Roma, Alisson ha il "mal di panchina"

Il portiere brasiliano in un'intervista sostiene di avere il sostegno di Spalletti e della dirigenza, ma ammette di soffrire lo status di riserva di Szczesny.

Roma, Alisson ha il "mal di panchina"
Roma, Alisson ha il "mal di panchina"

Da quando è arrivato in Italia, Alisson Ramses Becker non ha poi avuto così tante occasioni per mettere in mostra le proprie doti. La Roma lo ha portato nel nostro campionato durante la scorsa estate, dopo una pessima Copa America vissuta tra le fila del Brasile che ha fatto seguito a tre stagioni con un buon rendimento tra le fila dell'Internacional de Porto Alegre. Il ballottaggio con Szczesny è durato, a dire il vero, fino al mese di settembre, visto che il polacco ha poi innestato le marce alte e ha fatto capire che il numero 1 giallorosso - e non solo per il numero di maglia - fosse lui. Il brasiliano ha così infilato i guanti solo in sei occasioni, ma mai in campionato, visto che Luciano Spalletti lo ha schierato soltanto in Europa, con una prestazione non altisonante sul campo del Porto nella gara di andata del preliminare di Champions e altri cinque gettoni di presenza in Europa League.

Una condizione, quella di dodicesimo, che non sembra andare esattamente a genio ad Alisson, il quale non ha usato mezze misure per esprimere il proprio malcontento: "Mi ha dato un po' fastidio il fatto di aver iniziato quasi tutte le partite dalla panchina, io ero venuto a Roma per giocare e ci rimango molto male ogni volta che non parto da titolare. So di piacere molto sia all'allenatore che alla dirigenza, sono sicuro del fatto che in futuro si scommetterà su di me. Devo solo avere un po' di pazienza, è una prova dura anche per me e devo aspettare qualche partita prima di poter tornare a giocarmi le mie carte".

Una situazione che non piace tanto ad Alisson, il quale avverte l'affetto della gente e anche la vicinanza dei propri familiari, che lo hanno spronato nei momenti più importanti della sua carriera: "A Roma l'affetto della gente è bellissimo, ci sono sempre tanti tifosi ad aspettarci fuori dai cancelli di Trigoria dopo gli allenamenti. Per me la cosa più importante è fare bene in campo con questa maglia e con quella della Nazionale. Mio fratello Muriel mi ha aiutato tantissimo nella mia carriera, forse più di chiunque altro. Mi è stato sempre vicino soprattutto nei momenti più difficili. Un ottimo motivatore. L’esordio in nazionale è stato un momento indimenticabile, volevo che quella partita non finisse mai. Spero di restare a lungo con la Seleçao e scrivere pagine importanti come i principali portieri brasiliani".


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