Fernando: "Calcio italiano punto d'arrivo. Ultimi mesi in Ucraina difficilissimi"

Il nuovo centrocampista della Sampdoria si racconta ai microfoni del Secolo XIX. Ecco le sue prime impressioni sul passato, sul Brasile e sul Calcio italiano.

Fernando: "Calcio italiano punto d'arrivo. Ultimi mesi in Ucraina difficilissimi"
Fernando: "Calcio italiano punto d'arrivo. Ultimi mesi in Ucraina difficilissimi"

Arriva formalmente per sostituire il partente Obiang, ma Fernando Lucas Martins, meglio noto come Fernando, tutto è tranne che un sostituto. Prima scelta assoluta della Sampdoria di Massimo Ferrero e Walter Zenga, fatta di grinta, cuore, carattere e tanta tecnica. Il centrocampista brasiliano si racconta in una lunga intervista ai taccuini de Il Secolo XIX. 

Si parte dall'analisi dell'importanza che il calcio italiano ha assunto in Brasile: "Il calcio italiano rappresenta spesso per noi brasiliani il punto d'arrivo del 'sonho europeo'. In Brasile si parla ogni giorno delle squadre italiane. Della vostra cultura. In passato avevo già avuto contatti con Napoli e Fiorentina, ma non se n'era fatto niente". Da un brasiliano ad un altro, Fernando potrebbe ricalcare il percorso fatto da Cerezo in maglia blucerchiata: "Non sapevo avesse giocato con la Samp. Io sono nato nel '92. Ho sentito parlare di Toninho Cerezo, mi hanno detto che ha scritto la storia della Sampdoria".

Sulla sua decisione di lasciare lo Shakhtar, inevitabile l'influenza della guerra: "Gli ultimi mesi sono stati veramente difficili. La mia vita era casa-campo di allenamento. Di sera non uscivamo, di giorno pochissimo. Accendevi la tv e sentivi il bollettino dei morti, un giorno 30, un giorno 50... Non ho mai visto i combattimenti ma ho sentito il rumore degli spari. Poi hanno bombardato anche il nostro stadio e siamo stati costretti a viaggiare tra Kiev e Leopoli. I miei genitori, i miei amici in Brasile mi chiamavano e mi dicevano 'Torna qui'. Ho avuto paura per la mia famiglia, ma per fortuna non ci è successo niente" .

Fernando, nonostande la giovane età, ha già indossato la maglia del Brasile e vinto anche un Mondiale U-20 nel 2011: "La mia generazione è tenuta in grande considerazione in Brasile, ma dopo il fallimento del 2014 il calcio brasiliano è in crisi profonda. E c'è fiducia in questo gruppo. Non a caso praticamente tutti giocano in Europa. Nel mio ruolo c'è grande concorrenza, Luiz Gustavo, Fernandinho, Ramires, Lucas Leiva... e da quando sono andato in Ucraina sono uscito un po' dai radar. E' un campionato che non viene considerato molto. Adesso, in Serie A, spero di riacquistare visibilità".

Le aspettative su Fernando, così come in generale sui brasiliani, sono tantissime, soprattutto per le qualità che i verdeoro mettono in mostra sul terreno di gioco. Tuttavia i brasiliani non sono soltanto attaccanti e talento, con il nuovo acquisto doriano che parla così di come si è ritrovato in mediana: "C'è questo concetto del brasiliano come attaccante. Da Pelé in poi è sempre stato così. Ora si parla di Neymar, di Diego Costa. Ma nel calcio servono anche difensori e centrocampisti. Io ho iniziato a fare l'attaccante, avevo 6 anni. Poi verso i 10 un allenatore ha visto che di fisico ero già messo bene e mi ha messo a centrocampo. Adesso mi piace molto questo ruolo. La differenza tra volante in Italia e in Sud-America? In Brasile il volante è un calciatore del mio ruolo, in Italia quello dell'automobile".

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