Gp del Brasile, l'analisi

La Mercedes domina ancora una volta. Rosberg precede ancora Hamilton, un risveglio utile in chiave 2016. Bene Vettel, che contiene il passivo staccando Raikkonen di oltre 30".

Gp del Brasile, l'analisi
Rosberg contiene Hamilton alla prima curva, subito dietro le Ferrari

Il Gran Premio del Brasile 2015 è andato in archivio tra gli sbadigli: troppa Mercedes per tutti. Quarta doppietta stagionale per le Frecce d’Argento con le sole Ferrari rimaste a pieni giri. Dopo gli allori nei campionati Piloti e Costruttori, è giunta anche la certezza del secondo posto di Rosberg, il sigillo a un dominio pressoché totale che solo il miglior Vettel è stato capace di scalfire in date circostanze.

Per la seconda volta consecutiva dopo il Messico, Rosberg sale sul gradino più alto del podio (13° trionfo assoluto, come Ascari) vincendo la sfida interna con Hamilton, a parziale risarcimento di una stagione che lo ha visto quasi sempre sopraffatto a giochi ancora aperti. Un risveglio tardivo e sterile, perché complementare al ‘rompete le righe’ del rivale, eppure le cinque pole position consecutive di Nico sono lo specchio più fedele di una prestazione ritrovata e rappresentano il miglior investimento ‘morale’ in chiave 2016.

Un patrimonio di cui Rosberg ha imparato a far tesoro, dopo gli ‘scippi’ di Suzuka ed Austin. La chiave della gara è tutta lì: qualifica e partenza, dove il tedesco non ha esitato per poi condurre fino al traguardo in relativa gestione. Hamilton lo ha tenuto nel mirino per tre quarti di gara senza però poter mai tentare l’affondo, complice un tracciato che, a parità di mezzo e strategia, frustra ogni velleità di sorpasso.

Vettel, al 13° podio in stagione, ha riscattato appieno il passo falso messicano pur senza riuscire ad impensierire i battistrada. Incoraggia comunque il passo gara della Ferrari n°5, a lungo sui ritmi impressi dalle Mercedes sia su mescola soft che medium, fatti salvi i giri di ripartenza dal pit a gomme fredde: l’evidenza di come la Rossa sia gentile sulle coperture ma fatichi altresì ad innescarle. Giusto, infine, optare per una strategia alternativa montando le soft nel terzo stint: il podio era comunque assicurato.

Sebastian, per dirla con Arrivabene, si è rivelato il miglior acquisto che la Ferrari potesse fare: veloce, rapace, concreto, un vero leader, capace di convogliare le energie migliori del team nelle proprie mani. Ora manca l’ultimo sforzo, da compiersi in inverno, affinché la squadra lo metta in condizione di battersi alla pari con i piloti Mercedes. La strada è quella giusta.

Raikkonen ha svolto il compitino approfittando della buona competitività messa in mostra dall’auto per portarsi a -1 da Bottas: i due si giocheranno il quarto posto iridato nell'ultimo round di Abu Dhabi. Ma l'abisso di 33” rimediato dal team-mate non può essere motivato dal poco feeling col set up denunciato dal finlandese o dalla diversa strategia su due soste. Può, anzi deve migliorare se vorrà esser d'aiuto a Vettel nella rincorsa al titolo 2016.

La penultima tappa del mondiale non ha offerto altri spunti di particolare interesse eccetto la solita, grintosa gara di Verstappen, autore di un sorpasso all’esterno della prima curva su Perez (bissato poco dopo su Ericsson in crisi di gomme) da cineteca, ma classificatosi solo decimo per via del non altrettanto brillante motore Renault, che pagava un pegno importante specie nel tratto finale in salita dalla curva Junçao alla ‘S’ Senna.

Appuntamento ad Abu Dhabi per l'ultimo weekend in programma dal 27 al 29 novembre.

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