il 31 maggio viene ricordato sempre come il giorno della rinascita bianconera. Antonio Conte restituisce al gruppo la sua mentalità vincente. Gioca altre quattro gare contro un'Inter che sprofonda sempre più in classifica, ne vince due, una la pareggia e una la perde.

Come ogni storia d'amore però, anche questa è destinata a terminare. Durante l'estate del 2014, Conte annuncia le sue dimissioni a ritiro iniziato. Andrea Agnelli vira su Massimiliano Allegri. L'arrivo del tecnico toscano è a lungo contestato dai tifosi ma, al primo anno in bianconero, oltre a confermarsi campione d'Italia, approda anche in finale di Champions. Deve arrendersi di fronte a un Barcellona troppo più forte. Dal 30 marzo 2013 la Juventus non perde più un derby d'Italia fino alla sconfitta per 3-0 in semifinale di Coppa Italia che però permette ai bianconeri di passare ugualmente il turno alla lotteria dei rigori.

Nell'annata corrente, l'Inter si aggiudica meritatamente la prima gara fra le due rivali, ma la Juventus, come disse Trapattoni, "È come un drago a sette teste, gliene tagli una ma ne spunta sempre un'altra. Non molla mai, e la sua forza è nell'ambiente", e vuol quindi rispondere sul campo alla brutta partita dell'andata.