Soldato Semplice

Mattia De Sciglio dice addio al Milan dopo una carriera passata in rossonero. Dallo strabiliante esordio sotto la gestione Allegri, passando per l'equivoco tattico legato alla sua posizione e le tante critiche ricevute, De Sciglio ha rappresentato una delle più grandi delusioni della storia recente del Club Meneghino. Il divorzio, inevitabile dopo i dissapori delle ultime stagioni e le prestazioni in continua picchiata, farà bene ai rossoneri come allo stesso Mattia, pronto a riabbracciare Max Allegri sotto la Mole Antonelliana.

Soldato Semplice
Mattia De Sciglio, pronto a sposare il progetto della Juventus e del suo mentore Allegri. Fonte foto: Getty Images Europe.

Quando il giovane De Sciglio esordì, titolare in un delicatissimo Chievo - Milan dell'aprile 2012, molti tifosi rossoneri non avevano idea di chi fosse quel ragazzo longilineo e dal volto pulito sceso in campo con la maglia numero 52. Sotto la gestione Allegri, - tecnico che aprì le porte della prima squadra al ragazzo - il terzino cresce fino a stazionare nell'undici titolare, dove riveste un ruolo primario nella stagione che porta i rossoneri ad un insperato preliminare di Champions. Il sentore che quel ragazzo per bene potesse ripercorrere le orme dei Grandi difensori rossoneri, finisce per attirare le attenzioni di Carlo Ancelotti, deciso nel portare a Madrid il baby prodigio della difesa. In un amen, la carriera di Mattia De Sciglio prende il volo, accompagnata da aspettative altissime e una crescente notorietà. 

Equivoco Tattico

La stagione seguente, la 13-14, è probabilmente quella decisiva per leggere il futuro di De Sciglio, allontanato da Allegri dopo l'inevitabile esonero del livornese. Il Milan gira a quota 22 punti e Berlusconi opta per un rivoluzionario alle prime armi in panchina: Clarence Seedorf. Questo avvicendamento ai vertici della piramide rossonera fa crollare il castello di sabbia eretto attorno alle debolezze del calciatore, da quella mezza stagione in poi, travolto dall'equivoco tattico che lo vede impiegato indistintamente sia a destra che a sinistra. In realtà, la duttilità di Mattia De Sciglio, eleggibile per entrambe le corsie di difesa, aveva permesso al calciatore di occupare con costanza la corsia mancina, vista la presenza di un intoccabile come Abate sull'out opposto. Sotto i dettami tattici di Seedorf, De Sciglio smette di splendere. Si parla di scarso feeling con Clarence, ma anche di vedute differenti sulla posizione e sul tipo di atteggiamento tattico operato dal calciatore. Fatto sta che l'annata si rivela disastrosa per il Milan, fuori dall'Europa, e per De Sciglio, catapultato sulla terra dopo il breve sogno pindarico.

 

Quando De Sciglio era un considerato tra i migliori giovani del panorama calcistico internazionale. Stagione 2012/2013.

Autogestione

Oltrepassato il primo gran premio della montagna, De Sciglio trova sulla propria strada un altro allenatore in rampa di lancio: Filippo Inzaghi. Il piacentino si siede sulla panchina rossonera con grande umiltà, ma al tempo stesso, viene accompagnato dallo straordinario entusiasmo del popolo rossonero, sempre grato all'eroe di Atene. Rispetto alla gestione precedente le premesse sono totalmente diverse: Pippo ha la possibilità di preparare dalle fondamenta la stagione del rilancio. De Sciglio è tra i punti fermi di Inzaghi che sul lombardo crede fortemente come simbolo di rinascita e appartenenza rossonera.

Le premesse però, vengono seguite da una serie di colpi a salve. Il Milan si imbatte nella peggior stagione della sua storia recente, scatenando l'ira dei tifosi verso società e calciatori. Gli spifferi che arrivano dal perforato spogliatoio rossonero, parlano di una squadra non irregimentata, di un gruppo poco affiatato e di una gestione tecnico tattica pressoché nulla. In queste pericolose sabbie mobili, l'ingenuo De Sciglio non riesce a tirar fuori il carattere, finendo per sprofondare tra le fauci dell'indispettito popolo milanista. Ai primi fischi ne seguirono altri ed altri ancora. Nel giro di poche giornate, un cross, un appoggio, o una diagonale mal fatta, iniziarono a divenire abitudine per un calciatore di belle speranze come Mattia, la cui evidente involuzione è rimarcata dai continui avvicendamenti - anche in corso d'opera - tra l'out mancino e quello destro. 

L'episodio dell'autorete, al Tardini di Parma, sotto la gestione Inzaghi.

