La parabola di Felipao

A San Paolo, di fronte al pubblico che da 13 stagioni inneggia il suo nome, va in scena il penultimo atto della carriera agonistica di Felipe Massa. La sua ascesa, i suoi successi, le sue delusioni e le sue sfortune: la travagliata storia del carioca si snoda lungo i tortuosi 4309 metri di Interlagos, giardino di casa che ha visto Felipao protagonista nel bene e nel male.

La parabola di Felipao
Felipe Massa sul gradino più alto del podio, a Interlagos dieci anni fa. Fonte foto: sport.sky.it

La Formula 1 è per definizione, uno sport adatto ai vincenti, ai numeri uno appunto, a quelli in grado di divorare record su record lasciando un solco profondo alle loro spalle. La Formula 1 è abitata da squali sempre a caccia di successo, ma anche da facce pulite. Ragazzi solari e devoti. Schietti e sinceri. La Formula 1 allora, è stata tale anche per uno come Felipe Massa, un animo gentile catapultato in un mondo che non offre seconde occasioni. 

Nella sua cameretta, il piccolo Felipe aveva il poster di Ayrton Senna. Lui, il Mito di questo sport, ha finito per influenzare in modo decisivo la vita di Massa, all'epoca poco più che fanciullo. L'aura sprigionata da Ayrton, brasiliano di San Paolo proprio come Massa, non poteva passare inosservata. Accanto al calcio, dogma per tutti i carioca, la passione più grande di Felipe fa tanto rumore. Dai kart alla Formula 3000, Massa brucia le tappe. Nel 2001 arriva la svolta con il test del Mugello a bordo di una Sauber F1 dotata di motore Ferrari.
L'anno successivo, un ventunennne dall'aria spaesata quasi come in gita scolastica, si affaccia dal box elvetico: è lui, Felipe Massa

Come tutte le scalate, l'inizio è faticoso. Una vettura di Formula 1 è tutt'altra cosa rispetto alle monoposto padroneggiate negli anni passati. Massa però, riesce ad emergere dal plotone. La Ferrari lo mette sott'occhio, proponendogli un sedile da collaudatore per il 2003. Con Schumacher e Barrichello, destinato a passargli il testimone qualche anno più in là, il giovane Felipe apprende, ma non è felice al 100%. Il desiderio di gareggiare alla domenica è forte al punto di tornare in Sauber (con il Rosso Ferrari a fare da sfondo). 2004 e 2005 sono anni di ulteriore formazione; anni che servono a Massa per essere in grado di maneggiare un giocattolo tanto raro quanto prezioso. La Ferrari, nelle figure cardine di Todt, Montezemolo e Brown decide di accogliere Felipe nel team più ambito al mondo. La fiducia verso il ragazzo Felipe, cambia l'approccio dell'uomo Massa. 

Ancora una volta, l'inizio non è chiarificatore. Massa sbaglia, prende schiaffi in pista, ma non perde il sorriso. L'avventura in rosso non parte bene, ma grazie all'aiuto di un Team premuroso tanto quanto una famiglia, il talento di Felipe riesce ad emergere. Il futuro sembra dalla sua parte e le pressioni, tutte rivolte verso il compagno fraterno Michael, - in piena lotta per quello che sarà il suo ultimo mondiale prima dell'addio - sembrano sgomberare la testa di Massa da cattivi pensieri. In Turchia, il brutto anatroccolo si trasforma in cigno: pole - prima in carriera - e vittoria - anch'essa al battesimo

Felipe e Michael, in Turchia, nel 2006. Fonte foto: Formula1.com
Felipe e Michael, in Turchia, nel 2006. Fonte foto: Formula1.com

Il destino sembra segnato verso grandi traguardi. Massa ne è consapevole, ma prova a godersi il momento. Mentre il mondiale di Schumi va in fumo sotto il tunnel di Suzuka, Felipe progetta il sogno di una vita: vincere dinanzi al suo pubblico, vincere a casa sua. Per l'occasione, il ragazzo schietto e modesto ottiene uno strappo alle regole. Massa, si presenta a Interlagos con una tuta che richiama ai colori della bandiera carioca. Nessuna traccia del rosso Ferrari. Anomalo per qualcuno; inappropriato per altri. Fatto sta che Massa vince, anzi, stravince. Pole position al sabato per infiammare l'animo dei tantissimi connazionali. Dominio alla domenica per emozionarli come solo Senna sapeva fare.
La stagione si chiude così, sul podio festante - per sè e per Fernando Alonso - di San Paolo. Ora, la consapevolezza è massima: Felipe è pronto per lottare con i grandi. E' pronto per il titolo mondiale.

