Juventus, i momenti dello scudetto della leggenda - Parte 2: il 2017

I 5 (altri) momenti che hanno fatto diventare un sogno realtà. Stavolta ci trasferiamo nella seconda metà di stagione.

Juventus, i momenti dello scudetto della leggenda - Parte 2: il 2017
Fotomontaggio VAVEL

Per la Juventus è giunto da qualche giorno il sesto titolo consecutivo. Una storia di tanti momenti belli e pochi meno belli, che hanno segnato un percorso leggendario, entrato di diritto nella storia del calcio italiano ed europeo (nessuno aveva mai vinto 6 edizioni della Serie A di fila). Di questi momenti abbiamo provato già a fotografarne alcuni in quest'altro episodio, e dopo qualche ora di riflessione è ora di completare l'opera: ne abbiamo visti 5, vediamone altrettanti. Andiamo, dunque, ripartendo da dove eravamo rimasti.

6 - La voce di chi ne ha prese troppe

(21 gennaio 2017)

Ci eravamo lasciati con l'immagine felice del trionfo nel derby, ma poi la Signora perde la Supercoppa e, ancora peggio, dopo un paio di "vittorie di routine" perde pure a Firenze, contro la Fiorentina, per 2-1. Il gioco continua a stentare, torna anche il mal di pancia lontano dallo Stadium dove i campioni d'Italia hanno perso 4 partite su 9 disputate. Uno score inaccettabile.

Rivedendo tutto dopo qualche mese, quella sera non andò nemmeno troppo male. Nel senso che si perse giocando male ma con tante attenuanti episodiche. Ad Allegri però questi KO non sono mai piaciuti, non li ha mai digeriti, ed infatti non nell'immediato, ma prima della seguente partita contro la Lazio le parole del tecnico livornese sono un tuono che fa tornare immediatamente in riga i suoi. Prima della tempesta tattica, la tempesta ai microfoni.

"Il campionato non è mai stato chiuso e mai lo sarà. Vincere è sempre difficile per una squadra che ha tante possibilità di vittorie. Chi pensava che fosse una passeggiata si sbagliava di grosso. La Juventus deve vincere le partite soffrendo, indipendentemente dal mercato. Ci vuole grande equilibrio, passando da momenti in cui le cose vanno bene ad altri in cui vanno meno bene. Al momento siamo in linea con l'andamento del campionato. Se poi si pensava di fare 57 punti su 57 bisognava farsi curare". Boom.

Dal minuto 3.00 al minuto 8.00

7 - Rivoluzione

(22 gennaio 2017, ore 11:30 circa)

Tornate indietro con la mente a circa 4 mesi fa. Una voce particolarmente simpatica vi dice che "la Juventus nella prossima partita schiererà tutti i suoi attaccanti. Ah, questo insieme a Pjanic, ovviamente". Voi lo andate a dire ai vostri amici per strada o semplicemente scoppiate a ridere? Già. Fatto sta che è successo per davvero, così, all'improvviso.

Allegri ha detto di recente per l'ennesima volta che "Lo avevo provato due o tre mesi prima in allenamento. Dopo Firenze, anche se eravamo ancora in vantaggio in campionato, dovevamo cambiare sistema,  perché eravamo arrivati in cima e non si migliorava più. Ho dovuto e voluto cambiare perché era la cosa giusta da fare. Ho deciso in due giorni perché la palla non girava lenta e mi infastidiva, la squadra ha risposto bene cambiando mentalità e geometrie, migliorando molto". Chiunque fa fatica a credere che sia comunque un'idea campata per aria, quasi un ricordo di un gelido allenamento di ottobre rispolverato casualmente. Altrimenti si fa fatica a comprendere pure l'acquisto di Rincon, esperto metodista della mediana a 2.

Questa ostinazione nel dichiarare ciò da parte del tecnico livornese comunque non ci può garantire la massima certezza del concetto, ma i dubbi rimangono. Comunque, da un giorno all'altro, tutti scoprono la Juventus 2.0, una squadra che potenzialmente fa paura a tutti e che bullizza i terzini destri con Mario Mandzukic alto a sinistra. I dubbi sul fatto che si trattasse solo di un esperimento li ha cancellati il tempo, insieme a quella partita (vinta 2-0 con una prova di solidità immensa).

8 - Imbattibili (e fortunati)

(Juventus 2-1 Milan, 10 marzo 2017)

In pratica la Juve col nuovo modulo vince le prime 10 partite fra tutte le competizioni con uno score incredibile (22 gol fatti e 3 subiti nel parziale). Poi si ferma ad Udine, in una partita sporca e particolarmente strana: i friulani hanno inceppato l'ingranaggio avversario (c'è da dire, non particolarmente in giornata) per la prima volta e questo potrebbe creare qualche problema in vista del prossimo match contro il Milan allo Stadium, il secondo di marzo.