Soldato Semplice

Ma veniamo alle ultime due stagioni di Mattia De Sciglio in rossonero. Nel 15-16, un Milan stremato dal punto di vista sportivo e societario, è costretto a sostituire ancora una volta il proprio condottiero. A questa tornata la scelta ricade sul burbero Sinisa Mihajlovic. La prima mission del serbo è chiara: riabilitare i rossoneri temprati da delusioni personali e di squadra. Le scelte del tecnico però, vanno in contrapposizione con le necessità di De Sciglio, scalzato da Antonelli nel ruolo di laterale mancino. Di conseguenza, la stagione del classe 92' si svolge nell'ombra di Abate e dello stesso Antonelli, certamente più efficaci della versione ingiallita del Soldato Semplice Mattia.

Già, Soldato Semplice. La definizione che più di tutte avvicina l'esperienza di Mattia De Sciglio con la maglia del Milan racchiude le tante interpretazioni del termine: dall'essere l'elemento più basso di una determinata scala gerarchica, fino a toccare elementi caratteristici della propria personalità. Possiamo parlare di schiettezza, sincerità o peggio ancora, ingenuità. In ogni caso, l'appellativo verrebbe associato alla lenta cavalcata di Mattia col Milan. Quello che fa riflettere in modo ancor più marcato, è la forte aspettativa. De Sciglio s'è rivelato Soldato Semplice perché non è stato in grado di sopportare sulle sue spalle il peso di una tifoseria come quella rossonera, che in lui aveva visto un Capitano e che invece ha dovuto fare i conti con uno dei tanti. Il peso dell'investitura ha finito per schiacciare questo ragazzo educato e composto, rispettoso e silenzioso, subissato di fischi e accompagnato all'uscita da Milanello.

Nostalgia

La stagione 15-16 si conclude in modo contraddittorio, tracciando, di fatto, un solco profondo tra il Milan e De Sciglio, entità finalmente distanti. La Finale di Tim Cup viene dominata dai rossoneri del subentrato Brocchi, ma la coppa va ancora alla Juventus. Nell'immediato dopo partita Allegri avvicina Mattia sussurrandogli qualche parola. L'episodio assume i contorni di un tormentone estivo, alludendo al fatto che il Mister abbia detto: "Tra poco ti porto con me a Torino". Nel frattempo, De Sciglio vola in Francia per partecipare ad un europeo da assoluto protagonista. Distante da San Siro e dalla maglia rossonera, Mattia da fondo a tutte le sue capacità, risultando tra i più apprezzati Azzurri di Euro 2016. Al suo ritorno si parla di un'imminente cessione alla Juventus, ma la valutazione che ne fa il Milan lo rende improponibile anche per i bianconeri.

Oggi, la Juventus acquista questo Mattia De Sciglio. Un calciatore valido, ma ancora poco sicuro sui suoi fondamentali psicologici. Passare da una prova difensivamente diligente ad una disastrosa, è cosa di pochi istanti.

Non v'è altra via. De Sciglio viene aggregato agli ordini di Vincenzo Montella, ma la sua mente è già in autostrada, direzione Juventus Stadium. Complice la cronica assenza di Antonelli, De Sciglio prende pieno possesso della corsia sinistra di difesa, alternando prestazioni sufficienti a grossi strafalcioni. La stagione viene impreziosita dalla Supercoppa Italiana, ma in inverno il Milan va in letargo abbandonando il sogno di lottare per la Champions. De Sciglio viene falciato da De Paul nel celebre match con l'Udinese e al suo rientro il Milan sembra sull'orlo del precipizio. Inoltre, l'insistenza con cui vengono trattati argomenti di carattere societario, non fanno altro che tenere il Milan al centro della scena. Si viene a conoscenza che De Sciglio abbia deciso di non rinnovare il suo contratto e che l'unico desiderio del ragazzo sia quello di andare alla Juventus. Da quel momento, la carriera rossonera di Mattia è un continuo susseguirsi di fischi. Quando dei tifosi scellerati avvicinano la famiglia di Mattia al termine del Derby con l'Inter, è ormai tutto chiaro: De Sciglio non può restare. 

E così accade. Terminata la stagione nell'ombra della panchina, De Sciglio si dimostra rigido con la nuova dirigenza rossonera. Non rinnova. Il suo procuratore detta il gioco e annuncia apertamente la volontà di andare alla Juventus. In resto è cosa recente con le visite di Mattia allo J|Medical e il ritrovato sorriso. A conti fatti, l'affare è stato raggiunto da tutti i protagonisti della vicenda. Il Milan si è liberato di un calciatore che non aveva più nulla da dire in rossonero. La Juventus ha inglobato un jolly difensivo in grado di adattarsi ad ogni evenienza, italiano, e tra i preferiti di Allegri. De Sciglio ha ottenuto la Juventus. Ora sta solo al campo, giudice irremovibile, emettere quei verdetti a cui siamo indissolubilmente legati. Soldato Semplice o meno, la carriera sportiva di Mattia De Sciglio riparte da Torino e dalla Juventus


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