Sampdoria, si rivede De Silvestri: "Obiettivi? Un punto in più dell'anno scorso"

Il terzino doriano è pronto al rientro: "Vorrei avere sempre Eder come compagno"

Sampdoria, si rivede De Silvestri: "Obiettivi? Un punto in più dell'anno scorso"
Sampdoria, si rivede De Silvestri: "Obiettivi? Un punto in più dell'anno scorso"

Lorenzo De Silvestri, dopo l'infortunio al ginocchio subito con la maglia della nazionale, è tornato a disposizione di mister Zenga. Il terzino doriano ha tenacemente lavorato per unirsi ai compagni, a Verona si è anche scaldato, pronto per entrare, ma il suo rientro dal primo minuto è slittato, probabilmente, a domenica sera, proprio contro la Fiorentina, da ex: "Vorrei essere un esempio per i più giovani - ha raccontato alla Gazzetta dello Sport - mi piacerebbe essere impeccabile. E oltre a tornare in Nazionale, vorrei che la Samp facesse un punto in più dello scorso anno. In primavera avevamo un bel vantaggio sul Genoa e poi, proprio perché pensavamo a loro, ci siamo fatti superare. Il campanilismo è un limite. E bisogna sempre superare i propri limiti".

De Silvestri, da buon romano, a pochi giorni dal derby, ha rievocato il ricordo di Gabriele Sandri: “Forse sono stato un po’ strumentalizzato dalla vicenda riguardante l’uccisione di Gabriele Sandri. Avevo 19 anni, andavo dappertutto e ripetevo le stesse cose. Con Gabriele non eravamo amici fraterni, ma ci frequentavamo spesso. Anche adesso, quando posso, mi piace ricordarlo insieme alla sua famiglia”. Tanti ricordi legati alla Lazio: “A Roma c’è tanta pressione, io poi sono romano. Alla Lazio ricordo Di Canio che ci caricava durante la settimana”. 

Nell'intervista ha toccato anche argomenti importanti, come l'omosessualità: "Omosessualità? Ammetto di essere tra quelli che dicono che il calcio non è pronto per i coming out, ma mi pare che tutta la società sia arretrata".  Il terzino azzurro ha raccontato anche dei momenti bui della sua carriera: "Io ho adorato il calcio, ma mi è capitato di odiarlo quando non giocavo o quando davo meno di ciò che potevo. Oltre alle esperienze, mi è stato d’aiuto avere da 3-4 anni un mental coach, Roberto Civitarese. E ora ammetto che il calcio un po’ lo odio, ma non potrei farne a meno. E ogni volta non vedo l’ora di scendere in campo. A volte piangevo, soprattutto a Firenze quando stavo fuori. In quel periodo ho avuto anche Mihajlovic e adesso so che non ero pronto come calciatore e come uomo. .

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