Verranno tempi migliori, Joe

Quello contro l'Atalanta non è stato il debutto che Hart sognava, ma per lui i margini di miglioramento sono enormi: primo step, imparare la nuova lingua e di conseguenza la comunicazione con i compagni.

Verranno tempi migliori, Joe
Joe Hart (www.indipendent.co.uk)

Sabato pomeriggio, durante il derby di Manchester tra United e City, più di un tifoso dei Citizens potrebbe aver rimpianto quel Joe Hart partito poche settimane prima alla volta di Torino. Già, perchè la prestazione di Claudio Bravo, sostituto del portiere della nazionale inglese fortemente voluto da Guardiola, è stata tutt'altro che irreprensibile. Buon per lui che un po' di imprecisione da parte dei Red Devils e la miglior organizzazione complessiva messa in campo dal City abbiano reso al triplice fischio ininfluenti i suoi ripetuti errori.

Qualcuno tra i tifosi del City, dicevamo, avrà sicuramente pensato a Joe Hart con un pizzico di malinconia. Eppure, ventiquattr'ore dopo, il debutto del britannico in granata non è stato migliore rispetto a quello del cileno all'Old Trafford. Anzi: è stata alla resa dei conti proprio un'indecisione di Hart a costare carissima al Torino, uscito a mani vuote dall'Atleti Azzurri d'Italia. Uscita (quasi) a vuoto sul corner tagliente di Gomez, pallone solo deviato e finito sui piedi di Masiello, indisturbato nell'insaccare da pochi passi: 1-1, una manciata di istanti dopo che Iago Falque aveva portato avanti il Toro, poi rimontato dal raddoppio di Kessie. Hart, per questo suo debutto in granata, aveva sicuramente sognato di meglio. Ma non è il caso di fare drammi, perchè dalla parte del portierone inglese c'è una lunga serie di attenuanti. Innanzitutto, l'errore c'è stato ed è innegabile, ma non è stato di quelli da matita rossa: il pallone calciato da Gomez era insidioso, e l'indecisione di Hart non sarebbe stata fatale se Baselli avesse fatto il suo dovere marcando Masiello, arrivato invece in completa solitudine sulla sfera.

E' stata poi l'intera difesa granata, in questo momento vero e proprio anello debole della truppa di Mihajlovic, a rendere difficile il pomeriggio dell'ex City, chiamato agli straordinari da una retroguardia che ha fatto acqua da tutte le parti: quella sul gol di Masiello è stata l'unica incertezza di Hart, per il resto della gara convincente anche nelle giocate con i piedi, aspetto che gli ha causato l'esilio da Manchester. E poi c'è una difficoltà apparentemente secondaria, ma che invece in un ruolo, quello del portiere, in cui la comunicazione è aspetto basilare, passa in primo piano: quella rappresentata dalla lingua. Per forza di cose, la familiarità di Hart con la lingua italiana è solamente ai primi passi, chiaro ed inevitabile che il dialogo con i compagni, della difesa e non solo, stia incontrando per il momento qualche ostacolo. Ma la dimestichezza di Hart con la nuova lingua non potrà che migliorare col tempo, giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento.

Con un aiuto in più, quello di Peppe Poeta, playmaker della Manital Torino di basket e, come ha rivelato oggi la Gazzetta dello Sport, amico dell'ex City. Poeta che non ha mai nascosto la sua fede bianconera: eppure potrebbe essere proprio lui ad aiutare Hart ad integrarsi nella sua nuova vita torinese, consegnando al Toro il suo portierone. Domenica si gioca Torino-Empoli, gara in cui due stagioni orsono Daniele Padelli si produsse in una delle papere più clamorose e tristemente famose degli ultimi anni: quale partita migliore, per Hart, per dimostrare a tutti che il Toro, in porta, ha fatto il salto di qualità?

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