Napoli, emergenza difesa: acciacchi ed amnesie preoccupanti

Gli infortuni ad Albiol e Ghoulam, dopo quello occorso a Chiriches ad inizio stagione, ed i continui errori individuali minano le certezze della squadra azzurra.

Napoli, emergenza difesa: acciacchi ed amnesie preoccupanti
La disperazione di Reina dopo il gol subito contro la Lazio

Venti gol subiti in sedici partite, con una media quindi superiore ad un gol incassato a partita. E' questo, forse più dell'infortunio di Milik e l'involuzione di Gabbiadini, il dato più preoccupante della stagione del Napoli, arrivato alla terza sosta in campionato con le ossa (parzialmente) rotte. Ancor più preoccupante se si pensa che il numero di tiri subiti nello specchio della porta è inquietantemente basso: poco più di quaranta, di cui solo una trentina realmente pericolosi. Una percentuale di conversione da brividi quindi, superiore al 60%. 

Tale vulnerabilità non sarà di certo sfuggita ai tifosi azzurri, alle squadre avversarie e soprattutto a Maurizio Sarri, che si trova nel periodo più difficile della sua gestione. Complice qualche negligenza societaria ed una buona dose di sfortuna, il tecnico toscano si è ritrovato contemporaneamente a dover risolvere sia il difficile problema della mancanza di un centravanti di ruolo, sia la questione difesa, che, dopo oltre un anno di ottimo rendimento, si è riscoperta fragile ed instabile.

Diversi i motivi alla base del problema: in primis gli infortuni, sicuramente. A partire da quello occorso a Vlad Chiriches in nazionale nel mese di settembre, sino a quello, per fortuna ridimensionato in queste ore, patito da Faouzi Ghoulam negli scorsi giorni, dopo essersi aggregato alla nazionale algerina in vista delle partite di qualificazione al mondiale in Russia del 2018. In mezzo a questi due, la defezione sicuramente più importante e che ha pesato maggiormente nell'economia difensiva azzurra, ossia lo stop forzato di un mese e mezzo di Raul Albiol, comandante principale (assieme a Pepe Reina) della retroguardia partenopea, vittima di un problema muscolare durante la sfida di Champions contro il Benfica il 28 Settembre, e da allora spettatore delle alterne fortune della sua squadra. Da non dimenticare neanche il lungo stop di Lorenzo Tonelli, ancora in attesa di debuttare con la maglia del Napoli dopo essere stato ai box praticamente per tutta l'estate a causa di un problema cronico al ginocchio. Unici centrali integri Maksimovic (che pure però può annoverare una lunga lista di problemi fisici) e lo stakanovista Koulibaly, praticamente sempre impiegato dall'inizio del campionato. 

In praticolare l'assenza di Albiol ha lasciato un vuoto difficile da colmare dai pur volenterosi e spesso ottimi Maksimovic e Chiriches, che si sono alternati al fianco di Koulibaly nelle ultime uscite. Il centrale spagnolo, bistrattato all'inverosimile dopo l'addio di Rafa Benitez (molti lo etichettavano come "pacco di Benitez"), è stato uno dei grandi protagonisti della scorsa stagione e da molti è stato additato come il vero artefice della crescita esponenziale di Koulibaly. L'esperienza e la leadership dell'ex-Real e Valencia è essenziale per guidare con i tempi ed i modi giusti la linea difensiva azzurra, alla quale sono richiesti movimenti precisi ed elastici. Probabilmente anche all'alternanza tra Maksimovic e Chiriches è imputabile qualche piccola crepa nei meccanismi, essendo ben diverse le caratteristiche dei due centrali (più gamba e forza fisica il primo, più eleganza, precisione di lettura e personalità il secondo), situazione che consente da un lato di poter cambiare gli interpreti a seconda del tipo di partita ma che lascia anche poco tempo ai vari attori coinvolti per raggiungere un affiatamento ottimale.

Oltre agli infortuni, i venti gol subiti (tredici in campionato in dodici partite, sette in quattro in coppa) sono imputabili anche ad amnesie difensive, soprattutto individuali. Sul banco degli imputati, in tal senso, sono saliti i due terzini (soprattutto Ghoulam, responsabile di almeno un paio di gol subiti), Koulibaly (il primo gol relizzato da Dzeko al San Paolo grida ancor avendetta) e, soprattutto, Pepe Reina, protagonista in negativo in almeno sette occasioni, praticamente un gol su tre. Difficile trovare in questo caso delle spiegazioni razionali a tali errori, e, quindi, praticamente impossibile allenare la squadra a prevenire tali situazioni, soprattutto quando si ha il pallino del gioco per tutti i 90 minuti e si viene continumanete colpiti alla prima occasione utile. Addossare le colpe al mancato utilizzo di altri calciatori (Maggio, Strinic, Sepe, Tonelli) potrebbe essere deleterio e, soprattutto, non ha alcun tipo di controprova.

Ciò che è certo è che, in un periodo in cui il Napoli fatica inevitabilmente ad essere pericoloso nell'area di rigore avversaria, partire costantemente sotto di un gol potrebbe rivelarsi delittuoso per le ambizioni della squadra di Maurizio Sarri. Mai come adesso è fondamentale registrare la fase difensiva ed iniziare ad incassare qualche gol in meno. La squadra, paradossalmente, sta giocando, a detta del tecnico, il miglior calcio della sua gestione, ma la crisi di risultati è innegabile. Ed il tempo degli errori è finito.