Tassotti parla dell'addio al Milan: "Ho sicuramente qualche rimpianto"

Le parole dell'ex vice allenatore del Milan: "Questa squadra può lottare per arrivare in Europa League, per pensare addirittura alla Champions League servirebbe un campionato straordinario".

Tassotti parla dell'addio al Milan: "Ho sicuramente qualche rimpianto"
Tassotti parla dell'addio al Milan: "Ho sicuramente qualche rimpianto" - gettyimages.com

Mauro Tassotti, vice allenatore della nazionale ucraina al fianco di Shevchenko, ha parlato della crisi del suo Milan: "Ho parlato di quando il budget diminuisca per il mercato e che in quelle situazioni si debba sbagliare di meno, ma che sia altrettanto inevitabile fare degli errori nel mercato -le sue parole riportate da tuttomercato.web- E' chiaro che se il budget è minore non te lo puoi permettere e devi sbagliare il meno possibile. Il Milan deve tornare a giocare bene a calcio per riportare la gente allo stadio, non si può giocare con 25mila spettatori a San Siro. Negli ultimi anni abbiamo fatto male, nel senso che la squadra poteva fare di più di quello che ha fatto. Questa squadra può lottare per arrivare in Europa League, per pensare addirittura alla Champions League servirebbe un campionato straordinario".

Una vita in rossonero. Da giocatore prima, da vice allenatore poi: "Confesso di aver provato un po' di magone nel momento della risoluzione ma ero alla ricerca di un ruolo più gratificante. Ho sicuramente qualche rimpianto perché ci sono state le occasioni ma non mi è stata mai data la possibilità di allenare il Milan. Seedorf? Con lui non sempre mi sono trovato a mio agio". Sulla partita contro il Napoli: "Qualcosa ho visto del Milan nelle prime due partite, la partita di Napoli eravamo già qua e l'ho vista registrata. Credo stia lavorando bene, con tutte le problematiche che ci sono in questa fase visto il passaggio di proprietà. Credo ci sia un po' di pessimismo attorno. Ho visto qualcosa sui giornali che avrei detto qualcosa sul Milan ma mi è sembrato che fosse stata messa giù un po' troppo dura". 

Chiusura sul grande Sacchi: "Sacchi era un maniaco del lavoro. Volente o nolente ha cambiato la storia del calcio italiano con i suoi metodi. Ha creato un top team che giocava con il cuore. Ci ha letteralmente distrutto nei vari allenamenti ma, alla fine, abbiamo vinto e convinto tutto e tutti. Sacchi mi ha dato tantissimo non solo come calciatore. Ma non è solo lui. Questo tipo di cultura è rimasta fino al 2009, poi però sono iniziati i problemi. Sacchi ha portato una mentalità vincente che è stata assimilata dal gruppo italiano. I vari Maldini, Costacurta, Albertini e così via. Quando arrivò Sheva fu più facile per lui perché aveva intorno grandi uomini e professionisti. Ora sembra più difficile per il Milan, speriamo che nei prossimi anni si possa tornare a gioire tutti insieme".


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