Verso Juve-Barça - Il confronto fra i due timonieri: Allegri e Luis Enrique

Manca poco all'attesa sfida di Champions tra bianconeri e blaugrana. VAVEL Italia prepara la vigilia con alcuni pezzi di avvicinamento alla grande partita, iniziando dal confronto tra i tecnici delle due compagini.

Verso Juve-Barça - Il confronto fra i due timonieri: Allegri e Luis Enrique
Verso Juve-Barça - il confronto fra i due timonieri: Allegri e L. Enrique

Sono giorni di attesa per la supersfida di martedì prossimo, quando la Juventus attenderà la visita del Barcellona allo Stadium ​per la gara d'andata dei quarti di finale di Champions League. Gli spagnoli rappresentano una delle potenze del calcio mondiale, essendo uno dei club più titolati che ha già vinto per cinque volte la competizione più importante dell'Europa. L'ultimo trionfo avvenne proprio contro i bianconeri nella finale di Berlino del 6 giugno 2015.

Il nostro avvicinamento verso una delle gare più importanti della stagione della Vecchia Signora ​inizia dal confronto tra i due tecnici, Massimiliano Allegri e Luis Enrique, esaminando la propria filosofia di allenatore e le carriere parallele.

Allegri, l'allenatore-psicologo

Il tecnico della Juventus, Massimiliano Allegri, iniza la carriera dal basso prima di sedersi sulla panchina di grandi club, facendo tanta gavetta. Le prime esperienze da allenatore si consumano in club dell'attuale Lega Pro come l'Aglianese, la Spal, il Grosseto e il Lecco. Alla guida del Sassuolo, il toscano riesce ad ottenere una storica promozione in Serie B nel 2008, finendo al comando del girone A. La stagione successiva approda nella massima serie allenando il Cagliari, al quale rimane legato per due stagioni. Al primo anno, dopo un inizio difficile, i rossoblù effettuano una grande rimonta che li proietta al settimo posto in classifica; all'ottava giornata del girone di ritorno, i sardi si mettono in tasca l'obiettivo salvezza. Obiettivo che viene confermato anche la stagione seguente, che nel complesso è più deludente.

Nell'estate del 2010, Allegri viene ingaggiato come allenatore del Milan: prima esperienza in una grande del calcio italiano. Al termine del campionato 2010/11 i rossoneri conquistano lo scudetto, il primo nella carriera dell'allenatore livornese. Nelle successive tre stagioni i meneghini vincono però solamente la Supercoppa nazionale contro i cugini dell'Inter. L'ultima stagione all'ombra del Duomo ​termina in anticipo per il tecnico, che viene esonerato in seguito alla sconfitta interna per 4-3 contro il neopromosso (ed ex) Sassuolo del gennaio 2014. Qualche mese più tardi diventa allenatore dei bianconeri, prendendo la difficile eredità di Antonio Conte, che aveva conquistato tre scudetti consecutivi e due supercoppe italiane nelle tre stagioni precedenti. Nonostante la diffidenza dell'ambiente juventino, Allegri riesce ad ottenere un ruolo da protagonista vincendo due scudetti, due coppe Italia e una supercoppa italiana, diventando il primo allenatore di Serie A a conquistare il double ​nazionale per due anni consecutivi.

La carriera di Allegri è piena di successi, ma anche di momenti difficili. Il tecnico toscano è l'esempio di un uomo che è riuscito ad arrivare in cima grazie al duro lavoro e alla dedizione. In campo calcistico, il mister ha allenato grandi campioni ma ha anche guidato squadre meno blasonate, soprattutto agli inizi. Le numerose esperienze sportive hanno conferito all'allenatore l'abilità di sapersi adattare a qualsiasi situazione: infatti, in diverse occasioni si è potuto constatare come Allegri sia bravo a trarre il meglio dei suoi giocatori anche nelle situazioni più difficili. Per questo merita l'attributo di "psicologo", poiché il mister sa curare soprattutto l'aspetto mentale e la gestione dello spogliatoio. Probabilmente non ha il carisma di José Mourinho o di Conte, tuttavia ha un buon rapporto con i suoi giocatori, facendoli esprimere con molta libertà e dando sfogo alle caratteristiche migliori di ognuno di loro.

Massimiliano Allegri. Foto: Getty Images
Massimiliano Allegri. Foto: Getty Images

Luis Enrique, il mental coach

​Luis Enrique, attuale tecnico del Barcellona, rispetto al collega italiano è più noto al pubblico durante la carriera da calciatore: lo spagnolo, infatti, è stato una delle bandiere dei catalani a cavallo tra gli anni Novanta e l'inizio degli anni Duemila. La carriera da allenatore inizia nel 2008 alla guida del Barcellona B, succedendo all'amico Pep Guardiola fresco di convocazione nella prima squadra. Con la squadra riserve dei blaugrana rimane per tre stagioni, ottenendo la promozione in Segunda Division nel 2010. La stagione successiva, con il terzo posto finale in campionato, ottiene la qualificazione ai playoff promozione nella Liga alla quale la squadra non può partecipare in quanto squadra B.

Nella stagione 2011/12, Enrique assume la guida tecnica della Roma: esperienza negativa per lo spagnolo, che inizia con l'eliminazione ai preliminari di Europa League, e termina con un anonimo settimo posto in Serie A. Un anno dopo il tecnico ritorna in patria e siede sulla panchina del Celta Vigo, iniziando la prima stagione nel massimo campionato spagnolo. Esperienza decisamente migliore per Luis, che si piazza al nono posto finale nella Liga. Nell'estate del 2014 arriva la chiamata dell'amato Barcellona, proveniente da un periodo difficile: Enrique si ritrova un collettivo rivoluzionato, nel quale ci sono diversi nuovi arrivi. L'eredità dell'amico Pep è pesante da sopportare, ma tuttavia l'ex allenatore giallorosso riesce a concludere la prima stagione in Catalogna nel migliore dei modi con la conquista del triplete​. L'anno successivo arrivano anche la Supercoppa UEFA, il Mondiale per Club e di nuovo campionato e coppa nazionale.

La filosofia di allenatore di Luis Enrique sembra all'apparenza diversa rispetto a quella di Allegri, ma non è così. Lo spagnolo cura in modo diverso il rapporto con i giocatori, più distaccato: per il tecnico del Barcellona è importante far capire la differenza fra allenatore e giocatore. In altre parole, Enrique non ha interesse nel mostrarsi come amico agli occhi dei ragazzi che allena, mostrando un atteggiamento più autoritario. Anche per l'iberico è importante l'aspetto psicologico e per questo motivo sprona i suoi giocatori a dare il meglio di sé, probabilmente anche con molti rimproveri. Un comportamento da classico coach​, che si mostra severo nei confronti della sua squadra ed ostentato a voler sempre vincere.

Luis Enrique. Foto: Il Post
Luis Enrique. Foto: Il Post