Juventus, i momenti dello scudetto della leggenda - Parte 1: il 2016

I cinque fondamentali della prima parte dell'anno che hanno fatto entrare nella leggenda la Signora edizione 2016/17.

Juventus, i momenti dello scudetto della leggenda - Parte 1: il 2016
Fotomontaggio VAVEL

Sono tanti gli aggettivi con cui si possono definire un'impresa come quella compiuta dalla Juventus per vincere il suo sesto Scudetto consecutivo. Il club - seguito a ruota da tanti fan e giornali - ha scelto il gioco di parole (divenuto poi hashtag) "LE6END", cioè "leggenda", tutto ovviamente adattato al numero 6, quello delle volte consecutive in cui la Serie A si è piegata ai bianconeri. Eppure, in alcune situazioni, ci sono stati dei dubbi su questo risultato; in tante altre, Madama ha però consolidato la propria supremazia. Noi di VAVEL Italia abbiamo deciso, nel bilancio finale, di sintetizzare in 10 momenti questo percorso vincente: analizziamo le prime 5.

1 - La prima Pipita

Juventus 2-1 Fiorentina (20 agosto 2016)

Va per terminare un'estate difficile per i tesserati bianconeri. L'ambiente è carico di voglia per la stagione che verrà e sogna il successo in Champions League: la situazione è fra le peggiori possibili per i già campioni d'Italia sotto l'aspetto della pressione. Il calendario li contrappone alla Fiorentina, in un vero e proprio big match, già alla prima giornata. Un primo approccio sbagliato, la Signora l'ha capito l'anno precedente quando ha perso contro l'Udinese sempre alla prima giornata, potrebbe costare carissimo in termini di fatica.

La gara, giocata di sabato sera alle 20:45 dopo che la Roma ha schiantato l'Udinese per 4-0 nel primo anticipo, risulta invece dominata dalla Juve non in lungo e in largo ma quasi: Khedira realizza il gol del vantaggio nel primo tempo, che si chiude nell'1-0. Entra Higuain che debutta con la sua nuova maglia - e lui viene da un'estate ancora più tormentata rispetto agli altri a causa di una forma fisica non brillante. Nemmeno il tempo di toccare il primo pallone e Kalinic su calcio d'angolo beffa i padroni di casa. L'1-1 è un brutto cliente.

Insomma, una di quelle situazioni in cui il Pipita, in questa stagione, si è esaltato. Un tiro deviato sempre di Khedira gli concede uno spicchio di porta nell'area piccola: lui è una sentenza, lo Stadium urla di gioia. 2-1 a pochi minuti dal pareggio, come al Franchi la stagione precedente: la partita finisce così, i titoli sono tutti per il numero 9 argentino. Psicologicamente, "chi ben comincia è già a meta dell'opera". E il club di Corso Galileo Ferraris ha cominciato con 3 punti pesanti.

Fonte immagine: Gazzetta dello Sport
Fonte immagine: Gazzetta dello Sport

2 - Le prime indicazioni forti di Max Allegri

(26 settembre 2016)

Un bravo condottiero sa alternare bastone e carota anche in pubblico. Max Allegri ha i suoi meriti se la sua è l'unica squadra che in avvio di stagione si pone dei problemi sul proprio gioco ma non sui propri risultati. La vittoria sul Palermo è stata l'emblema di questo principio: va bene anche così, per ora, 0-1 al Barbera soffrendo forse un po' troppo e con una discreta dose di fortuna.

I bianconeri, fra delle critiche inspiegabili se si guarda alla classifica, si approcciano dopo questo successo siciliano alla trasferta europea di Zagabria, che verrà poi vinta per 0-4 senza troppi patemi. Il tecnico percepisce che qualcosa non va all'esterno ed in conferenza stampa - passateci il termine - sfuria "C'è un'illusione che la Juventus debba vincere tutte le partite 3-0. La Juventus invece deve essere pratica e concreta, rimanendo con i piedi per terra". E ancora: "Non vivo nell'illusione, credo di essere pratico e pragmatico. Conta quello che si fa. Ci si ricorda chi ha vinto. Sono convinto che questa squadra sia ai livelli delle top, ma per arrivarci non bisogna essere illusi di vincere tutte le partite 3-0, perchè tutte fanno fatica a vincere le partite. Se lavoriamo sapendo che bisogna faticare, riusciamo ad arrivare in fondo e vincere. Se invece rimaniamo illusi di vincere sempre, si rischia di viverla come un fallimento".

E tanto per concludere: "Fare un grande mercato non è direttamente proporzionale al vincere tutte le partite 3-0". Parole pesanti, significative: in attesa di conoscere la sua vera identità tattica, la Signora si deve attaccare ai risultati. Che siano 1-0, 2-0, 3-0 o 4-0. Basta che siano vittorie.

