Napoli, il paradossale rebus dell'attacco

Il Napoli e Mertens continuano ad abbattere record su record in termini di segnature, confermando il valore degli schemi sarriani. Di contro, però, sorge la necessità di avere maggiore peso ed altre caratteristiche nelle sfide contro le squadre che si chiudono, mentre sullo sfondo si avvicina il ritorno di Milik e l'inserimento di Pavoletti.

Napoli, il paradossale rebus dell'attacco
Napoli

E ora chi lo dirà a Dries Mertens di tornare sulla fascia a sgobbare? 

Il Napoli che torna dalla trasferta del Dall'Ara con ritrovate certezze ed un entusiasmo spropositatamente alto, si ritrova paradossalmente con il (falso) problema attacco, quello legato al rientro di Arkadiusz Milik ed all'inserimento di Leonardo Pavoletti. Tutti calmi, ci pensa Dries. Già, perché il belga da quando è stato spostato al centro dell'attacco, sebbene abbia messo a referto i suoi 16 gol stagionali in campionato in sole sei partite, è diventato a dir poco decisivo, fondamentale quando serve, devastante soprattutto quando di fronte trova squadre che lasciano abnormi spazi da attaccare e da sfruttare. Nonostante i numeri, che confermano che l'attacco partenopeo macina gioco e statistiche, potrebbe non essere tutto oro quel che luccica. 

Le difficoltà, evidenti, dei partenopei nell'affrontare, soprattutto al San Paolo, squadre che si chiudono a riccio su se stesse potrebbero forzare la mano verso un rientro frettoloso dell'attaccante polacco, così come costringere Sarri a spingere sull'acceleratore per inserire il prima possibile Leonardo Pavoletti nei suoi schemi. La necessità, non di secondaria importanza, arriva dal fatto che, contro le big che non lasciano enormi spazi tra le maglie difensive e contro le piccole che nel catino di Fuorigrotta si chiudono all'interno degli ultimi venti metri arroccandosi, Mertens e compagni perdono spunto e profondità, vedendosi acuire i propri limiti in zona gol. 

Waiting for... Milik e Pavoletti mordono il freno in attesa del rientro - Foto Ssc Napoli

Paradossale parlare di limiti in fase realizzativa quando dopo aver perso Higuain in estate la squadra azzurra si è confermata come la più prolifica del campionato intero, staccando di dieci reti la prima inseguitrice (55 le marcature napoletane a fronte delle 45 juventine). Il passo, dalla sfida contro il Palermo, chiusa e frustrante nel suo essere prima ancora che nell'esito, da contestualizzare senza alcun dubbio, a quella di Bologna, devastante per proporzioni e mole di gioco, è lunghissimo, ma al contempo pone Maurizio Sarri davanti ad un bivio, che lo costringe quasi necessariamente a valutare le alternative, meditare su come e quando tornare al sistema primordiale, con Mertens sull'out mancino e uno tra Milik e Pavoletti al centro dell'attacco, per dare maggiore peso e fisicità ad un reparto che non ha quasi mai accusato questa mancanza. 

E ora, chi lo dirà a questo Insigne che deve tornare ad alternarsi con Mertens per un posto sulla fascia?

Difficile la soluzione del rebus, perché quasi impossibile, innaturale, sarebbe scippare dal capocannoniere del campionato un ruolo che gli si è in parte cucito addosso. La verità, probabilmente, come spesso accade, sta nel mezzo, ed altresì potrebbe esserlo la soluzione: Mertens resterà centravanti fin quando Milik non sarà recuperato al 150%, così come Pavoletti non sarà in grado di svolgere a menadito tutti i dettami delle idee sarriane d'attacco; quando questo momento arriverà, il belga non verrà riportato all'ovile, ma resterà a disposizione nella faretra di Sarri, consapevole che, qualora se ne sentisse il bisogno, c'è un centravanti non di ruolo che all'occorrenza fa gol così. 

Napoli può dormire sonni sereni.