Milan, senti Bacca: "Derby? Conta vincere. Dobbiamo tornare in Europa"

L'attaccante colombiano si è raccontato alla Gazzetta dello Sport: "Cosa ci manca per lottare per lo scudetto? I risultati. Un po’ di fortuna. Un po’ di allegria. E la consapevolezza di essere forti. È soprattutto un problema di testa".

Milan, senti Bacca: "Derby? Conta vincere. Dobbiamo tornare in Europa"
Milan, senti Bacca: "Derby? Conta vincere. Dobbiamo tornare in Europa"

Meno male che c'è Carlos: Bacca è uno degli attaccanti più forti in circolazione in Europa. Mihajlovic si affida a lui e i numeri parlano chiaro: 10 gol in 21 partite per il colombiano, sempre presente in casa rossonera. Nelle prossime settimane, visti i rientri di Balotelli e Menez e l'arrivo di Boateng, Bacca potrebbe avere nuova compagnia lì davanti. Dopo la splendida prestazione sfoderata contro il Carpi (prima la famosa rabona poi assist al bacio per il raddoppio del francese Niang, ndr), la quale ha trascinato il Milan in semifinale di Coppa Italia, ha dimostrato sempre più che è lui il centro di questo Milan edizione 2015-2016.

L'attacante colombiano si è raccontato alla Gazzetta dello Sport. Tanti i temi trattati, partendo subito dal derby, anche se negli ultimi anni entrambe le squadre hanno perso smalto, la stracittadina rimane una delle partite più affascinanti al mondo: "Un gol di rabona? Eh... Sarebbe bellissimo e se capita ci provo. Ma conta solo segnare, non importa come. E vincere, naturalmente. Sono contento per la condizione del Milan che nell’ultimo periodo ha ottenuto buoni risultati. Adesso c’è il clasico con l’Inter. Abbiamo perso all’andata, ma i derby sono come le finali: si devono solo vincere. Sento dire che l’Inter non stia bene adesso, che non sia in grandi condizioni. Può anche essere, ma queste sono partite uniche che escono dalle classiche logiche delle partite di campionato. E per conquistare i tre punti ci vuole soprattutto una mentalità vincente. Servono responsabilità, voglia, lavoro, concentrazione. Cosa può dirci Mihajlovic per caricarci? Niente. Non c’è bisogno delle parole dell’allenatore per preparare queste partite. L’Inter è un avversario diretto per la classifica. E poi questo è un derby, quindi una finale. Dobbiamo trovare noi la testa giusta per giocare alla morte. E io, comunque, una motivazione in più ce l’ho: domenica è il compleanno di mia figlia: vorrei regalarle un gol".

Milan-Inter capita nel momento cruciale della stagione, Mihajlovic-Mancini cercano una vittoria per continuare il sogno Europa, quell'Europa che manca a Carlos Bacca: "Mi è mancata tanto. Io avrei potuto giocare la Champions col Siviglia. Ma il Milan ha un grande progetto. E lavoriamo con la mentalità giusta ogni giorno. Un’altra stagione senza coppe europee? No, no... Io non mi vedo proprio il prossimo anno senza Europa. E per questo io e il Milan stiamo lavorando tantissimo. Dobbiamo qualificarci assolutamente per le coppe" E ancora: "Cosa ci manca per lottare per lo scudetto? I risultati. Un po’ di fortuna. Un po’ di allegria. E la consapevolezza di essere forti. È soprattutto un problema di testa. Ci crediamo troppo poco. Il nostro obiettivo è tornare in Europa. Per centrare il traguardo dobbiamo vincere questa partita con un rivale diretto".

Nel Milan di Mihajlovic spiccano le prestazioni del centravanti colombiano Carlos Bacca che, come dicevamo, è sempre più al centro del progetto rossonero: "Sono contento del mio rendimento: la Serie A è un campionato molto tattico e fisico, ma credo di essermi adattato bene. Ogni volta che scendo in campo avverto una confidenza sempre maggiore con il calcio italiano. Ho fatto alcuni gol, spero di segnarne ancora tanti e soprattutto di spingere il Milan più in alto possibile. Voglio dare a questa squadra il meglio di me. Se c’è differenza tra il Bacca delle prime partite italiane e il Bacca di adesso? Sì, c’è davvero molta differenza tra il Bacca delle prime partite italiane e il Bacca di adesso. Ho lavorato parecchio dal punto di vista tattico per imparare ad aiutare in fase di copertura e per fare i movimenti chiesti dall’allenatore. In Spagna si lavorava in modo differente".


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