La Roma che piace

La Roma non sbaglia nulla nell'anticipo contro il Verona, liquidato 3-0 con doppio Dzeko e Nainggolan. Prestazioni maiuscole di Florenzi, al rientro, Pellegrini e Manolas.

La Roma che piace
Dzeko si è sbloccato

La serata romanista che serviva, l'acuto dei big che ci si aspettava. Con zero rischi, zero reti subite e una mole di gioco più che soddisfacente, la Roma si riprende Roma, dopo il capitolo lasciato aperto il 28 maggio, nell'ultima stagionale dello scorso anno, nell'ultima di Totti. Era tutta un'altra storia, ma è la stessa narrazione. Che continua con 3 punti, lì dove si erano interrotti dopo il ko interno con l'Inter di Spalletti. Che continua con Di Francesco, l'uomo che sa cosa fa, anche quando molti sembrano straniti, anche quando le voci sulla poca resistenza della sua squadra sembrano scoraggiare il lavoro. 

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La Roma non lascia il campo al Verona nemmeno un minuto, è questo in sintesi il motivo principale del match, che segue un ritmo serrato, a parte alcune ampie fette di secondo tempo in cui i giallorossi vogliono, con merito, riposare e riprendere fiato. E' iniziato totalmente, ormai, il tour de force romanista, con tante gare, in pochi giorni: arriva il Benevento mercoledì, poi Udinese e Qarabag, gare semplici ma importanti, prima della sfida clou, al Milan. Poi sarà pausa. Ma in questo lasso di tempo è necessario, a gara in corso, sapersi dosare, soprattutto con i dettami del mister, che vogliono sempre in movimento costante i giocatori. Si è visto ieri, con Florenzi finalmente abile e arruolabile (e in forma davvero prestante), si è visto con la caccia all'uomo operata da Manolas, Nainggolan e in parte Pellegrini, abile soprattutto tecnicamente. Zero i pericoli per Allison, che ha così controllato insieme alla difesa le poche sortite veronesi. I gol, tutti su azioni corali, altro dato interessante: tutti su dialoghi stretti, sia tra fascia e punte (entrambi i gol di Dzeko), sia nel centro del campo (come la rete di Nainggolan, avvenuta per un  buon recupero palla). 

Detto dunque di un Verona davvero imbarazzante, è evidente il collante generato da Di Francesco sulla squadra che, armonicamente, prova a prendersi ciò che è suo.