Dal minuto 20.00 al minuto 29.00

3 - La prima vera dimostrazione di forza

Juventus 2-1 Napoli (29 ottobre 2016)

Insomma, dopo aver battuto con grande merito la viola nella gara sopracitata, diciamo che gli altri big match alla Juventus non sono andati proprio benissimo. La partita col Napoli, dopo le due sconfitte a Milano con Inter prima e Milan poi, diventa fondamentale per confermare il proprio dominio interno. Cioè, si torna a giocare in casa, non vincere gonfierebbe eccessivamente la critica. C'è però da dire che Madama, in casa, non è che vinca sempre, ma... no, vince davvero praticamente sempre.

Il pre-partita tende però a sottolineare più che altro che è la prima del traditore Higuain contro i traditi: la partita però sembra mettersi nel segno delle reti di Bonucci e Callejon, entrambe nei primi 10' del secondo tempo, un botta-e-risposta importante. Le due compagini sono un po' stanche, Ghoulam rinvia un pallone al limite dell'area e sbaglia evidentemente il bersaglio. Se da quella distanza dai al Pipita la possibilità di vedere la porta, genericamente lui segna (con la stessa frequenza con cui i suoi vincono in casa, più o meno).

Ed effettivamente l'argentino - che si trovava lì - segna, non esulta, ma segna. Ad esultare ci pensano i tifosi e, soprattutto, si festeggia nelle analisi: il sassolino delle partite importanti è stato tolto dalla scarpa prima che diventasse un macigno attaccato alle gambe della Signora maratoneta. Ed è un passaggio importante, 3 punti che fra l'altro allungano anche il vantaggio sulla Roma seconda in classifica, nel pomeriggio fermata dall'Empoli (0-0).

Fonte immagine: Eurosport
Fonte immagine: Eurosport

4 - Un pomeriggio di ordinaria follia

Genoa 3-1 Juventus, 27 novembre 2016

La Juve ha appena vinto a Siviglia una partita che le regala difatto il primo posto nel girone europeo, è in un momento estremamente positivo, arriva a Marassi per giocare contro il Genoa in un pomeriggio che comunque si preannuncia interessante, una gara ostica da affrontare contro una delle squadre più dure da affrontare dei primi due mesi stagionali.

3 minuti e i liguri passano in vantaggio. 13 sul cronometro, 2-0. 28esimo e siamo 3-0. Una doppietta di Simeone, con un autogol di Alex Sandro, ha letteralmente demolito i campioni d'Italia, li ha distrutti. Avversario sottovalutato? In parte. Ma sembra proprio che più che altro il sistema torinese abbia davvero avuto un bug nella prima mezz'ora, roba del tipo "juventus.exe ha smesso di funzionare". La punizione di Pjanic nella ripresa firma il 3-1 finale, un risultato che non va bene.

Un buon computer dopo un bug ritorna però a funzionare e dopo questo buco nell'acqua i campioni d'Italia faranno un dicembre di campionato straordinario, battendo Atalanta, Torino e Roma in serie. Dopo l'ultimo di questo filotto di successi complicati, uno che conta qualcosa come Buffon dirà che "Questa vittoria è figlia di Genova". E tendenzialmente viene difficile non credergli.

5 - Il ritorno del più forte

Torino 1-3 Juventus (11 dicembre 2016)

All'alba dell'andata contro il Torino, la Signora vede la possibilità di dimostrarsi forte anche in trasferta in una gara che non è facile - perchè aldilà della differenza di tasso tecnico i derby non sono mai facili. Perciò i 3 punti assumono un significato particolare, diventano quasi una necessità per i campioni d'Italia.

La gara, dopo l'avvio storto per colpa di una testata di Belotti, si addrizza nel finale per un colpo da campione di Higuain, che si divora letteralmente Barreca. Sull'1-2 però i primi in classifica davvero sono stremati - vengono da un periodo da una partita ogni 3 giorni - e devono comunque difendere il risultato. Sono passati 78 giorni dall'ultima volta che Dybala ha visto il campo: Allegri decide che è ora di giocarsi la carta dell'argentino. Lui a dire il vero entra col risultato ancora in parità, non tocca mai la sfera nell'azione che porta al completamento della rimonta ma poi inizia ad incantare e - a tratti - a spaventare. Diciamo che l'azione dell'1-3 nasce da una sua giocata da fantascienza, con conseguente passaggio forse anche migliore. Il bello è che fa sembrare tutto facile. Ed è tornato da meno di 20'.

Quel riprendere immediatamente consapevolezza dello strapotere tecnico della Joya è stato un passo importante verso il successo in campionato: tutti si sono resi conto in quel momento che comunque il più "forte" ce l'aveva la squadra più forte: un connubio di incredibile efficacia e dagli effetti devastanti sugli avversari. Il numero 21 diventerà così, senza troppi problemi, fondamentale nel 4-2-3-1.


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