La Signora perde Mandzukic nel riscaldamento della partita e butta dentro allora Pjaca che si divora una cosa come 4 palle gol evidentissime. Non segnano gli attaccanti, ci pensa Medhi Benatia: un'accelerata di Deulofeu concede però a Bacca il pareggio nel finale di primo tempo. Nel secondo, la falsariga non cambia ma i torinesi come tante volte in questa stagione mollano un attimo la presa col passare dei minuti e si avviano verso un pari un po' beffardo, prima che, nel recupero, un cross di Lichtsteiner venga deviato da De Sciglio col braccio per quello che diventerà il rigore più contestato di questa stagione a causa di questioni riguardanti la distanza fra i due giocatori, polemiche, tempi di recupero allungati e altre polemiche che non fanno mai male (in Italia). L'arbitro Massa indica il dischetto, si presenta Dybala a tirare.

Il rigore ha una duplice funzione per l'argentino: in primis, per lui, deve redimere l'errore di Doha dagli 11 metri che aveva fatto male e non poco. Inoltre, ha la possibilità di mettere in cascina 3 punti pesantissimi che eviterebbero, oltre all'avvicinamento della Roma, il secondo pareggio consecutivo (ed i conseguenti primi spettri di una crisi). Fatto sta che la Joya stavolta segna a Donnarumma ed esulta come un pazzo, come tutti i tifosi juventini. Questo gol ha un peso psicologico immenso, indefinibile. Ed è probabilmente il più importante del campionato, a dimostrazione del fatto che anche nelle serate più avverse basta un attimo ai campioni d'Italia per spianarsi la strada.

P.S.: Quella sera per la prima volta avete visto il 4-2-3-1 con Barzagli e Dani Alves sulla fascia destra.

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9 - Frenare sul più bello

(Atalanta 2-2 Juventus, 28 aprile 2017)

Senza un motivo apparente, Madama gioca male il primo tempo contro l'Atalanta a Bergamo. Le attenuanti in realtà sono due: la più ovvia è che quella coi nerazzurri è un confronto a 5 giorni da quello ben più importante contro il Monaco in Champions League; l'altra è che Masiello sta a uomo su Dybala - fonte di gioco principale dei bianconeri - come un poliziotto che sta inseguendo un criminale. Poi, a 2 minuti dal duplice fischio, arriva un gol da parte di Conti che è tipico della squadra normale che ha avuto un calo di tensione. La Juve è una squadra normale?

No. Infatti, rientra in campo nella ripresa e sbrana letteralmente gli avversari, gli fa capire chi è più forte e aspetta il momento giusto per fare male: dopo il pareggio un po' fortunoso con un autogol, Dani Alves in tuffo di testa porta in vantaggio i suoi a pochi minuti dal termine. Sembra che la gara, così come quella dell'anno prima a Firenze, non garantisca la certezza matematica dello Scudetto ma sia una prova di forza clamorosa, una vittoria simbolo.

Poi, senza altri motivi apparenti, un'altra dormita regala a Freuler il pallone del 2-2 e l'olandese non sbaglia (minuto 88). Non è successo effettivamente niente: il campionato è ancora lì per essere vinto, ma la Signora non può e non deve concedersi questi cali, non così, non come gli altri. Uno stop che Allegri, infatti, commenta così nel dopo-gara: "La Juve non può prendere gol a 2 minuti dalla fine del primo tempo, e poi allo scadere della gara, a maggior ragione dopo averla ribaltata. Bastava difendere come sappiamo fare, e senz’altro avremmo portato a casa il massimo".

10 - Il gran finale

(Juventus 3-0 Crotone, 21 maggio 2017)

Alla fine a causa degli impegni europei e della Coppa Italia i detentori finiscono quasi per snobbare - solo per un po' - il campionato facendo 2 punti in 3 partite. Arriva la partita in casa col Crotone, avversario per carità onorevole e che è in un ottimo stato di forma, ma che comunque è almeno un paio di spanne sotto ai bianconeri comunque.

L'ansia non è abbastanza per frantumare la consapevolezza juventina e alla fine le reti di Mandzukic, Dybala ed Alex Sandro firmano il 3-0 finale, fra le urla del solito pacatissimo Max Allegri, che pure nel finale di gara si arrabbia per un passaggio fatto con un po' poca concentrazione ed un tiro svirgolato. Però passano i minuti e l'aria di festa è sempre più pressante, scappa qualche sorriso, la partita è finita ormai. Quando l'arbitro fischia la fine, è arrivata la sentenza: la Juventus è campione d'Italia per la sesta volta consecutiva.

Ok, di immagini della celebrazione che è seguita potrete capire che ne avremmo potute scegliere centinaia, ma anche migliaia. Tuttavia, la più bella è probabilmente quella dello shampoo di Cuadrado con la schiuma da barba al proprio mister che proprio non riesce a "togliersi la cravatta", come si suol dire, in certe occasioni. Quasi una maniera del numero 7 per ringraziare il proprio allenatore per tutte quelle urla quando gli passava vicino. Fa parte della vita degli esterni sopportare le urla ravvicinate dei propri coach. Credo. Ci sono anche le splendide lacrime di Marchisio (in alto) e la foto di rito con Buffon in primo piano (in basso).

Comunque, è bellissimo da vedere ed è la foto della celebrazione di una leggenda che ha l'occasione di ingrandirsi il prossimo 3 giugno.


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