Rosberg II d'Austria

Il tedesco riapre la caccia alla corona di Hamilton. L’inglese dovrà sudarsi la riconferma iridata. Vettel perfetto ma non basta. Botto Raikkonen: siamo ai titoli di coda?

Rosberg II d'Austria
Rosberg II d'Austria

Il GP d’Austria 2015 ribadisce la supremazia Mercedes, con la quinta doppietta su otto gran premi disputati. Mai in discussione la superiorità delle Frecce d’Argento, in fuga sin dai primi metri di gara.

Rosberg riapre la corsa al titolo: secondo centro nelle ultime tre gare, altri 7 punti rosicchiati, il tedesco sale a -10 da Hamilton e torna a crederci sul serio. Una vittoria meritata sin dal venerdì, quando evidenzia il passo gara più consistente. Al sabato si fa sfilare la pole dal compagno, complice un dritto all’ultima curva, poi è autore di una partenza perfetta che decide, di fatto, la gara in suo favore.

Il rocambolesco finale di Monaco ha frenato quella che si avviava a diventare la trionfale cavalcata dell’inglese verso la riconferma iridata, con Rosberg costretto nei panni del vassallo involuto e impotente. Zeltweg ha definitivamente riaperto un mondiale archiviato troppo in fretta come una formalità per il britannico. Hamilton resta il favorito al titolo, per il vantaggio in classifica e soprattutto in virtù di una maggiore velocità assoluta. Ma è chiamato a reinvertire la rotta già da Silverstone, pista di casa, senza complicarsi la vita con partenze al ralenty ed errori banali. Rosberg è lì e non si lascia pregare.

La Ferrari torna a casa scornata. Vettel si carica la squadra sulle spalle, in qualifica riduce il distacco ai minimi termini, in gara veleggia solido alle spalle del duo Mercedes fino al pit stop difettoso che lo relega ai piedi del podio. Insomma, fa tutto giusto ma deve fare i conti col primo, vero errore dei meccanici in rosso, fino ad oggi perfetti, e con un’affidabilità che si è fatta precaria, almeno nelle libere.

Nelle ultime uscite la curva di avvicinamento alla Mercedes si è appiattita e i valori in campo consolidati. Il potenziale della Rossa è questo: non abbastanza per alitare sul collo delle Frecce d’Argento, né in qualifica né in gara. I gettoni motore potranno modificare la forbice tra i due team nel corso dell’anno e favorire un riavvicinamento in certi frangenti ma difficilmente invertiranno le gerarchie di vertice. Piuttosto meglio guardarsi le spalle da una Williams in crescita, al secondo podio consecutivo ed ora a 63 lunghezze nel campionato costruttori.

Raikkonen ha esaurito il credito. Le condizioni in qualifica erano insidiose ma, a differenza del compagno, si addormenta ancora una volta restando imbottigliato nel giro decisivo. Gara compromessa già al sabato e conclusa nel peggiore dei modi dopo due sole curve, con un botto indecifrabile. Arrivabene non punta il dito ma i toni poco concilianti usati nei confronti del finnico lasciano intuire che abbia già un piede e mezzo fuori da Maranello.

Le Red Bull rimediano una figuraccia sulla pista di casa, disputando una corsa nell’anonimato. Ricciardo e Kvyat arrancano ai limiti della zona punti, l’australiano rimedia un punticino, doppiato. La Toro Rosso ha un altro passo, a dimostrazione di un progetto fallimentare a prescindere dalla power unit Renault. Newey è lontano, la testa già al 2016 ma le premesse per un immediato ritorno al vertice non si vedono.

Tra quindici giorni si corre a Silverstone, Gp di Gran Bretagna. Pista da basso carico e velocità elevate: i motorizzati Mercedes ringraziano. Nel 2014 Rosberg dominò prove e gara ma fu costretto al ritiro per un guasto al cambio, a vantaggio del compagno di squadra. Ha un conto aperto con la corsa inglese e, a questo punto, non vede l’ora di saldarlo.

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