Fernando Alonso e Felipe Massa a Interlagos nel 2006. Fonte foto: Getty Images.
Fernando Alonso e Felipe Massa a Interlagos nel 2006. Fonte foto: Getty Images.

La primavera del 2007 porta con se grandi cambiamenti. Massa viene affiancato da Raikkonen, mentre alla McLaren si forma la strana coppia: Alonso - Campione del mondo in carica - ed Hamilton, all'esordio nel Circus. A Melbourne si intuisce subito a che tipo di stagione si andrà in contro: Raikkonen si regala un debutto da incorniciare. Alonso e un sorprendente Hamilton lo seguono a ruota. Massa invece, parte ancora ad handicap. 
Con il passare dei gp, la stagione si rivela incredibilemente equilibrata. La McLaren sembra avere qualcosa in più, soprattutto con Hamilton. Ma Alonso, un tipo che non ci sta a prendere paga da un novellino compagno di squadra, da il via ad una battaglia di nervi che le frecce d'argento pagheranno a caro prezzo. I due si tolgono punti, mentre il team nel pieno della clamorosa Spy Story, non riesce a tenere a bada la rivalità. Gli alfieri in rosso approfittano della situazione, ma solo con Raikkonen si candidano per la conquista del titolo. 
La stagione di Felipe si traduce in una mezza delusione: appena tre vittorie - una in più dell'anno precedente - lo assegnano al ruolo di gregario. L'incredibile finale di stagione regala il titolo a Kimi, favorito proprio dal sacrificio di Massa: il team gli nega la vittoria a Interlagos per dare il Campionato a Raikkonen. Lui, senza batter ciglio, gioca di squadra pensando che il favore possa tornare buono per un futuro prossimo.

La parabola di Felipao incontra la sua curva più alta proprio l'anno seguente, nel 2008. Uscito di scena Alonso, tornato ad una Renault poco competitiva, l'avversario principale diviene Hamilton, libero di dettar legge nel box McLaren. Il testa a testa è di quelli veri ed appassionanti. I due, opposti in ogni singolo aspetto - dallo stile di guida alla sfera privata - danno vita ad un duello macchiato in modo decisivo da episodi tragicomici. A farne le spese è il povero Felipe, ragazzo umile, disponibile e lavoratore. La rottura ungherese abbinata alla catastrofe di Marina Bay, fanno sì che a San Paolo, ultimo e decisivo atto del mondiale, Massa sia costretto a sperare nelle stelle. 

Massa ed Hamilton. Rivalità pura: anno 2008. Fonte foto: mirror.co.uk
Massa ed Hamilton. Rivalità pura: anno 2008. Fonte foto: mirror.co.uk

La pioggia mischia le carte relegando Hamilton a centro gruppo. Felipe conduce una gara da autentico fuoriclasse e alla vista della bandiera a scacchi è campione del mondo. Quegli attimi, per gli amanti di questo sport resteranno indimenticabili. Per Felipe, la sua famiglia e i tantissimi brasiliani è una gioia effimera. Per Hamilton è la sua Nicole, qualcosa di non pronosticabile.  Con un sorpasso rifilato alla curva undici ai danni di Glock, Lewis raggiunge la 5^ posizione. Il mondiale è suo per appena un punto. Il dopo gara, forse è fatto di colori ancor più indelebili. Colori forti come l'amarezza, la commozione e la delusione. Mentre un temporale si scatena su Interlagos, Massa riceve l'applauso della folla, e quasi alle lacrime, si percuote sul cuore. Nessuno lo avrebbe mai pensato, ma quella sarebbe stata l'ultima volta. L'undicesimo ed ultimo successo della carriera di Felipao. 

Massa sul podio di San Paolo, nel 2008. Fonte foto: Getty Images.
Massa sul podio di San Paolo, nel 2008. Fonte foto: Getty Images.

La parabola inizia la sua discesa nel 2009, anno caratterizzato dalla sospetta potenza della Brown GP. Button domina, mentre Massa lotta per restare in vita. Già. Nel pieno dell'estate e di una crisi senza fine, Felipe è vittima di un terribile incidente. Con un figlio - Felipinho - appena nato, e una moglie attaccata agli schermi, Felipe viene colto sul casco da una molla persa dalla vettura dell'amico e connazionale Barrichello. Le immagini sono sconvolgenti. Massa viene trasportato d'urgenza all'ospedale di Budapest dove necessita di un'operazione. La zona colpita, appena sopra l'occhio sinistro, è molto delicata ma per fortuna, tutto procede per il meglio. La stagione agonistica di Felipe però, ferma le proprie lancette alle qualifiche dell'Ungheria. 

