Allan e l'importanza dei numeri 5

Il mediano brasiliano sta vivendo un inizio di stagione folgorante: chi pensava che la crescita dei vari Rog e Zielinski avrebbe messo in disparte il centrocampista sudamericano è stato smentito da una serie di prestazioni superbe, ultima delle quali nella vittoria di Bologna.

Allan e l'importanza dei numeri 5
Allan e l'importanza dei numeri 5

"Una vita da mediano, a recuperar palloni, che tu senza i piedi buoni, lavorare sui polmoni" canta Luciano Ligabue in una delle sue più celebri canzoni. Adagio che rappresenta l'esaltazione del ruolo del mediano, tutto corsa e fase difensiva, senza alcuna velleità in fase di impostazione di gioco e ripartenza offensiva. In realtà, però, Allan Marques Loreiro, al secolo Allan, è molto altro.

Un brasiliano atipico- Il classe '91, arrivato all'ombra del Vesuvio nel 2015 dall'Udinese, rappresenta un'eccezione al calcio bailado tipico della Nazionale verdeoro. Infatti, nella terra che fu di Pelè, e che negli ultimi anni ha sfornato talenti del calibro di Neymar e, da ultimo, Gabriel Jesus, talvolta nascono anche giocatori dalle diverse propensioni.

Allan è la classica mezz'ala di un centrocampo a tre. Nato come trequartista nel Vasco da Gama, col tempo ha finito per arretrare il proprio raggio di azione, diventando la principale diga per il reparto difensivo. La sua abilità nella fase di ripiegamento, giustificata anche da una forza fisica notevole, nonostante la statura non propriamente elevata, l'hanno reso in poco tempo uno dei migliori interpreti del ruolo nel campionato italiano. Ai più, tuttavia, non sarà sfuggito che, pur essendo deputato principalmente a compiti di copertura, giocando di fianco a Jorginho e Hamsik, il brasiliano non disdegna affatto sortite offensive, rischiando, talvolta con successo, anche il dribbling.

Il Napoli e l'inizio di stagione- L'approccio con la realtà napoletana è stato assolutamente positivo: titolare inamovibile nel centrocampo a 3 imposto da Sarri e prestazioni confortate costantemente da voti alti in pagella, nonostante la quasi assenza di reti. Il secondo anno in maglia azzurra, tuttavia, anche vista l'aumentata concorrenza in rosa, dovuta agli arrivi dei rampanti talenti Zielinski, Diawara e Rog, sembrava aver decretato la conclusione della sua avventura partenopea. Sempre meno erano le opportunità di mettersi in luce e il brasiliano sembrava risentire di questa apparente mancanza di fiducia. Nonostante ciò Sarri continuava ad affidarsi a lui nei match più importanti, dimostrando, se ce ne fosse stato bisogno, di ritenerlo fondamentale per gli equilibri di una squadra votata all'attacco.

L'inizio della nuova stagione è stato, poi, folgorante. Dopo la prima da titolare con il Verona, contro l'Atalanta entrava dalla panchina spaccando la partita e conducendo il Napoli ad una difficile vittoria. Domenica scorsa l'ennesima conferma: nella trasferta di Bologna il brasiliano ha permesso che il Napoli reggesse l'urto dei felsinei nel primo tempo, per poi dilagare nella seconda frazione di gioco grazie al maggior tasso tecnico degli interpreti in campo. 

Sarri ha ritrovato quel pretoriano che, forse, in realtà, non aveva mai perso. Il Napoli può contare sul suo mediano dai piedi buoni. E l'ultimo Napoli a poter godere di un mediano dai piedi buoni fu quello scudettato, sorretto da Salvatore Bagni. A buon intenditor, poche parole.