Napoli, Richelieu cercasi

Il Napoli è una delle poche squadre di vertice della nostra Serie A a non prevedere, nell'organigramma societario, una figura di riferimento dirigenziale, probabilmente necessaria per fare il salto di qualità prospettato dalla piazza.

Napoli, Richelieu cercasi
Napoli, Richelieu cercasi

Tutto nasceva con il Cardinale. All'epoca del Re Sole era il temuto Richelieu a tenere le fila del regno più potente d'Europa. Poi venne Camillo Benso, conte di Cavour, luogotenente del regno di Piemonte e fautore dell'Unità d'Italia. Dalla fine dell'800 ad oggi è finita l'epoca delle monarchie e degli Stati Nazionali, ma il ragionamento valido per essi può facilmente essere riportato alle società calcistiche: emerge sempre la necessità di avere una figura, un'eminenza grigia, che abbia il pieno controllo della situazione di campo, ma anche gestionale, senza che questa debba essere controllata costantemente dal vertice.

La Juve capofila - La Juventus, da tale punto di vista, risulta la società più avanzata. Di fianco alla famiglia proprietaria, gli Agnelli, operano Marotta, direttore generale e sostanziale plenipotenziario negli affari bianconeri, e Paratici, direttore sportivo fondamentale nella costruzione della rosa che ha conquistato 5 scudetti consecutivi e nella stagione in corso è ancora in lizza su tre fronti.

Anche la Roma, con l'entrata in società di James Pallotta, ha dato una svolta all'organigramma societario: via la struttura familiare che aveva caratterizzato l'era Sensi per lasciare spazio ad una serie di figure intermedie, quali Baldissoni, Baldini e, ora, Monchi, pronte a garantire una continuità progettuale e di bilancio. Lo stesso discorso, probabilmente, andrà fatto per le milanesi che, con le nuove acquisizioni da parte dei cinesi, si stanno muovendo verso una riorganizzazione gerarchica: nel Milan, in particolar modo, è stata superata l'annosa diatriba del duopolio Galliani- Barbara Berlusconi che per qualche stagione ha cagionato più danni che benefici.

La situazione Napoli - Il Napoli, se dal punto di vista del progetto sportivo e della qualità del gioco risulta la squadra più europea alle nostre latitudini, sotto l'aspetto dell'organizzazione gerarchica all'interno della società non sembra essere ancora matura per i grandissimi palcoscenici. L'uomo costantemente sotto i riflettori è Aurelio De Laurentiis, presidente vulcanico, ma allo stesso tempo riflessivo e abile nelle strategie di marketing; uomo di cinema ma che, dopo 12 anni nel mondo del calcio, ha ormai compreso le dinamiche del mondo "pallonaro". Al suo fianco, tabula rasa, ad eccezione del direttore sportivo Giuntoli, cui, però, viene demandata esclusivamente la gestione e costruzione della rosa. Negli anni addietro ci fu un tentativo, da parte della società partenopea, di inserire una figura di raccordo, nella persona del d.g. Fassone, attualmente al Milan, svanita dopo qualche stagione senza che vi fossero stati risultati rilevanti sotto il profilo gestionale. 

Le prospettiva - La contrattualistica della società azzurra è attualmente nelle mani del cosiddetto uomo dei contratti della Filmauro, Andrea Chiavelli, fedelissimo al presidente, ma non sufficiente, da solo, a gestire un brand che ormai sta crescendo a dismisura. Negli ultimi mesi, però, sembrerebbe essersi mosso qualcosa: De Laurentiis, secondo qualche indiscrezione, avrebbe contattato Andrea Abodi, presidente della Lega di B, per sondare la sua disponibilità ad entrare nello staff dirigenziale partenopeo. Il dirigente, uomo di provata affidabilità, dopo la sconfitta nelle elezioni contro Tavecchio, avrebbe temporaneamente rifiutato, senza però escludere la possibilità di riaprire le trattative nel prossimo futuro. Altra idea, seppur priva di fondamento concreto, potrebbe essere quella di introdurre una figura alla Galliani, conosciuta nelle alte sfere del calcio italiano e nell'ambito del mercato internazionale.

A prescindere dal nome prescelto, è evidente che il Napoli, dunque, necessiti vivamente di una figura nel ruolo di direttore generale: soltanto così, che sia il Condor o Richelieu, la società azzurra potrà auspicare di replicare fasti tali da far invidia, persino, alla Parigi di Luigi XIV.

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