L'immagine più bella la regala ancora Interlagos dove Massa è protagonista anche senza tuta e casco. Gli occhi del popolo brasileiro sono tutti per un Felipe sbandieratore: il Ferrarista certifica la vittoria di Webber sventolando una bandiera a scacchi di buon auspicio. Felipao sta tornando!

Massa sventola la bandiera a scacchi nel gp del Brasile del 2009. Fonte foto: f1fanatic.com
Massa sventola la bandiera a scacchi nel gp del Brasile del 2009. Fonte foto: f1fanatic.com

Nel 2010 si torna alle corse, stavolta con Fernando Alonso accanto. Il box Ferrari cambia orientamenti, e con l'arrivo di una prima donna del calibro di Alonso, Massa viene relegato al ruolo di seconda guida. La decisione Ferrari si rivela subito corretta: se l'asturiano tiene il ritmo delle Red Bull, Massa fa decisamente più fatica. A fine stagione il bottino è magrissimo: Massa chiude senza grandi scosse - Monza esclusa - nentre Alonso si vede soffiare il titolo iridato proprio all'ultima gara.

2011, 2012 e 13 seguono sulla falsa riga dell'annata di rientro. Felipe non trova brillantezza ne continuità di rendimento. Qualche lampo - inteso come sporadico podio - non basta per evitare accuse e processi. La Ferrari si interroga, ribadendo comunque una fiducia che sa quasi di rassegnazione. Felipe, ormai declassato a ruolo da comprimario, manda giù il rospo fino alla stagione 2013, quando nel paddock sono certi: "Massa ha firmato per la Williams". È così fu. Il rapporto con la Ferrari si interrompe dopo undici stagioni di successi, cadute  e amarissime delusioni. Si apre il capitolo Williams, subito altamente competitiva nell'era turbo ibrida. La prima stagione, la 2014, riporta Massa in alto: molti piazzamenti, diversi podi e una pole position. L'unica non di marca Mercedes della stagione. 

Finalmente Felipe ritrova il sorriso nascosto dal suo casco verde oro. Finalmente ritrova pace e serenità. Per un istante, il suo animo sembra ringiovanire, ma in realtà l'orologio gira velocissimo. Dopo un 2015 non felice caratterizzato da incidenti pericolosi e fortunosi, Massa inizia a pensare ad un futuro lontano dalle corse. 

I suoi 35 anni lo inducono a riflessioni difficilmente ipotizzabili in passato: "vale ancora la pena star qui a rischiare la vita?" si sarà domandata la giudiziosa coscienza del brasiliano. La risposta, anche abbastanza immediata, è stata secca: "NO!". Massa annuncia il ritiro in una stagione ancor più avara rispetto alle precedenti. Non arrivano podi ne lampi di quello che era stato in passato con la tuta rossa.

Felipe a Monza, nel 2014. Fonte foto: skysport.com
Felipe a Monza, nel 2014. Fonte foto: skysport.com

Felipe chiude in sordina, a centro gruppo, imbottigliato tra i tanti giovani disposti a rischiare la vita pur di guadagnare un misero punto. Lui, Massa, quel mestiere l'ha già fatto. Ora invece, a contare sono solo amici e famigliari. Genitori e figli. Il tempo, i giri e le sfortune hanno irrimediabilmente levigato la fame di Felipe, oggi tutt'indaffarato nell'affiggere un poster di Hamilton nella cameretta del figlio. Prima dell'addio però, resta un ultimo capitolo da scrivere: La Parabola di Felipao non sarebbe completa senza la chiusura del cerchio. Senza qualcuno che rompa il muro per constatare quale segno abbia lasciato Massa in Formula 1.

Allora, lì ad Interlagos, sulle tribune che Felipe frequentava da piccolo, accadrà qualcosa di magico: tutti i brasiliani si alzeranno in piedi per tributare nel modo più giusto un ragazzo del posto. Un ragazzo entrato nei cuori di tutti. Un brasiliano di San Paolo. Un pilota rispettoso e onesto; veloce e solare. Un pilota che sta per dire addio alla fama per amore. Un pilota, un uomo, Felipe Massa